mercoledì 23 maggio 2018

In un mondo di fuggitivi, chi va nella direzione opposta, sembra un disertore

[Dal 19 al 21 maggio 2018 si è svolto in Francia il 36° Pellegrinaggio di Pentecoste, che ha visto la partecipazione di oltre 12.000 pellegrini, i quali si sono recati a piedi dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, e che si è concluso il Lunedì di Pentecoste con una Messa solenne nella forma extraordinaria del Rito romano, celebrata da S.E. il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Riproduciamo di seguito la traduzione dell’omelia pronunciata dal card. Sarah a Chartres, il 21 maggio 2018 (trad. it. di sr. Bertilla Obl.S.B, dedicata a C. e L.)]

Cari pellegrini di Chartres,
«La luce è venuta nel mondo», ci ha detto Gesù nel Vangelo di oggi, «e gli uomini hanno preferito le tenebre». E voi, cari pellegrini, avete accolto l’unica luce che non inganna, quella di Dio? Voi avete marciato per tre giorni, avete pregato, cantato, sofferto sotto il sole e sotto la pioggia: avete accolto la luce nel vostro cuore? Avete realmente rinunciato alle tenebre? Avete scelto di percorrere la strada seguendo Gesù, che è la luce del mondo?
Cari amici, permettetemi di porvi questa domanda radicale, perché se Dio non è la nostra Luce, tutto il resto diventa inutile. Senza Dio, tutto è tenebre. Dio è venuto a noi, si è fatto uomo. Ci ha rivelato l’unica verità che salva, è morto per riscattarci dal peccato. E alla Pentecoste ci ha donato lo Spirito Santo, ci ha offerto la luce della fede... ma noi preferiamo le tenebre!
Guardiamoci attorno! La società occidentale ha deciso di organizzarsi senza Dio. Eccola adesso consegnata alle luci appariscenti e fuorvianti della società dei consumi, del profitto a tutti i costi, dell’individualismo forsennato. 
Un mondo senza Dio è un mondo di tenebre, di menzogna e di egoismo!
Senza la luce di Dio, , la società occidentale è diventata come un battello ebbro nella notte! Non ha più abbastanza amore per accogliere i bambini, proteggerli in grembo alle loro madri, proteggerli dall’aggressione della pornografia.
Privata della luce di Dio, la società occidentale non sa più rispettare i suoi anziani, accompagnare verso la morte i malati, fare posto ai più poveri e ai più deboli. È consegnata alle tenebre della paura, della tristezza e dell’isolamento. Non ha nient’altro da offrire che il vuoto e il nulla.
Lascia proliferare le ideologie più folli. Una società occidentale senza Dio può diventare la culla di un terrorismo etico e morale più virulento e più distruttore del terrorismo degli islamisti. Ricordate che Gesù ci ha detto: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28).
Cari amici, perdonatemi questa descrizione, ma bisogna essere lucidi e realisti. Se vi parlo così è perché nel mio cuore di prete e di pastore provo compassione per tante anime smarrite, perse, tristi, inquiete e sole.
Chi le condurrà alla luce? Chi mostrerà loro il cammino della verità, il solo vero cammino di libertà, che è quello della Croce? Li consegneremo senza fare nulla all’errore, al nichilismo disperato, all’islamismo aggressivo?
Dobbiamo gridare al mondo che la nostra speranza ha un nome: Gesù Cristo, unico salvatore del mondo e dell’umanità!
Cari pellegrini di Francia, guardate questa cattedrale! I vostri antenati l’hanno costruita per proclamare la propria fede! Tutto, nella sua architettura, nella struttura, le sue vetrate, dichiara la gioia di essere salvati e amati da Dio. I vostri antenati non erano perfetti, non erano senza peccato, ma volevano lasciare che la luce della fede illuminasse le loro tenebre.
Anche oggi, tu popolo di Francia, svegliati, scegli la Luce, rinuncia alle tenebre!
