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venerdì 2 novembre 2012

Trattando dell’amicitia / Deus in adiutorium meum intende

Trattando dell’amicitia, sempre minacciata dalla discordia, Cassiano pone come sesto ed ultimo fondamento della “vera amicizia”: “credere ogni giorno che si sta per lasciare questo mondo, perché senza dubbio questo ucciderà in generale ogni specie di vizio” (Conl. 16,6,2-3).
Tale ferma dottrina di Cassiano si annuncia già nel mirabile sermone di vestizione dell’abate Pinufio, pezzo che serve da conclusione ai quattro primi libri delle Istituzioni e di introduzione agli otto seguenti. All’inizio del discorso, Pinufio espone al postulante che la vita che sta per abbracciare è nient’altro che una “crocifissione con Cristo”, secondo la parola di san Paolo. Essere crocifissi significa due cose. In primo luogo l’impossibilità di muoversi spiritualmente intesa come rinuncia ad ogni piacere e ad ogni peccato. Poi l’attesa di una morte imminente:
“Il crocifisso non considera le cose presenti, non pensa alle proprie affezioni, non si cura dell’indomani, non ha alcun desiderio di possedere, non prova né orgoglio, né desiderio di contestare, né gelosia; non si rattrista per le ingiurie presenti e non si ricorda di quelle passate, ma si considera già morto, con il pensiero teso in avanti, verso l’aldilà. Così dobbiamo essere crocifissi ad ogni cosa mediante il timore del Signore, cioè morti non solo ai vizi carnali, ma anche agli elementi stessi, fissando gli occhi dell’anima là dove dobbiamo attenderci di emigrare in ogni istante. Così potremo conservare mortificate tutte le nostre concupiscenze ed affezioni carnali” (Inst. 4,35).
Anche qui Cassiano attribuisce al pensiero della morte una universale virtù purificante. In parecchi passi delle Istituzioni, il suo benefico ruolo è descritto in termini di indifferenza alla prosperità ed all’avversità (Inst. 5,41 e 9,13). Questa nota è particolarmente interessante, perché lega il pensiero della morte al grande tema che si sviluppa attraverso tutta la prima parte delle Conlationes, nelle Conferenze “pari” (Conl. 2.4.6.10): quello delle situazioni contrarie, generatrici delle tentazioni opposte, tra le quali il discernimento – quest’altro mezzo universale – fa seguire all’anima la “via regale” e rettilinea, che evita le aberrazioni di destra e di sinistra. Sul piano della preghiera, la formula “O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi” [Sal 69,2] appare come l’arma efficace contro queste tentazioni che nascono dalla prosperità quanto dall’avversità (Conl. 10,10,4-13). Con la sua portata generale e la sua immancabile efficacia, il pensiero della morte imminente ha dunque un posto presso quei rimedi sovrani che sono il Deus in adiutorium e la discretio.
 
[Dom Adalbert de Vogüé O.S.B. (1924-2011), “Avere ogni giorno davanti agli occhi la morte come un avvenimento imminente”, in Idem, La comunità. Ordinamento e spiritualità, Edizioni Scritti Monastici, Abbazia di Praglia 1991, pp. 359-374 (pp. 365-367)]

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lunedì 24 ottobre 2011

Dom Adalbert de Vogüé O.S.B. (1924-2011)

