Domenica 8 dicembre 2019 inizia il Tempo dell’Avvento ed entra perciò in vigore il nuovo calendario liturgico. Per quanti desiderano recitare l’Ufficio monastico – che, lo ricordiamo, può essere ascoltato in diretta – e seguire il calendario liturgico nella forma extraordinaria del Rito romano in uso presso l’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux, è ora disponibile online in formato pdf l’Ordo Divini Officii 2020 (il cui link permanente rimane durante l’anno anche nel menu “Liturgica” del blog Romualdica).
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sabato 23 novembre 2019
venerdì 5 luglio 2019
domenica 16 giugno 2019
Il Tempo dopo la Pentecoste
La
serie di domeniche dopo la Pentecoste – da 23 a 28, a seconda della data di
Pasqua – ci ricorda la missione della Chiesa nel mondo e l’azione santificatrice
dello Spirito Santo nelle anime. Egli ci invita senza sosta alla fedeltà, alla
fiducia in Dio e all’attesa del ritorno glorioso di Cristo.
“Le
domeniche verdi sono ricche, calme, irradianti; le epistole insegnano la vita
cristiana, la grazia battesimale, la carità; i vangeli sviluppano le parabole
del Regno. Queste domeniche ci insegnano a porre tutta la nostra vita sotto il
comando di un grande Re, alla lode della gloria della sua grazia” (Dom Gérard).
[Missel quotidien complet pour la forme extraordinaire du rite romain, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2013, p. 794, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
Il Tempo dopo la Pentecoste
sabato 1 dicembre 2018
Ordo Divini Officii 2019
Domenica 2 dicembre 2018 inizia il Tempo dell’Avvento ed entra perciò in vigore il nuovo calendario liturgico. Per quanti desiderano recitare l’Ufficio monastico – che, lo ricordiamo, può essere ascoltato in diretta – e seguire il calendario liturgico nella forma extraordinaria del Rito romano in uso presso l’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux, è ora disponibile online in formato pdf l’Ordo Divini Officii 2019 (il cui link permanente rimane durante l’anno anche nel menu “Liturgica” del blog Romualdica).
Ordo Divini Officii 2019
martedì 1 maggio 2018
Dom Gérard, uomo della Regola di san Benedetto
Dom Gérard è un grande innamorato, un appassionato della Regola e delle usanze che ha ricevuto prima a Madiran e poi a Tournay, all’inizio degli anni 1950. Possiamo qui distinguere l’uomo della Regola, ma anche rilevare il suo desiderio d’integrare alcuni elementi dalle tradizioni certosine e solesmensi.
Contrariamente
a quanto ormai si fa generalmente, Dom Gérard ha mantenuto contro venti e
tempeste un commento quotidiano della Regola. Ha tenuto a conservare – ed è
questo senza dubbio l’aspetto principale del suo carisma – un attaccamento alla
Regola il più letterale possibile, compreso il programma liturgico che essa
prescrive. Quest’ultimo punto lo ha condotto a una grande unità di vedute con i
monaci di Fontgombault e delle sue filiazioni.
Inoltre,
Dom Gérard ha cercato al meglio di vivere non solo la lettera, ma anche lo
spirito della Regola. Non è possibile citare tutte le ricorrenze, ma ricordiamo
fra l’altro uno spirito di grande ospitalità, che ha dato all’esterno – e
continua a diffondere – la buona reputazione del nostro monastero.
Dom
Gérard ha altresì enormemente profittato dell’esperienza da lui acquisita
presso la fondazione di Tournay in Brasile, a Curitiba. Egli ha saputo fare
tesoro degli errori da non ripetere in materia d’inosservanza. La sua
insistenza, alquanto benedettina, sull’obbedienza e sull’umiltà, ci è ben nota.