Come fare? Ci risponde il Vangelo: «colui che agisce secondo la Verità giunge alla Luce». Lasciamo che la luce dello Spirito Santo illumini le nostre vite concretamente, semplicemente e fino alle parti più intime del nostro essere più profondo. Agire secondo la verità è prima di tutto mettere Dio al centro delle nostre vite, come la Croce è il centro di questa cattedrale.
Fratelli, scegliamo di volgerci a Lui ogni giorno!
Assumiamo in questo istante l’impegno di prendere ogni giorno qualche minuto di silenzio per rivolgerci a Dio e dirGli: «Signore, regna in me! Ti offro tutta la mia vita».
Cari pellegrini, senza silenzio non c’è luce. Le tenebre si nutrono del rumore incessante di questo mondo, che ci impedisce di rivolgerci a Dio. Prendiamo come esempio la liturgia della Messa di oggi. Essa ci porta all’adorazione, al timore filiale e amorevole davanti alla grandezza di Dio. Essa culmina nella consacrazione, ove tutti insieme rivolti all’altare, gli sguardi diretti all’ostia, verso la croce, ci comunichiamo in silenzio, nel raccoglimento e nell’adorazione.
Fratelli, amiamo quelle liturgie che ci fanno gustare la presenza silenziosa e trascendente di Dio, e ci rivolgono al Signore.
Cari fratelli sacerdoti, ora mi rivolgo a voi in particolare.
Il santo sacrificio della Messa è il luogo in cui voi troverete la luce per il vostro ministero. Il mondo che noi viviamo ci sollecita senza pausa. Siamo costantemente in movimento. È grande il pericolo di scambiarci per degli “operatori sociali”. Non porteremmo più al mondo la Luce di Dio, ma la nostra luce personale, che non è quella che attendono gli uomini. Ciò che il mondo attende dal sacerdote è Dio e la Luce della sua Parola proclamata senza ambiguità né falsificazioni.
Dobbiamo saperci volgere verso Dio, in una celebrazione liturgica raccolta, piena di rispetto, di silenzio e impressa di sacralità. Non inventiamo nulla nella liturgia, riceviamo tutto da Dio e dalla Chiesa. Non cerchiamo lo spettacolo o il successo.
La liturgia ce lo insegna: essere preti non è prima di tutto fare molto.
È essere con il Signore sulla Croce! La liturgia è il luogo in cui l’uomo incontra Dio faccia a faccia. È il momento più sublime in cui Dio ci insegna a «riprodurre in noi l’immagine di suo figlio Gesù Cristo affinché egli sia il primo di una moltitudine di fratelli» (Rm 8,29). Essa non è, non deve essere, un’occasione di lacerazione, di lotta e di disputa.
Nella forma ordinaria del rito romano come nella forma extraordinaria, l’essenziale è di volgerci verso la croce, verso Cristo, nostro Oriente, nostro tutto, nostro unico orizzonte. Sia nella forma ordinaria sia in quella extraordinaria, sappiamo sempre celebrare, come oggi, secondo quello che insegna il Concilio Vaticano II, con una nobile semplicità, senza sovraccarico inutile, senza estetica fittizia e teatrale, ma con il senso del sacro, la preoccupazione principale della gloria di Dio e con un vero spirito di figli della Chiesa di oggi e di sempre!
Cari fratelli sacerdoti, conservate sempre questa certezza: essere con Cristo sulla Croce, è proprio questo che il celibato sacerdotale proclama al mondo!
Il progetto, riproposto da alcuni di separare il celibato dal sacerdozio, conferendo il sacramento dell’ordine a degli uomini sposati, i viri probati, per – dicono – «delle ragioni o delle necessità pastorali», avrà in realtà la grave conseguenza di rompere definitivamente con la Tradizione apostolica.
Fabbricheremmo un sacerdozio a nostra misura umana, ma senza perpetuare, senza prolungare il sacerdozio di Cristo, obbediente, povero e casto. Perché in realtà il sacerdote non è solamente un «alter Christus», un altro Cristo, ma è veramente ipse Christus, il Cristo stesso! Ed è perciò che, come Cristo e come la Chiesa, il sacerdote sarà sempre un segno di contraddizione!
