lunedì 23 maggio 2011

Nozioni generali sull'oblatura benedettina / prima parte

Ai fedeli che desiderano condurre una vita cristiana più fervente e che cercano per ciò un ambito e un sostegno, senza che tuttavia si possa trattare per loro di un ingresso nella vita religiosa, l'oblatura benedettina è offerta come una via che si raccomanda al contempo per il carattere tradizionale che le conferisce una storia antica, nonché per la flessibilità che le consente di adattarsi alle circostanze le più svariate.
L'oblato benedettino è un cristiano che, spinto dal desiderio di condurre una vita più perfettamente conforme all'ideale del Vangelo, si collega a una famiglia monastica di sua scelta tramite un legame d'ordine spirituale, al fine di potere anzitutto, grazie a tale affiliazione, partecipare alle preghiere e ai meriti di tale comunità, traendo per sé stesso in questa comunione vitale un sovrappiù di fervore e di generosità al servizio di Dio.
Aperta a tutti i secolari, cioè a quanti, per opposizione ai regolari, vivono nel mondo — uomini o donne, celibi o coniugati, sacerdoti o laici —, l'oblatura costituisce quindi una «via di perfezione» offerta a tutti coloro i quali, tra le varie forme che può ricoprire la nozione di perfezione cristiana attraverso la diversità degli ordini religiosi e degli orientamenti spirituali che costoro concretizzano, si sentono primariamente attratti dallo spirito che anima la vita monastica, come l'ha concepita e organizzata san Benedetto.
Rispetto all'ordine benedettino, l'oblatura è quindi un po' l'analogo di quel che sono i terz'ordini in confronto alle altre grandi famiglie religiose. Si tratta però di una semplice analogia, non fosse altro che per il fatto che ciascun oblato si ricollega direttamente e individualmente, non a un ordine, né a un terz'ordine, né a un gruppo particolare più o meno autonomo, ma a un ben determinato monastero, e ciò mediante un legame strettamente personale.
In effetti, all'interno dell'ordine monastico esiste una gran diversità fra i monasteri, ciascuno di essi avendo la sua propria fisionomia, le sue tradizioni, i suoi costumi e i suoi orientamenti, i quali differiscono più o meno profondamente da quelli degli altri. Si tratta d'altro canto di diversità del tutto legittime, giustificate dalle molteplici circostanze di natura storica o psicologica, le quali, lungi dal nuocere all'unità profonda della famiglia benedettina, manifestano al contrario la flessibilità, la ricchezza e l'università della santa Regola.
Ne deriva che il candidato all'oblatura sarà condotto ad affiliarsi al monastero verso il quale andranno le sue preferenze, sia spirituali sia affettive. Invero, si tratta per lui di entrare in una famiglia religiosa di cui diventerà membro nel modo e al posto che sono quelli degli oblati. Vi è che non ci si può veramente integrare in un ambito familiare se non si prova simpatia per lo spirito che lo anima e se non ci si trova pienamente a proprio agio.
È nota l'importanza che la Regola di san Benedetto attribuisce al culto divino, e lo spazio considerevole che essa riserva alla preghiera liturgica nell'organizzazione della giornata monastica. Tale preminenza accordata alla lode divina si spiega e si giustifica in un duplice modo. Che si considerino le cose dal punto di vista di Dio o dell'uomo, si può ritenere il culto divino come il fine principale del monaco, o come il mezzo privilegiato che egli utilizza per santificarsi. Nella prima prospettiva, si dirà che se il monaco lavora a santificarsi, è per diventare uno strumento più perfetto della lode divina; giacché «il valore dell'adorazione si misura con la santità dell'adoratore». Nella seconda prospettiva, si dirà che il monaco è anzitutto e per definizione «un uomo che cerca Dio». Dunque la preghiera liturgica appare piuttosto come il primo e il più importante dei mezzi che egli utilizza onde pervenire a tal fine. A questo mezzo si aggiungono, beninteso, tutte le altre osservanze che tendono a porre l'uomo in un ambiente di raccoglimento, di silenzio, di distacco e di umiltà, al fine di creare nella sua anima un clima d'ordine, d'armonia e di pace — la parola PAX non è forse il motto dei figli di san Benedetto? —, favorevole a promuovere lo spirito di preghiera.

[Dom Jean Guilmard O.S.B., Les oblats séculiers dans la famille de Saint Benoît, Abbaye Saint-Pierre de Solesmes, Sablé 2001, pp. 9-12, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B. / 1 - continua]

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