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domenica 29 dicembre 2019

Piccola meditazione per il Tempo di Natale

Guardate gli angeli. Totalmente liberi, essi adorano, lodano, cantano l'infinita bontà di Dio, formano la sua corte celeste; mostrano che non c'è null'altro da fare se non diventare delle lodi di gloria; mostrano che la suprema umiltà è dimenticarsi di sé nell'ammirazione e nascondersi nella luce.
Tale è la vocazione di ogni cristiano: vi esorto quindi ad attingere intensamente nel tesoro delle grazie del Natale; vi troverete in tutta la sua profondità la verità dello spirito filiale, la povertà dei pastori, il silenzio di Maria, l'esultazione degli angeli. E, come loro, annuncerete con dolcezza che la Pace di Dio discende sugli uomini di buona volontà.


[Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), meditazione, in Missel quotidien complet pour la forme extraordinaire du rite romain, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2013, p. 68, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]



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domenica 16 giugno 2019

Il Tempo dopo la Pentecoste


La serie di domeniche dopo la Pentecoste – da 23 a 28, a seconda della data di Pasqua – ci ricorda la missione della Chiesa nel mondo e l’azione santificatrice dello Spirito Santo nelle anime. Egli ci invita senza sosta alla fedeltà, alla fiducia in Dio e all’attesa del ritorno glorioso di Cristo.
“Le domeniche verdi sono ricche, calme, irradianti; le epistole insegnano la vita cristiana, la grazia battesimale, la carità; i vangeli sviluppano le parabole del Regno. Queste domeniche ci insegnano a porre tutta la nostra vita sotto il comando di un grande Re, alla lode della gloria della sua grazia” (Dom Gérard).

[Missel quotidien complet pour la forme extraordinaire du rite romain, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2013, p. 794, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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giovedì 28 febbraio 2019

Undicesimo anniversario della morte di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008)

[Oggi 28 febbraio 2019 ricorre l’undicesimo anniversario della morte di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux. Lo ricordiamo nelle preghiere e lo raccomandiamo a quelle dei lettori. In sua memoria, offriamo di seguito la traduzione dell’articolo di Dom Hervé Courau O.S.B., abate del monastero Notre-Dame de Triors, “Souvenirs sporadiques” (La Nef, n. 302, aprile 2018, pp. 24-25), trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