E voi, cari cristiani, laici impegnati nella vita civile, voglio dire con forza: «non abbiate paura! Non abbiate paura di portare a questo mondo la Luce di Cristo». La vostra prima testimonianza dev’essere il vostro esempio: agite secondo la Verità! Nella vostra famiglia, la vostra professione, le vostre relazioni sociali, economiche, politiche, Cristo sia la vostra Luce! Non abbiate paura di testimoniare che la vostra gioia viene da Cristo!
Vi prego: non nascondete la fonte della vostra speranza! Al contrario, proclamate! Testimoniate! Evangelizzate! La Chiesa ha bisogno di voi! «Cristo crocifisso rivela il senso autentico della libertà!» [1]. Con Cristo, liberate la libertà oggi incatenata da falsi diritti umani, tutti orientati verso l’autodistruzione dell’uomo.
A voi cari genitori, voglio indirizzare un messaggio del tutto particolare. Essere padre e madre di famiglia, nel mondo di oggi, è un’avventura difficile, piena di sofferenze, di ostacoli e di preoccupazioni. La Chiesa vi ringrazia! Sì, grazie per il dono generoso di voi stessi! Abbiate il coraggio di allevare i vostri figli alla Luce di Cristo. Talvolta dovrete lottare contro il vento dominante, sopportare il disprezzo e la derisione del mondo. Ma non siamo qui per piacere al mondo! «Noi proclamiamo un Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e follia per i pagani» (1 Cor 1,23-24).
Non abbiate paura! non rinunciate! La Chiesa, per mezzo dei Papi, e in particolare dall’enciclica Humanae vitae, vi affida una missione profetica: testimoniate davanti a tutti la vostra fiducia gioiosa in Dio, che ci ha fatto custodi intelligenti dell’ordine naturale. Voi annunciate ciò che Gesù ci ha rivelato con la sua vita: «La libertà si realizza nell’amore, cioè nel dono di sé» [2].
Cari padri e madri di famiglia, la Chiesa vi ama! Amate la Chiesa! È vostra Madre.
Mi rivolgo infine a voi, i più giovani, che siete così numerosi!
Vi prego di ascoltare prima di tutto un «anziano» che è più autorevole di me. Si tratta dell’evangelista san Giovanni. Aldilà dell’esempio della sua vita, san Giovanni ha anche lasciato un messaggio scritto ai giovani. Nella sua Prima Lettera, leggiamo queste parole commoventi di un vecchio ai giovani delle Chiese che aveva fondato. Ascoltate la sua voce piena di vigore, di saggezza e di calore: «Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il Maligno. Non amate né il mondo, né le cose del mondo!» (1 Gv, 2, 14-15) [3].
Il mondo che non dobbiamo amare, commenta il padre Raniero Cantalamessa nella sua omelia del Venerdì santo 2018, e al quale non dobbiamo conformarci, non è – lo sappiamo bene – il mondo creato e amato da Dio, non sono le persone del mondo, verso le quali, al contrario, dobbiamo sempre tendere, soprattutto i poveri e i più deboli, per amarli e servirli umilmente...
No! Il mondo da non amare è un altro. È il mondo quale è divenuto sotto la dominazione di Satana e del peccato. È il mondo delle ideologie che negano la natura umana e distruggono le famiglie... È il mondo delle strutture dell’ONU che impongono imperativamente una nuova etica mondiale, giocano un ruolo decisivo e sono diventate ormai un potere travolgente, che si diffonde per via delle onde radio attraverso le possibilità illimitate della tecnologia. Nei Paesi occidentali oggi è un crimine rifiutare di sottomettersi a queste orribili ideologie. È ciò che chiamiamo l’adattamento allo spirito dei tempi, il conformismo. Un grande scrittore credente inglese del secolo scorso, T.S. Eliot, ha scritto tre versi che dicevano più di interi libri: «In un mondo di fuggitivi, chi va nella direzione opposta, sembra un disertore».