Ma esse non sono proprie di Dom Gérard, che d’altro canto ha avuto la grande
intuizione personale – rara al giorno d’oggi, nonché radicata in una sana
antropologia tomista, cioè in una sana filosofia della natura umana – per cui
le forme esterne, ovvero corporali (tonsura, abito monastico, gesti di
riverenza o di soddisfazione, capitolo delle colpe, ecc.) sono un mezzo potente
per aiutare l’anima a convertirsi. Si tratta in questi casi di bastioni contro
gli attacchi, ma anche di mezzi per progredire positivamente.
Il
maremoto che ha accompagnato il periodo conciliare e i disastri che ha causato
nella sua comunità di Tournay – che si sono tradotti particolarmente in assai
numerosi abbandoni della vita religiosa –, è stato per lui un insegnamento e un
vigoroso incitamento a reagire e a resistere. Da qui la sua partenza dalla
comunità, per rimanere fedele alla vita monastica come l’aveva trovata
arrivando a Madiran.
Il
soggiorno di un anno di Dom Gérard all’abbazia di Fontgombault, al ritorno dal
Brasile, e la sua amicizia con le sue filiali, gli hanno fatto apprezzare quanto
l’amore per l’ortodossia presente in questi monasteri, come pure l’amore della
Regola, dell’Abate, delle tradizioni monastiche (nel caso specifico,
solesmensi) e infine della liturgia pre-conciliare – conservata quanto lo permise
l’obbedienza, anche dopo il 1974 – creerà un avvicinamento che sfocerà nel 1989
alla redazione delle nostre Dichiarazioni e Costituzioni, sulla base di quelle
della Congregazione di Solesmes, amabilmente comunicateci da Dom Jean Prou
O.S.B. (1911-1999) mediante Dom Éric de Lesquen O.S.B. Molti elementi così
integrati nella nostra legislazione si riveleranno infatti una buona armatura,
una valida balaustra, di migliore qualità rispetto alle attuali costituzioni
della Congregazione di Subiaco, e corrispondono meglio a ciò che abbiamo sin là
vissuto o desiderato. Abbiamo naturalmente incluso nelle Dichiarazioni e
soprattutto nelle norme numerosi elementi d’ordine meno canonico e più
concreti, provenienti da antiche Costituzioni o Dichiarazioni della
Congregazione di Subiaco, che rimane quella da cui proveniamo.
Avendo
anche vissuto in una certosa, il nostro Padre Abate ha integrato alla nostra
vita uno o due elementi provenienti da questa tradizione, in particolare i
nostri “Gloria Patri”, di cui tutti i
monaci benedettini parlano, se non con entusiasmo, almeno con grande rispetto.
[Dom Basile Valuet O.S.B., “Dom Gérard, l’homme de la
Règle de saint Benoît”, La Nef, n.
302, aprile 2018, p. 29, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
Dom Gérard, uomo della Regola di san Benedetto
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sabato 7 aprile 2018
Dom Gérard Calvet, amante dell’assoluto di Dio
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Dettaglio della pietra tombale di Dom Gérard, scolpita da
Pascal Beauvais, nella chiesa abbaziale di Le Barroux.
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Dom Gérard Calvet (1927-2008) è stato nel secolo XX, in Provenza, il fondatore di un monastero la cui bella architettura attraverserà i secoli: l’abbazia Sainte-Madeleine, al Barroux, nel Vaucluse.
Considerato
da un altro punto di vista, egli è stato – secondo un’espressione da lui stesso
impiegata – un “resistente” di fronte alla crisi, dottrinale e liturgica, che
ha iniziato ad attraversare la Chiesa prima del Concilio Vaticano II.
Ma
egli è stato soprattutto, a partire dal 1950, un monaco attratto da una vita di
preghiera, una vita secondo la Regola di san Benedetto e una vita comunitaria,
in cui egli s’inscriveva in una tradizione e uno spirito monastico trasmessi
dal Padre Jean-Baptiste Muard (1809-1854), Dom Romain Banquet (1840-1929) e
Madre Marie Cronier (1857-1937).