Ho visto Dom Gérard Calvet per la prima volta il 2 febbraio 1968. Giovane professo di Fontgombault, facevo allora il mio servizio militare nella regione di Tournay, e la vicina abbadessa di Ozon, Madre Immaculata de Franclieu, intima del mio abate Dom Jean Roy, mi consigliò di trascorrere questa festa mariana dai vicini monaci, con lo scopo di sollevare il morale di Padre Gérard, da poco quarantenne, all’indomani del suo ritorno dal Brasile. “Il ritorno da Curitiba lo sta molto provando”, mi disse in sostanza. L’immediato post-Concilio lo stava quindi perturbando gravemente, più precisamente quel post-Concilio nella sua versione brasiliana senza remore né barriere. La ricreazione trascorsa con lui fu effettivamente alquanto cupa. Il leggerissimo sole invernale non riusciva veramente a infondere gioia nei cuori.
Perciò non sono rimasto sorpreso di ritrovarlo pochi mesi dopo a Fontgombault, una volta terminato il servizio militare. Due monaci più anziani di Tournay, già bene integrati nella comunità, gli diedero la speranza di trovarvi un luogo di pace ove potersi radicare. Tuttavia fu abbastanza breve: mi sembra che la permanenza non oltrepassò i sei mesi. Percepivo in lui una vitalità che si calibrava con esitazione davanti all’osservanza millimetrica di Fontgombault. Lo vedemmo partire con rammarico, poi non sentii più parlare che di tanto in tanto della sua odissea monastica: Montrieux, Montmorin, poi Bédoin, e infine Le Barroux.
L’estate 1984 fu la volta della fondazione di Triors, a poca distanza dal Barroux, dove Dom Gérard e i suoi monaci s’installavano da qualche anno un poco alla volta. Progressivamente le costruzioni coincidevano in maniera fervente con l’ideale di Padre Gérard, fiere e impressionanti, all’altezza della sua comunità giovanile di una trentina di monaci. Pochi giorni dopo l’arrivo a Triors, con altri due monaci dovetti prendere la rotta per il Sud, in occasione della benedizione abbaziale di Jouques. L’automobile passò ai piedi della collina dove la chiesa in costruzione si completava un poco alla volta, come una nave d’alto bordo, sfidando i venti contrari che avrebbero voluto opporsi alla sua identità benedettina.
A partire dall’estate 1988, tutto ha accelerato. Quando il riconoscimento fu ristabilito, si sono succedute le grandi cerimonie: benedizione di Padre Gérard come primo abate (2 luglio 1989), poi la dedicazione della nuovissima chiesa (2 ottobre 1989). Ho potuto profittare della prima e mi feci rappresentare per la seconda. Le relazioni divennero più frequenti, nondimeno con un po’ di riserva.
Le cose migliorarono ulteriormente in occasione di un incontro a Gaussan nell’autunno 1995, per la benedizione delle campane alla quale si era recato con un gruppo di monaci. Il contesto immediato mi sfugge, ma un’allusione al fatto che alla fine degli anni 1950 ero stato allievo a La Pierre-Qui-Vire lo fece balzare, e mi vide allora capace – favorito che gli assomigliava – di comprendere in maniera positiva le differenze fra le nostre osservanze.
Così non esitò, al momento della fondazione di Sainte-Marie de La Garde, alla fine del 2002, a domandarmi di svolgere un ruolo canonico in questo sviluppo. In effetti, la Commissione Ecclesia Dei gli consigliò di fare intervenire un terzo per presiedere la mini-congregazione che nasceva con questa seconda casa. Il fecondo reclutamento continuava a caratterizzare l’opera del Padre Gérard: si poteva presagire che la fondazione sarebbe diventata presto abbazia, e serviva dunque un terzo per svolgere il ruolo di presidenza, oltre al ruolo che spettava all’abate fondatore.
Credo di ricordare che Dom Gérard mi parlò di tutto questo diversi mesi prima della fondazione, forse addirittura anni prima: perciò m’inviava il suo Priore a precisare gli aspetti, argomentando che l’aspetto canonico della situazione gli sfuggiva; ciò assomiglia alquanto al caro Padre Abate, che governa a colpi di belle intuizioni, come un grande principe, lasciando in seguito ad altri il compito di mettere il pennacchio nell’ordine conforme alle contingenze ecclesiastiche.