Cari giovani, se è permesso a un «anziano» come era san Giovanni d’indirizzarsi direttamente a voi, anch’io vi esorto e vi dico: voi avete vinto il Maligno! Combattete tutte le leggi contro natura che vorranno imporvi, opponetevi a tutte le leggi contro la vita e contro la famiglia, siate tra coloro che prendono la direzione opposta! Osate andare controcorrente! Per noi cristiani, la direzione opposta non è un luogo, è una Persona, è Gesù Cristo, nostro Amico e Redentore.
Un compito è particolarmente affidato a voi giovani: salvare l’amore umano dalla deriva tragica nella quale è precipitato; l’amore che non è più il dono di sé, ma solamente il possesso dell’altro, un possesso spesso violento e tirannico. Sulla Croce, Dio si è fatto uomo e ci ha rivelato che Lui è «agapè», cioè l’Amore che si dona fino alla morte [4]. Amare veramente, è morire per l’altro, come quel giovane poliziotto: il colonnello Arnaud Beltrame. 
Cari giovani. Voi provate spesso, senza dubbio, nella vostra anima, la lotta tra le tenebre e la Luce, voi siete talora sedotti dai piaceri facili del mondo. Dal profondo del mio cuore di sacerdote vi dico: non esitate! Dio vi darà tutto! Seguendolo per essere santi, non perderete nulla! Guadagnerete la sola gioia che non delude mai! Cari giovani, se oggi Cristo vi chiama a seguirlo come sacerdoti, come religiosi o religiose, non esitate! Ditegli «fiat», un sì entusiasta e senza condizioni! Dio vuole avere bisogno di voi, che grazia! Che gioia!
L’Occidente è stato evangelizzato dai santi e dai martiri. Voi, giovani di oggi, sarete i santi e i martiri che le nazioni attendono per una nuova evangelizzazione! Le vostre patrie hanno sete di Cristo! Non deludetele! La Chiesa ha fiducia in voi! Prego perché molti tra voi rispondano, oggi, durante questa Messa, alla chiamata di Dio a seguirlo, a lasciare tutto per Lui, per la sua Luce. Cari giovani, non abbiate paura, Dio è il colo amico che non vi deluderà mai!
Quando Dio chiama, è radicale. Ciò significa che va fino in fondo, fino alla radice. Cari amici, non siamo chiamati a essere cristiani mediocri! No, Dio ci chiama integralmente, fino al dono totale, fino al martirio del corpo o del cuore!
Caro popolo di Francia, sono i monasteri ad avere fatto la civilizzazione del tuo Paese! Sono le persone, uomini e donne, che hanno accettato di seguire Gesù fino alla fine, radicalmente, che hanno costruito l’Europa cristiana. Avendo cercato Dio solo, hanno costruito una civilizzazione bella e pacifica, come questa cattedrale.
Popolo di Francia, popoli occidentali, voi non troverete la pace e la gioia se non cercando Dio solo! Ritornate alle vostre radici! Ritornate alla fonte! Ritornate ai monasteri! Sì, tutti voi, osate andare a passare qualche giorno in un monastero! In questo mondo di tumulto, di bruttezza, di tristezza, i monasteri sono delle oasi di bellezza e di gioia. Lì sperimenterete che è possibile mettere concretamente Dio al centro di tutta la propria vita, sperimenterete la sola gioia che non passa!
Cari pellegrini, rinunciamo alle tenebre. Scegliamo la Luce! Chiediamo alla Santissima vergine Maria di saper dire «fiat», sì, pienamente come ha fatto lei, di saper accogliere la luce dello Spirito Santo, come lei. In questo giorno in cui, grazie alla sollecitudine del Santo Padre Francesco, noi festeggiamo Maria Madre della Chiesa, chiediamo a questa madre santissima di avere un cuore come il suo, un cuore che non nega nulla a Dio, un cuore che brucia d’amore per la gloria di Dio, ardente nell’annunciare agli uomini la Buona Novella, un cuore generoso, un cuore grande come il cuore di Maria, a dimensione della Chiesa, a dimensione del cuore di Gesù. Amen!