Nel
1994, circa dieci anni prima della sua rinuncia all’abbaziato, Dom Gérard
concludeva il suo Testamento per il mio successore fissando “i tre pilastri”
sui quali poggiano i monasteri da lui fondati:
1.
La Santa Regola.
2.
La Santa Liturgia.
3.
La permanenza dottrinale.
Al
contempo, Dom Gérard – in quanto Priore e poi Padre Abate – ha voluto mettere i
suoi monaci “al largo”. L’espressione proviene da Padre Muard. Indica una certa
flessibilità, “una grande calma, una grande facilità, una grande semplicità”,
diceva Padre Muard. Oppure, come Dom Romain Banquet ha scritto: “È lo spirito
medesimo della Regola: i princìpi intatti e gli addolcimenti dati con un’attenzione
e una cura materni” [1]. Questo spirito dà la sua peculiare fisionomia all’abbazia
Sainte-Madeleine, come all’abbazia femminile dell’Annunciazione e al priorato
Sainte-Marie de la Garde.
Dom
Gérard è stato “un contemplativo e un lottatore”, ha riassunto Padre
Louis-Marie de Blignières, fondatore – da parte sua – di una comunità di
tradizione domenicana, la Fraternité Saint-Vincent-Ferrier.
Per
lo storico, che non è monaco, tracciare l’itinerario e le battaglie di “lottatore”
è più facile che mostrare il “contemplativo”. A un giornalista che, trent’anni
fa, aveva cercato di raccontare la sua “avventura monastica”, Dom Gérard aveva
scritto con una certa severità e disappunto:
“Il
segreto dei monaci? Nessuno, capitelo bene, da venti secoli nessuno ha svelato
il segreto dei monaci. La loro gioia e il loro tormento, la loro angoscia, la
loro inquietudine bruciante e il lento possesso di una pace conquistata; tutto
questo, mescolato finalmente alla loro azione di grazie, essi portano con sé
sorridendo nella tomba” [2].
Per
non limitarsi agli avvenimenti esteriori, che ridurrebbero Dom Gérard a un
fondatore di monastero e a un resistente tradizionalista, è stato dunque
necessario, per questa biografia, cercare di tracciare la totalità del suo
itinerario: l’infanzia a Bordeaux, in una famiglia di grandi commercianti di
vini; gli otto anni trascorsi alla scuola di Maslacq, dove l’influenza e la
formazione ricevuti da André Charlier (1895-1971) saranno decisivi; la
formazione monastica ricevuta a Madiran e a Tournay; gli anni trascorsi in
Brasile, colorati e poi sempre più inquietanti; in seguito gli interrogativi,
la fondazione di Bédoin nel 1970, la compagnia con mons. Lefebvre per una
quindicina d’anni, poi la rottura nel 1988, per vivere pienamente il sensus
Ecclesiae; la continua battaglia per la messa tradizionale, fino alla vittoria
finale – se così si può dire – del 7 luglio 2007 [3].
L’itinerario
sarebbe incompleto se non si aggiungesse la cultura, la scrittura, le grandi
amicizie e l’instancabile carità per le anime. Il ritratto deve tenere conto
dello spirito cavalleresco che animava Dom Gérard e che lo faceva coinvolgere
in cause e battaglie in cui spirituale e temporale si congiungevano. E anche di
un carattere impulsivo, che poteva sorprendere chi lo incontrava o l’ascoltava
la prima volta.