Ci uniamo con sincero dolore e in spirito di preghiera alla comunità monastica dell’abbazia Sainte-Marie de la Pierre-qui-Vire, nell’annunciare la morte del loro illustre confratello Dom Adalbert de Vogüé O.S.B. (1924-2011).
Nato a Parigi il 2 dicembre 1924 in una famiglia dell’antica nobiltà francese, il giovane Adalbert entra nella vita monastica nel 1944, alla Pierre-qui-Vire. Ottenuto il dottorato in teologia nel 1959, si dedica all’insegnamento sui Padri della Chiesa e il monachesimo antico al Pontificio Ateneo S. Anselmo in Urbe e presso il suo monastero.
Dal 1974 conduce vita eremitica in prossimità della sua abbazia e si dedica a una somma sulla storia della vita monastica dalle origini, pubblicata dalle Éditions du Cerf, una vasta impresa d’erudizione senza equivalenti: solo la parte relativa agli inizi del monachesimo latino consta di dodici volumi.
Parimenti, Dom de Vogüé si distingue per uno studio approfondito della Regola di san Benedetto, le cui ricerche, tradotte in molte lingue, diventano un punto di riferimento imprescindibile e sin qui insuperato. Fra tali studi, in traduzione italiana, si veda il fondamentale La Regola di san Benedetto. Commento dottrinale e spirituale, comparso nella collana “Scritti monastici” dalle Edizioni Abbazia di Praglia nel 1984 e ristampato nel 1998; nella medesima collana, si veda pure del medesimo autore La comunità. Ordinamento e spiritualità, edito nel 1991. Ci piace qui inoltre ricordare la preziosa pubblicazione di due volumi di facile lettura e altrettanto solido impianto, pubblicati nella collana “Orizzonti monastici” dell’Abbazia San Benedetto di Seregno: Il monachesimo prima di san Benedetto (1998) e San Benedetto. L’uomo e l’opera (2001).
Negli ultimi anni della sua vita, Dom Adalbert de Vogüé aveva spesso sottolineato la particolare importanza che egli attribuiva a un suo libro “non specialistico”, dedicato alla pratica del digiuno nella vita monastica e cristiana, che ci piacerebbe vedere presto tradotto in Italia, magari a cura di qualche comunità monastica sensibile a un ricentramento di questa fondamentale norma ascetica, così importante sia per i consacrati sia per i laici: Aimer le jeûne. L’experience monastique, Cerf, Parigi 1988. Come pure, ci sia permesso ricordare un altro suo scritto non specialistico ma dal quale traspira come l’esperienza intellettuale del monaco non fosse disgiunta da una sua continua ruminazione sul fine ultimo della vita cristiana: Desiderio desideravi, trad. it., Monastero Santa Scolastica, Civitella San Paolo 1997.
I funerali di Dom Adalbert de Vogüé O.S.B. si svolgeranno mercoledì 26 ottobre, alle ore 11, presso l’abbazia Sainte-Marie de la Pierre-qui-Vire, dove egli ha vissuto per 67 anni.
Requiem aeternam dona ei, Domine, et lux perpetua luceat ei. Requiescat in pace. Amen.

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venerdì 18 dicembre 2009

San Gregorio Magno e dom Adalbert De Vogüé

Testo fondamentale, per il quale occorre una guida, la principale fonte di cui si dispone per la conoscenza della vita di san Benedetto è il II Libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno.
Un grande maestro, quale dom Adalbert de Vogüé O.S.B. – già curatore dell’edizione dei Dialoghi per la collana francese Sources Chrétiennes –, aiuta il lettore anche non specialista ad affrontare questo testo problematico: sia in quanto «fonte unica», sia per l’andamento fortemente agiografico e i conseguenti interrogativi di ordine storico che ne scaturiscono, sia per le caratteristiche interne di stile.
«Confrontare: proprio questa è la risorsa del nostro metodo esplicativo. Il testo di Gregorio, accostato a un altro passo della stessa Vita, o di qualche opera simile, s’illumina mettendolo a confronto. Allora, nella stessa Vita di Benedetto, l’episodio studiato svela il suo significato e la sua funzione propria. Per contrasto, attraverso la Vita di un altro eroe, si vede apparire la fisionomia particolare del nostro santo e la maniera originale della sua biografia» (dalla Prefazione).
De Vogüé invita poi il lettore a non preoccuparsi di discernere tra loro eventi della realtà e prodotti dell'immaginazione umana, ma a porsi di fronte al testo con la domanda giusta, che non è «è vero questo?», ma piuttosto «che cosa vuol dire?». Solo così si potrà giungere a comprenderne il vero messaggio, cioè che Benedetto è davvero conforme all'immagine di santo descritta dalla Bibbia e dall'agiografia.
Dom Adalbert De Vogüé (1924) è monaco benedettino nell’abbazia Sainte-Marie de la Pierre-qui-Vire (Francia), dove dal 1974 vive in eremitaggio. Massimo studioso della Regula Magistri e della Regula Benedicti, ha dedicato la sua ricerca agli autori, alla dottrina e alle istituzioni dei primi secoli del monachesimo cristiano. Per molti anni è stato professore di teologia monastica presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo (Roma). Tra le sue opere in italiano: La Regola di S. Benedetto. Commento dottrinale e spirituale, Abbazia di Praglia 1988; Il monachesimo prima di S. Benedetto, Abbazia S. Benedetto di Seregno 1999; S. Benedetto uomo di Dio, Cinisello Balsamo 1999; Sguardi sul monachesimo, Bologna 2006.
Gregorio Magno, Vita di san Benedetto, Commentata da Adalbert De Vogüé, EDB, Bologna 2009, 224 pp.

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