[1] San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 85.
[2] San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 87.
[3] San Giacomo aggiunge: «Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Gc 4,4). Il mondo occidentale è un’illustrazione incontestabile di ciò che afferma san Giacomo.
[4] Omelia di padre Raniero Cantalamessa del Venerdì santo 2018, Basilica di San Pietro a Roma.

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martedì 1 maggio 2018

Dom Gérard, uomo della Regola di san Benedetto

Dom Gérard è un grande innamorato, un appassionato della Regola e delle usanze che ha ricevuto prima a Madiran e poi a Tournay, all’inizio degli anni 1950. Possiamo qui distinguere l’uomo della Regola, ma anche rilevare il suo desiderio d’integrare alcuni elementi dalle tradizioni certosine e solesmensi.
Contrariamente a quanto ormai si fa generalmente, Dom Gérard ha mantenuto contro venti e tempeste un commento quotidiano della Regola. Ha tenuto a conservare – ed è questo senza dubbio l’aspetto principale del suo carisma – un attaccamento alla Regola il più letterale possibile, compreso il programma liturgico che essa prescrive. Quest’ultimo punto lo ha condotto a una grande unità di vedute con i monaci di Fontgombault e delle sue filiazioni.
Inoltre, Dom Gérard ha cercato al meglio di vivere non solo la lettera, ma anche lo spirito della Regola. Non è possibile citare tutte le ricorrenze, ma ricordiamo fra l’altro uno spirito di grande ospitalità, che ha dato all’esterno – e continua a diffondere – la buona reputazione del nostro monastero.
Dom Gérard ha altresì enormemente profittato dell’esperienza da lui acquisita presso la fondazione di Tournay in Brasile, a Curitiba. Egli ha saputo fare tesoro degli errori da non ripetere in materia d’inosservanza. La sua insistenza, alquanto benedettina, sull’obbedienza e sull’umiltà, ci è ben nota. Ma esse non sono proprie di Dom Gérard, che d’altro canto ha avuto la grande intuizione personale – rara al giorno d’oggi, nonché radicata in una sana antropologia tomista, cioè in una sana filosofia della natura umana – per cui le forme esterne, ovvero corporali (tonsura, abito monastico, gesti di riverenza o di soddisfazione, capitolo delle colpe, ecc.) sono un mezzo potente per aiutare l’anima a convertirsi. Si tratta in questi casi di bastioni contro gli attacchi, ma anche di mezzi per progredire positivamente.
Il maremoto che ha accompagnato il periodo conciliare e i disastri che ha causato nella sua comunità di Tournay – che si sono tradotti particolarmente in assai numerosi abbandoni della vita religiosa –, è stato per lui un insegnamento e un vigoroso incitamento a reagire e a resistere. Da qui la sua partenza dalla comunità, per rimanere fedele alla vita monastica come l’aveva trovata arrivando a Madiran.
Il soggiorno di un anno di Dom Gérard all’abbazia di Fontgombault, al ritorno dal Brasile, e la sua amicizia con le sue filiali, gli hanno fatto apprezzare quanto l’amore per l’ortodossia presente in questi monasteri, come pure l’amore della Regola, dell’Abate, delle tradizioni monastiche (nel caso specifico, solesmensi) e infine della liturgia pre-conciliare – conservata quanto lo permise l’obbedienza, anche dopo il 1974 – creerà un avvicinamento che sfocerà nel 1989 alla redazione delle nostre Dichiarazioni e Costituzioni, sulla base di quelle della Congregazione di Solesmes, amabilmente comunicateci da Dom Jean Prou O.S.B. (1911-1999) mediante Dom Éric de Lesquen O.S.B. Molti elementi così integrati nella nostra legislazione si riveleranno infatti una buona armatura, una valida balaustra, di migliore qualità rispetto alle attuali costituzioni della Congregazione di Subiaco, e corrispondono meglio a ciò che abbiamo sin là vissuto o desiderato. Abbiamo naturalmente incluso nelle Dichiarazioni e soprattutto nelle norme numerosi elementi d’ordine meno canonico e più concreti, provenienti da antiche Costituzioni o Dichiarazioni della Congregazione di Subiaco, che rimane quella da cui proveniamo.
Avendo anche vissuto in una certosa, il nostro Padre Abate ha integrato alla nostra vita uno o due elementi provenienti da questa tradizione, in particolare i nostri “Gloria Patri”, di cui tutti i monaci benedettini parlano, se non con entusiasmo, almeno con grande rispetto.