Comunque sia, nel giugno del 2002 mi convinsi a parlare di Dom Gérard al Padre Abate Primate, Dom Notker Wolf: l’occasione mi si presentava in Lituania, dove lo incontrai alla dedicazione della fondazione di Solesmes in quel Paese. Lontani dai nostri rispettivi uffici, un po’ “in vacanza”, io e lui avevamo lo spirito del tutto libero. Di fatto, questo primo scambio con lui riguardante Le Barroux lo trovò più aperto di quanto io temessi: mi ringraziò della mia testimonianza e mi assicurò che avrebbe fatto quanto possibile per introdurre nella struttura della Confederazione questo potente ramo, sebbene intimidisse non poco altri monasteri. Il riconoscimento dell’Ordine ebbe luogo finalmente nel settembre 2008, sei mesi dopo il ritorno a Dio di Dom Gérard; ma fu come un segno del cielo per completare la sua fervente opera. Quando dunque ringraziai il Padre Abate Primate, mi disse con semplicità, testimoniando l’ammirazione che ebbe nell’occuparsi di questo dossier: “Questi fratelli, li amo!”.
Torniamo un poco indietro. Dovetti visitare regolarmente come previsto i due monasteri in nome della Commissione Ecclesia Dei. Furono dei bei momenti, talora un po’ tesi, spesso illuminati dalla bonomia di Padre Gérard, che nei momenti critici sapeva fare abbassare la pressione con grandezza. In ogni caso fu ciò che accadde quando ritenne di dovere dare le dimissioni. Di tanto in tanto l’aveva evocato, ma come scherzando. Poi il 10 novembre 2003, nel primo pomeriggio, vidi il Padre Priore arrivare dalle monache dove stavo trascorrendo la giornata, e mi disse che il Padre Abate mi attendeva nel suo ufficio per significarmi questa importante decisione.
Giunsi rapidamente da Dom Gérard. Mi accolse con il più grande sorriso abituale, forse un po’ più grande del solito, poi si mise a proseguire l’impegno al quale si stava occupando: terminare la stesura di una lettera a un cardinale, ciò che gli prese un po’ di tempo, poi preparò la busta, ciò che gli prese ancora più tempo, perché ne scriveva l’indirizzo sontuosamente, con una calligrafia di elevata arte. Non potevo credere che fosse così meticoloso in un momento così serio. Poi, guardandomi nuovamente, si tolse l’anello e la croce pettorale come un bambino felice di arrivare in vacanza, presumendo che ciò bastasse e che si potesse avvertire la comunità.
In effetti, la cerimonia ufficiale ebbe luogo senza tardare al capitolo, ma dopo che il Priore e il Cerimoniere gli restituirono le insegne per procedere ufficialmente a queste dimissioni dalla sua carica, con le preghiere d’abitudine. Meno di quindici giorni dopo, ci fu l’elezione. L’emozione era sensibile un po’ dappertutto, ma era ancora lui che trovai più tranquillo nella casa, con la giocosità che lo caratterizzava. L’elezione si fece nelle forme richieste, con la sobria solennità dei grandi uffici benedettini. Dom Gérard non ne prese parte, attendendo nel suo ufficio, quindi in ritiro. Non appena il suo successore fu eletto, lo si avvisò e si mise nella fila dei monaci per dargli l’obbedienza, come gli altri. Il 25 gennaio seguente si tenne la benedizione abbaziale, e nuovamente Dom Gérard prestò obbedienza nelle mani del suo successore, con l’emozione che si può immaginare da una parte e dall’altra. La pagina era stata girata.
Con la sua magnifica opera Dom Gérard mi ha insegnato un giorno l’esistenza della “quadruplice alleanza” che ci fu, più di un secolo fa, fra Solesmes (i due monasteri di Saint-Pierre e di Saint-Cécile) ed En-Calcat gemellato con Dourgne: due monasteri di monaci e due di monache. Gli abati erano Dom Paul Delatte e Dom Romain Banquet, e le abbadesse del grande irradiamento mistico erano Cécile Bruyère e Marie Cronier. Nei tempi difficili che precedettero le espulsioni del 1902, la loro quadruplice amicizia associava i due grandi rami benedettini di Francia, fondati rispettivamente da Dom Guéranger (1837) e Dom Muard a La Pierre-Qui-Vire (1850), da cui nacque En-Calcat.

