sabato 13 luglio 2019

P come preghiera - San Benedetto per tutti / 11


La fedeltà alla preghiera è la riuscita assicurata della nostra vita spirituale. Per aiutarci, ecco sette pietre miliari tratte dalla sapienza della Regola.
1 – Non si prega “quando si ha tempo”, ma ci si prende il tempo di potere pregare!
2 – La preghiera è essenzialmente una questione di fede e di fede viva. Solo la fede viva ci dà una coscienza chiara della grandezza di Dio e dei suoi diritti, e ci ricorda tutto ciò che Dio ha fatto per noi, i suoi desideri d’unione con noi, le sue promesse d’intimità.
3 – Così, quando vogliamo pregare, attiviamo la nostra fede in questa presenza infinitamente amante di Dio: essa ci precede sempre e non chiede altro che di essere raggiunta semplicemente nella fede.
4 – San Benedetto non esige mai che la preghiera privata sia lunga, ma esorta che sia “frequente” (RB IV) e “pura” (RB XX), cioè che sia fatta “con le lacrime e il fervore del cuore” (RB LII), ben sapendo “che non ci faranno esaudire le molte parole, ma la purezza del cuore e la compunzione del pianto” (RB XX).
5 – Per giungere a questa purezza occorre sapere che c’è un legame essenziale fra “le sante letture” – soprattutto la Sacra Scrittura – e “la preghiera” (RB IV). Le prime, in effetti, vivificando la nostra fede e scaldando il nostro cuore, ci dispongono alla seconda.
6 – Terminata la preghiera, san Benedetto raccomanda “gran silenzio e rispetto di Dio” (RB LII). Detto altrimenti, il tempo trascorso con Dio non ha quale fine di farci smettere, bensì di estendere all’intera nostra giornata la sua presenza e la sua benevola influenza.
7 – Infine, un luogo adatto alla preghiera, dove “non vi si faccia o riponga nulla di estraneo” (RB LII), ne facilita grandemente l’esercizio. Dall’angolo di preghiera domestico alla chiesa più vicina, tutte le soluzioni sono buone.
Auguro a tutti voi una fedeltà rinnovata alla vostra vita di preghiera!
La prossima volta, P come pace.

[Fr. Ambroise O.S.B., “Saint-Benoît pour tous...”, La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 32, 11 luglio 2019, p. 4, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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venerdì 5 luglio 2019

11 luglio 2019 - Ordinazione sacerdotale a Le Barroux



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domenica 16 giugno 2019

Il Tempo dopo la Pentecoste


La serie di domeniche dopo la Pentecoste – da 23 a 28, a seconda della data di Pasqua – ci ricorda la missione della Chiesa nel mondo e l’azione santificatrice dello Spirito Santo nelle anime. Egli ci invita senza sosta alla fedeltà, alla fiducia in Dio e all’attesa del ritorno glorioso di Cristo.
“Le domeniche verdi sono ricche, calme, irradianti; le epistole insegnano la vita cristiana, la grazia battesimale, la carità; i vangeli sviluppano le parabole del Regno. Queste domeniche ci insegnano a porre tutta la nostra vita sotto il comando di un grande Re, alla lode della gloria della sua grazia” (Dom Gérard).

[Missel quotidien complet pour la forme extraordinaire du rite romain, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2013, p. 794, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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sabato 16 marzo 2019

O come ozio - San Benedetto per tutti / 10

“L’ozio è nemico dell’anima”, afferma san Benedetto nel capitolo 48 della Regola. Allora noi, che abbiamo la grazia di amare la nostra anima, vediamo come sfuggire a questo nemico della vita spirituale.
Occorre anzitutto ricordare che il tempo che ci è dato da Dio ha un prezzo e un valore immensi. È quindi troppo prezioso per essere sprecato, e al contrario in ogni tempo “bisogna dunque servirsi delle grazie che [Dio] ci concede” (Prologo della Regola). Certo, bisogna anche sapersi riposare, ricreare. Ma un sano rilassamento differisce radicalmente dalla sterile inoperosità.
È perciò cosa buona sapere che se nella vita spirituale l’ozio è frequente, può essere legato all’accidia, ovvero a un certo disgusto delle cose di Dio. Lo stesso san Benedetto opera questa analogia quando evoca la figura di quel “monaco indolente che, invece di dedicarsi allo studio, perda tempo oziando o chiacchierando” (capitolo 48).
Concretamente, san Benedetto ci propone due grandi aiuti contro l’ozio. Il primo, più pratico, consiste nel pianificare la nostra giornata, per essere certi che l’essenziale sia veramente prioritario. A tal proposito, notate che nella clausura le attività del monaco (preghiera, lavoro, lettura, pasto, sonno) non sono mai lasciati alla spontaneità di alcuno, ma sono debitamente regolate. Lezione preziosa da custodire! Il secondo consiste nel coltivare fedelmente la nostra unione con Dio. Giacché più la nostra presenza a Dio s’intensificherà, più saremo desiderosi di fare fruttificare secondo il suo cuore il tempo che ci concede.
Infine, diffidiamo di un ozio di nuovo genere: quelle ore passate su internet, senza un fine preciso, a lasciarsi trascinare di collegamento in collegamento, di articolo in articolo, di notizia in notizia… Per cosa, alla fine? Una perdita di tempo e di energie considerevoli a discapito dell’essenziale, la vita di coppia, della famiglia, della preghiera. Siete voi stessi a dircelo!
La prossima volta, P come preghiera.