[Dom Basile Valuet O.S.B., “Dom Gérard, l’homme de la Règle de saint Benoît”, La Nef, n. 302, aprile 2018, p. 29, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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venerdì 20 aprile 2018

Giubileo della fondazione della Confederazione Benedettina

Benedico il vostro lavoro e l’opera iniziata. Dio la faccia progredire!
— Leone XIII

1893-2018: 125 anni di due eventi di grande portata per i monaci benedettini! Il 18 aprile 1893 veniva solennemente posata la prima pietra dell’edificio attuale di Sant’Anselmo, sul colle Aventino, «sul quale il nostro santo Odone [di Cluny], grazie alla generosità di Alberigo della famiglia dei conti di Tusculum, costruì un monastero e una chiesa in onore di Maria, e sul quale fioriva l’abbazia dei S.S. Agostino e Alessio» (Circolare di G. Bernardi 26.7.1890). Poi, il 12 luglio dello stesso anno, Papa Leone XIII istituì ufficialmente, con il Breve “Summum Semper”, la Confederazione Benedettina, unendo così le diverse congregazioni benedettine, e offrendo allo stesso tempo un luogo dove l’Ordine Benedettino avrebbe donato «di nuovo alla Chiesa quei grandi monaci santi che hanno diffuso nel mondo l’insegnamento e la cultura cristiana» (Leone XIII). Lo stesso Pontefice aveva, infatti, già all’inizio del suo Pontificato, espresso il suo interesse per la restaurazione dell’Ordine Benedettino: «Spesso mi sembra di sentire la voce di Dio dentro di me che mi dice: ricordati degli Ordini religiosi! Essi hanno accolto in loro la vita della Chiesa e la Chiesa deve loro restituirla. Quanto più difficili sono i tempi tanto più si deve tenere la mano agli Ordini, antichi e nuovi, perché tutti sono necessari, al nord come al sud, in oriente come in occidente. […] Per ciò che riguarda l’Ordine benedettino, la linfa di questo vecchio tronco non è inaridita. Ne avrete la dimostrazione» (Leone XIII).