Il
biografo non potrà altresì nascondere gli errori, le insufficienze, le
contraddizioni, che non erano il lato oscuro del personaggio, bensì – spesso – il
rovescio delle sue qualità e i limiti inerenti a ogni destino umano. Accanto,
lo storico deve inoltre tenere conto del giudizio fornito da uomini di Chiesa
che lo hanno bene, e a lungo, conosciuto. Mons. Pierre Amourier, vicario
generale della diocesi di Avignone quando Dom Gérard giunse a Bédoin, nel 1970,
che è stato in disaccordo con alcune delle sue scelte negli anni seguenti, ne
parlava come di un “appassionato di Dio” [4]. L’espressione è da prendere
letteralmente. Dom Antoine Forgeot, che il 24 ottobre 1977 diventerà il Padre
Abate di Fontgombault, e che lo aveva ben conosciuto sin dal 1969, ha parlato dell’“anima
di fuoco di Dom Gérard, amante dell’assoluto di Dio che lo aveva afferrato e
sedotto” [5].
Questa
biografia cercherà dunque di mostrare le sorgenti profonde e i contrasti di una
personalità.
Nondimeno,
essa non è una storia completa dell’abbazia Sainte-Madeleine e dell’abbazia
Notre-Dame de l’Annonciation, al Barroux. È ancora troppo presto per scrivere
queste due storie, e non lo potranno mai essere completamente perché, come per
tutte le comunità umane senza eccezioni, ci sono dei dolori, delle delusioni,
delle inversioni, che sono troppo difficili da comprendere da un punto di vista
strettamente storico.
La
vita di Dom Gérard è inscritta in una famiglia secondo la carne – i Calvet –, poi
in famiglie monastiche. Questo lavoro storico non sarebbe stato possibile senza
la grande liberalità e la fiducia che mi hanno concesso il Reverendo Padre Dom
Louis-Marie, Abate di Sainte-Madeleine, e la Reverenda Madre Placide, Abbadessa
di Notre-Dame de l’Annonciation. Mi hanno aperto gli archivi conservati nei
loro monasteri, mi hanno lasciato prendere conoscenza delle Cronache delle loro
abbazie – che sono come un libro di famiglia, giorno per giorno – e mi hanno
lasciato interrogare liberamente i monaci e le monache che hanno conosciuto Dom
Gérard.
Tale
lavoro d’investigazione e interrogazione al Barroux e a La Font de Pertus è
stato completato da una ricerca analoga condotta presso altri archivi e con
altri testimoni, in primo luogo la famiglia di Dom Gérard Calvet. Come guida,
la raccomandazione di Leone XIII agli storici:
“La
prima regola della storia è non osare affermare nulla di falso, né tacere qualcosa
di vero; perché nello scrivere non ci siano sospetti di partigianeria o di
avversione” [6].
Alle
fonti d’archivio e alle testimonianze si sono aggiunte delle visite ai luoghi:
Bordeaux, Tauzia, Maslacq, Madiran, Tournay, Montmorin, Bédoin, Montfavet, Le
Barroux e Saint-Pierre de Clairac.
[1]
Dom Denis Martin, La Doctrine monastique de Dom Romain Banquet, Editions de l’abbaye
Saint-Benoît d’En-Calcat, 1943, p. 34.
[2]
Postfazione a Marc Dem, Dom Gérard et l’aventure monastique, 1988, pp. 193-194.
[3]
Benedetto XVI, motu proprio Summorum pontificum, del 7 luglio 2007.
[4]
Testimonianza all’autore di don Louis Picard d’Estelan (Padre Gabriel), del 21
novembre 2012.
[5]
Dom Antoine Forgeot, Prefazione a Benedictus. Lettres aux oblats, Editions
Sainte-Madeleine, 2011, p. 7.
[6]
Leone XIII, Lettera Saepenumero considerantes sugli studi storici, del 18
agosto 1883.
[Yves Chiron, Introduzione, Dom Gérard Calvet. 1927-2008. Tourné vers le Seigneur, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2018, pp. 13-16, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
[Yves Chiron, Introduzione, Dom Gérard Calvet. 1927-2008. Tourné vers le Seigneur, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2018, pp. 13-16, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
Dom Gérard Calvet, amante dell’assoluto di Dio
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