[Fr. Ambroise O.S.B., “Saint-Benoît pour tous...”, La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 31, 6 marzo 2019, p. 4, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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giovedì 14 marzo 2019

Tre consigli di san Benedetto


Carissimi amici,
Seguendo un’usanza molto antica, ogni mattina al capitolo la comunità presta grande attenzione a un brano della Regola benedettina e ne riceve dal superiore un breve commento. È un momento privilegiato che fa scendere nel cuore del monaco il soffio della sapienza come ce la dispensa a profusione san Benedetto nei suoi 73 capitoli.
Recentemente, una sentenza mi è parsa delle più luminose: «L’abate deve sempre ricordarsi quel che è e come viene chiamato». In effetti, esiste sempre un profondo legame fra “memoria e identità”, che il superiore è chiamato a coltivare in sé senza sosta mediante la fede e la preghiera, e a tradurre in atti nel corso dei giorni. Chiamato a suscitare la vita per mezzo del suo insegnamento e della sua direzione spirituale, caricato della preoccupazione costante di condurre i suoi fratelli sul cammino che conduce a Dio, il “padre del monastero” deve evitare di dimenticare ciò che rappresenta nel mezzo della comunità: Cristo medesimo!
Perché la dimenticanza è un male, che ahimè rimonta a ben lontano… Si usa dire, con una giustezza teologica impareggiabile, che nel peccato originale, Adamo si è preferito a Dio e l’ha disprezzato al punto di fare la scelta di sé stesso contro il suo Creatore. Credo inoltre che, in una certa misura, questo primo peccato di sospetto nei confronti dell’infinita bontà divina sia consistito in una spaventevole dimenticanza. Avendo lasciato morire nel proprio cuore la fiducia verso il proprio Signore, Adamo se n’è andato liberamente sulla via del male e ha dimenticato ciò che era e il nome che portava: una creatura a immagine di Dio e costituita nella sua amicizia, un essere voluto per lui stesso e un figlio di Dio chiamato a condividere, mediante la conoscenza e l’amore, la vita divina! In fondo, e in risposta alla grande amnesia del peccato delle origini, tutta la storia della salvezza compiuta perfettamente in e per Gesù Cristo, offre all’uomo di che ritrovare la memoria. Con ciò, questa fortunata per quanto laboriosa riunione, riguarda a fortiori ciascuno di noi. Tutti noi dobbiamo riprendere la via del nostro essere profondo, della nostra realtà intima e cristiana di figli di Dio. Recuperare continuamente la memoria.
Si comprende perciò che per san Benedetto l’abate ha il dovere imperativo di ricordarsi di ciò che è, ovvero un “altro Cristo”, ma anche quello di aiutare i propri fratelli a ritrovare sempre più la memoria della loro vocazione profonda. In quest’ottica, nota la Regola, il superiore userà tre mezzi ben precisi. Il primo – anche se non lo si apprezza affatto a tutta prima – è quello delle “rimostranze”. Questo termine, in latino, assomiglia all’idea di “grido”. Quando il monaco riceve un’osservazione, essa non è un avvertimento contro la sua persona, ma ben diversamente un grido lanciato alla sua memoria, affinché il suo cuore s’inclini, perché si corregga e ritrovi così la sua vera bellezza secondo Dio, tutta la nobiltà della sua vocazione a imitare Gesù Cristo. Il secondo mezzo è la “persuasione”. Qui ancora, l’etimologia aiuta a comprendere di cosa si tratta veramente. Persuadendo i suoi fratelli, l’abate intende offrire loro tutti i consigli umani e spirituali fondati sulla Parola di Dio e soprattutto il Vangelo, che li aiuteranno a non dimenticarsi di sé stessi e a camminare sempre più sotto lo sguardo di Dio. Infine, san Benedetto esorta il superiore a risvegliare la memoria dei suoi monaci usando “parole carezzevoli”. Non adulazioni, bensì ogni genere d’incoraggiamento e buone parole che daranno fiducia e coraggio, e permetteranno a ciascuno di proseguire sul sentiero del buon piacere di Dio.
Cari amici, vedo il grande portico della Quaresima approcciarsi. Per varcarne la soglia e penetrare in questo tempo liturgico con tutta la diligenza spirituale e lo zelo richiesti, i tre consigli di san Benedetto evocati qui sopra, ci sono preziosi. Nel concreto delle nostre giornate, come ci comporteremo davanti alle diverse forme di correzione fraterna che possono esserci offerte? Accogliendole come un criterio decisivo per l’adeguamento della nostra vita alle reali attese del Signore e del prossimo, o come un grido insopportabile che ha il “torto” di offendere il nostro amor proprio? Ancora, lavoriamo affinché il ricordo di Dio si stabilisca nella nostra anima, collegando nella nostra memoria gli insegnamenti dati qui e là attraverso l’omelia domenicale, le letture spirituali svolte recentemente o ancora i consigli autorizzati di un prete esperto che ci conosce veramente? Infine, sappiamo profittare degli incoraggiamenti e degli slanci di fiducia che ci sono prodigati quotidianamente dal nostro circondario, al fine di avanzare sul cammino della santità alla scuola del Vangelo?
Altrettante domande alle quali potremo provare di rispondere durante la santa Quaresima. Vedremo allora che questo “sforzo” del cuore per il quale cercheremo di essere in spirito con Dio, ci libererà dalla cattiva dimenticanza. Sfuggiremo dall’amnesia di ciò che siamo dentro e del nome che tutti portiamo: discepoli appassionatamente docili e amanti di Gesù Cristo, suoi veri amici e, con Lui, co-eredi del regno eterno.
Fr. Marc, priore

[Fr. Marc O.S.B., La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 31, 6 marzo 2019, pp. 1-2, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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