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martedì 1 maggio 2018

Dom Gérard, uomo della Regola di san Benedetto

Dom Gérard è un grande innamorato, un appassionato della Regola e delle usanze che ha ricevuto prima a Madiran e poi a Tournay, all’inizio degli anni 1950. Possiamo qui distinguere l’uomo della Regola, ma anche rilevare il suo desiderio d’integrare alcuni elementi dalle tradizioni certosine e solesmensi.
Contrariamente a quanto ormai si fa generalmente, Dom Gérard ha mantenuto contro venti e tempeste un commento quotidiano della Regola. Ha tenuto a conservare – ed è questo senza dubbio l’aspetto principale del suo carisma – un attaccamento alla Regola il più letterale possibile, compreso il programma liturgico che essa prescrive. Quest’ultimo punto lo ha condotto a una grande unità di vedute con i monaci di Fontgombault e delle sue filiazioni.
Inoltre, Dom Gérard ha cercato al meglio di vivere non solo la lettera, ma anche lo spirito della Regola. Non è possibile citare tutte le ricorrenze, ma ricordiamo fra l’altro uno spirito di grande ospitalità, che ha dato all’esterno – e continua a diffondere – la buona reputazione del nostro monastero.
Dom Gérard ha altresì enormemente profittato dell’esperienza da lui acquisita presso la fondazione di Tournay in Brasile, a Curitiba. Egli ha saputo fare tesoro degli errori da non ripetere in materia d’inosservanza. La sua insistenza, alquanto benedettina, sull’obbedienza e sull’umiltà, ci è ben nota. Ma esse non sono proprie di Dom Gérard, che d’altro canto ha avuto la grande intuizione personale – rara al giorno d’oggi, nonché radicata in una sana antropologia tomista, cioè in una sana filosofia della natura umana – per cui le forme esterne, ovvero corporali (tonsura, abito monastico, gesti di riverenza o di soddisfazione, capitolo delle colpe, ecc.) sono un mezzo potente per aiutare l’anima a convertirsi. Si tratta in questi casi di bastioni contro gli attacchi, ma anche di mezzi per progredire positivamente.
Il maremoto che ha accompagnato il periodo conciliare e i disastri che ha causato nella sua comunità di Tournay – che si sono tradotti particolarmente in assai numerosi abbandoni della vita religiosa –, è stato per lui un insegnamento e un vigoroso incitamento a reagire e a resistere. Da qui la sua partenza dalla comunità, per rimanere fedele alla vita monastica come l’aveva trovata arrivando a Madiran.
Il soggiorno di un anno di Dom Gérard all’abbazia di Fontgombault, al ritorno dal Brasile, e la sua amicizia con le sue filiali, gli hanno fatto apprezzare quanto l’amore per l’ortodossia presente in questi monasteri, come pure l’amore della Regola, dell’Abate, delle tradizioni monastiche (nel caso specifico, solesmensi) e infine della liturgia pre-conciliare – conservata quanto lo permise l’obbedienza, anche dopo il 1974 – creerà un avvicinamento che sfocerà nel 1989 alla redazione delle nostre Dichiarazioni e Costituzioni, sulla base di quelle della Congregazione di Solesmes, amabilmente comunicateci da Dom Jean Prou O.S.B. (1911-1999) mediante Dom Éric de Lesquen O.S.B. Molti elementi così integrati nella nostra legislazione si riveleranno infatti una buona armatura, una valida balaustra, di migliore qualità rispetto alle attuali costituzioni della Congregazione di Subiaco, e corrispondono meglio a ciò che abbiamo sin là vissuto o desiderato. Abbiamo naturalmente incluso nelle Dichiarazioni e soprattutto nelle norme numerosi elementi d’ordine meno canonico e più concreti, provenienti da antiche Costituzioni o Dichiarazioni della Congregazione di Subiaco, che rimane quella da cui proveniamo.
Avendo anche vissuto in una certosa, il nostro Padre Abate ha integrato alla nostra vita uno o due elementi provenienti da questa tradizione, in particolare i nostri “Gloria Patri”, di cui tutti i monaci benedettini parlano, se non con entusiasmo, almeno con grande rispetto.

[Dom Basile Valuet O.S.B., “Dom Gérard, l’homme de la Règle de saint Benoît”, La Nef, n. 302, aprile 2018, p. 29, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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sabato 7 aprile 2018

Dom Gérard Calvet, amante dell’assoluto di Dio


Dettaglio della pietra tombale di Dom Gérard, scolpita da
Pascal Beauvais, nella chiesa abbaziale di Le Barroux.
Dom Gérard Calvet (1927-2008) è stato nel secolo XX, in Provenza, il fondatore di un monastero la cui bella architettura attraverserà i secoli: l’abbazia Sainte-Madeleine, al Barroux, nel Vaucluse.
Considerato da un altro punto di vista, egli è stato – secondo un’espressione da lui stesso impiegata – un “resistente” di fronte alla crisi, dottrinale e liturgica, che ha iniziato ad attraversare la Chiesa prima del Concilio Vaticano II.
Ma egli è stato soprattutto, a partire dal 1950, un monaco attratto da una vita di preghiera, una vita secondo la Regola di san Benedetto e una vita comunitaria, in cui egli s’inscriveva in una tradizione e uno spirito monastico trasmessi dal Padre Jean-Baptiste Muard (1809-1854), Dom Romain Banquet (1840-1929) e Madre Marie Cronier (1857-1937).
Nel 1994, circa dieci anni prima della sua rinuncia all’abbaziato, Dom Gérard concludeva il suo Testamento per il mio successore fissando “i tre pilastri” sui quali poggiano i monasteri da lui fondati:
1. La Santa Regola.
2. La Santa Liturgia.
3. La permanenza dottrinale.
Al contempo, Dom Gérard – in quanto Priore e poi Padre Abate – ha voluto mettere i suoi monaci “al largo”. L’espressione proviene da Padre Muard. Indica una certa flessibilità, “una grande calma, una grande facilità, una grande semplicità”, diceva Padre Muard. Oppure, come Dom Romain Banquet ha scritto: “È lo spirito medesimo della Regola: i princìpi intatti e gli addolcimenti dati con un’attenzione e una cura materni” [1]. Questo spirito dà la sua peculiare fisionomia all’abbazia Sainte-Madeleine, come all’abbazia femminile dell’Annunciazione e al priorato Sainte-Marie de la Garde.
Dom Gérard è stato “un contemplativo e un lottatore”, ha riassunto Padre Louis-Marie de Blignières, fondatore – da parte sua – di una comunità di tradizione domenicana, la Fraternité Saint-Vincent-Ferrier.
Per lo storico, che non è monaco, tracciare l’itinerario e le battaglie di “lottatore” è più facile che mostrare il “contemplativo”. A un giornalista che, trent’anni fa, aveva cercato di raccontare la sua “avventura monastica”, Dom Gérard aveva scritto con una certa severità e disappunto:
“Il segreto dei monaci? Nessuno, capitelo bene, da venti secoli nessuno ha svelato il segreto dei monaci. La loro gioia e il loro tormento, la loro angoscia, la loro inquietudine bruciante e il lento possesso di una pace conquistata; tutto questo, mescolato finalmente alla loro azione di grazie, essi portano con sé sorridendo nella tomba” [2].
Per non limitarsi agli avvenimenti esteriori, che ridurrebbero Dom Gérard a un fondatore di monastero e a un resistente tradizionalista, è stato dunque necessario, per questa biografia, cercare di tracciare la totalità del suo itinerario: l’infanzia a Bordeaux, in una famiglia di grandi commercianti di vini; gli otto anni trascorsi alla scuola di Maslacq, dove l’influenza e la formazione ricevuti da André Charlier (1895-1971) saranno decisivi; la formazione monastica ricevuta a Madiran e a Tournay; gli anni trascorsi in Brasile, colorati e poi sempre più inquietanti; in seguito gli interrogativi, la fondazione di Bédoin nel 1970, la compagnia con mons. Lefebvre per una quindicina d’anni, poi la rottura nel 1988, per vivere pienamente il sensus Ecclesiae; la continua battaglia per la messa tradizionale, fino alla vittoria finale – se così si può dire – del 7 luglio 2007 [3].
L’itinerario sarebbe incompleto se non si aggiungesse la cultura, la scrittura, le grandi amicizie e l’instancabile carità per le anime. Il ritratto deve tenere conto dello spirito cavalleresco che animava Dom Gérard e che lo faceva coinvolgere in cause e battaglie in cui spirituale e temporale si congiungevano. E anche di un carattere impulsivo, che poteva sorprendere chi lo incontrava o l’ascoltava la prima volta.
Il biografo non potrà altresì nascondere gli errori, le insufficienze, le contraddizioni, che non erano il lato oscuro del personaggio, bensì – spesso – il rovescio delle sue qualità e i limiti inerenti a ogni destino umano. Accanto, lo storico deve inoltre tenere conto del giudizio fornito da uomini di Chiesa che lo hanno bene, e a lungo, conosciuto. Mons. Pierre Amourier, vicario generale della diocesi di Avignone quando Dom Gérard giunse a Bédoin, nel 1970, che è stato in disaccordo con alcune delle sue scelte negli anni seguenti, ne parlava come di un “appassionato di Dio” [4]. L’espressione è da prendere letteralmente. Dom Antoine Forgeot, che il 24 ottobre 1977 diventerà il Padre Abate di Fontgombault, e che lo aveva ben conosciuto sin dal 1969, ha parlato dell’“anima di fuoco di Dom Gérard, amante dell’assoluto di Dio che lo aveva afferrato e sedotto” [5].
Questa biografia cercherà dunque di mostrare le sorgenti profonde e i contrasti di una personalità.
Nondimeno, essa non è una storia completa dell’abbazia Sainte-Madeleine e dell’abbazia Notre-Dame de l’Annonciation, al Barroux. È ancora troppo presto per scrivere queste due storie, e non lo potranno mai essere completamente perché, come per tutte le comunità umane senza eccezioni, ci sono dei dolori, delle delusioni, delle inversioni, che sono troppo difficili da comprendere da un punto di vista strettamente storico.
La vita di Dom Gérard è inscritta in una famiglia secondo la carne – i Calvet –, poi in famiglie monastiche. Questo lavoro storico non sarebbe stato possibile senza la grande liberalità e la fiducia che mi hanno concesso il Reverendo Padre Dom Louis-Marie, Abate di Sainte-Madeleine, e la Reverenda Madre Placide, Abbadessa di Notre-Dame de l’Annonciation. Mi hanno aperto gli archivi conservati nei loro monasteri, mi hanno lasciato prendere conoscenza delle Cronache delle loro abbazie – che sono come un libro di famiglia, giorno per giorno – e mi hanno lasciato interrogare liberamente i monaci e le monache che hanno conosciuto Dom Gérard.
Tale lavoro d’investigazione e interrogazione al Barroux e a La Font de Pertus è stato completato da una ricerca analoga condotta presso altri archivi e con altri testimoni, in primo luogo la famiglia di Dom Gérard Calvet. Come guida, la raccomandazione di Leone XIII agli storici:
“La prima regola della storia è non osare affermare nulla di falso, né tacere qualcosa di vero; perché nello scrivere non ci siano sospetti di partigianeria o di avversione” [6].
Alle fonti d’archivio e alle testimonianze si sono aggiunte delle visite ai luoghi: Bordeaux, Tauzia, Maslacq, Madiran, Tournay, Montmorin, Bédoin, Montfavet, Le Barroux e Saint-Pierre de Clairac.

[1] Dom Denis Martin, La Doctrine monastique de Dom Romain Banquet, Editions de l’abbaye Saint-Benoît d’En-Calcat, 1943, p. 34.
[2] Postfazione a Marc Dem, Dom Gérard et l’aventure monastique, 1988, pp. 193-194.
[3] Benedetto XVI, motu proprio Summorum pontificum, del 7 luglio 2007.
[4] Testimonianza all’autore di don Louis Picard d’Estelan (Padre Gabriel), del 21 novembre 2012.
[5] Dom Antoine Forgeot, Prefazione a Benedictus. Lettres aux oblats, Editions Sainte-Madeleine, 2011, p. 7.
[6] Leone XIII, Lettera Saepenumero considerantes sugli studi storici, del 18 agosto 1883.

[Yves Chiron, Introduzione, Dom Gérard Calvet. 1927-2008. Tourné vers le Seigneur, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2018, pp. 13-16, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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