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sabato 7 aprile 2018

Dom Gérard Calvet, amante dell’assoluto di Dio


Dettaglio della pietra tombale di Dom Gérard, scolpita da
Pascal Beauvais, nella chiesa abbaziale di Le Barroux.
Dom Gérard Calvet (1927-2008) è stato nel secolo XX, in Provenza, il fondatore di un monastero la cui bella architettura attraverserà i secoli: l’abbazia Sainte-Madeleine, al Barroux, nel Vaucluse.
Considerato da un altro punto di vista, egli è stato – secondo un’espressione da lui stesso impiegata – un “resistente” di fronte alla crisi, dottrinale e liturgica, che ha iniziato ad attraversare la Chiesa prima del Concilio Vaticano II.
Ma egli è stato soprattutto, a partire dal 1950, un monaco attratto da una vita di preghiera, una vita secondo la Regola di san Benedetto e una vita comunitaria, in cui egli s’inscriveva in una tradizione e uno spirito monastico trasmessi dal Padre Jean-Baptiste Muard (1809-1854), Dom Romain Banquet (1840-1929) e Madre Marie Cronier (1857-1937).
Nel 1994, circa dieci anni prima della sua rinuncia all’abbaziato, Dom Gérard concludeva il suo Testamento per il mio successore fissando “i tre pilastri” sui quali poggiano i monasteri da lui fondati:
1. La Santa Regola.
2. La Santa Liturgia.
3. La permanenza dottrinale.
Al contempo, Dom Gérard – in quanto Priore e poi Padre Abate – ha voluto mettere i suoi monaci “al largo”. L’espressione proviene da Padre Muard. Indica una certa flessibilità, “una grande calma, una grande facilità, una grande semplicità”, diceva Padre Muard. Oppure, come Dom Romain Banquet ha scritto: “È lo spirito medesimo della Regola: i princìpi intatti e gli addolcimenti dati con un’attenzione e una cura materni” [1]. Questo spirito dà la sua peculiare fisionomia all’abbazia Sainte-Madeleine, come all’abbazia femminile dell’Annunciazione e al priorato Sainte-Marie de la Garde.
Dom Gérard è stato “un contemplativo e un lottatore”, ha riassunto Padre Louis-Marie de Blignières, fondatore – da parte sua – di una comunità di tradizione domenicana, la Fraternité Saint-Vincent-Ferrier.
Per lo storico, che non è monaco, tracciare l’itinerario e le battaglie di “lottatore” è più facile che mostrare il “contemplativo”. A un giornalista che, trent’anni fa, aveva cercato di raccontare la sua “avventura monastica”, Dom Gérard aveva scritto con una certa severità e disappunto:
“Il segreto dei monaci? Nessuno, capitelo bene, da venti secoli nessuno ha svelato il segreto dei monaci. La loro gioia e il loro tormento, la loro angoscia, la loro inquietudine bruciante e il lento possesso di una pace conquistata; tutto questo, mescolato finalmente alla loro azione di grazie, essi portano con sé sorridendo nella tomba” [2].
Per non limitarsi agli avvenimenti esteriori, che ridurrebbero Dom Gérard a un fondatore di monastero e a un resistente tradizionalista, è stato dunque necessario, per questa biografia, cercare di tracciare la totalità del suo itinerario: l’infanzia a Bordeaux, in una famiglia di grandi commercianti di vini; gli otto anni trascorsi alla scuola di Maslacq, dove l’influenza e la formazione ricevuti da André Charlier (1895-1971) saranno decisivi; la formazione monastica ricevuta a Madiran e a Tournay; gli anni trascorsi in Brasile, colorati e poi sempre più inquietanti; in seguito gli interrogativi, la fondazione di Bédoin nel 1970, la compagnia con mons. Lefebvre per una quindicina d’anni, poi la rottura nel 1988, per vivere pienamente il sensus Ecclesiae; la continua battaglia per la messa tradizionale, fino alla vittoria finale – se così si può dire – del 7 luglio 2007 [3].
L’itinerario sarebbe incompleto se non si aggiungesse la cultura, la scrittura, le grandi amicizie e l’instancabile carità per le anime. Il ritratto deve tenere conto dello spirito cavalleresco che animava Dom Gérard e che lo faceva coinvolgere in cause e battaglie in cui spirituale e temporale si congiungevano. E anche di un carattere impulsivo, che poteva sorprendere chi lo incontrava o l’ascoltava la prima volta.
Il biografo non potrà altresì nascondere gli errori, le insufficienze, le contraddizioni, che non erano il lato oscuro del personaggio, bensì – spesso – il rovescio delle sue qualità e i limiti inerenti a ogni destino umano. Accanto, lo storico deve inoltre tenere conto del giudizio fornito da uomini di Chiesa che lo hanno bene, e a lungo, conosciuto. Mons. Pierre Amourier, vicario generale della diocesi di Avignone quando Dom Gérard giunse a Bédoin, nel 1970, che è stato in disaccordo con alcune delle sue scelte negli anni seguenti, ne parlava come di un “appassionato di Dio” [4]. L’espressione è da prendere letteralmente. Dom Antoine Forgeot, che il 24 ottobre 1977 diventerà il Padre Abate di Fontgombault, e che lo aveva ben conosciuto sin dal 1969, ha parlato dell’“anima di fuoco di Dom Gérard, amante dell’assoluto di Dio che lo aveva afferrato e sedotto” [5].
Questa biografia cercherà dunque di mostrare le sorgenti profonde e i contrasti di una personalità.
Nondimeno, essa non è una storia completa dell’abbazia Sainte-Madeleine e dell’abbazia Notre-Dame de l’Annonciation, al Barroux. È ancora troppo presto per scrivere queste due storie, e non lo potranno mai essere completamente perché, come per tutte le comunità umane senza eccezioni, ci sono dei dolori, delle delusioni, delle inversioni, che sono troppo difficili da comprendere da un punto di vista strettamente storico.
La vita di Dom Gérard è inscritta in una famiglia secondo la carne – i Calvet –, poi in famiglie monastiche. Questo lavoro storico non sarebbe stato possibile senza la grande liberalità e la fiducia che mi hanno concesso il Reverendo Padre Dom Louis-Marie, Abate di Sainte-Madeleine, e la Reverenda Madre Placide, Abbadessa di Notre-Dame de l’Annonciation. Mi hanno aperto gli archivi conservati nei loro monasteri, mi hanno lasciato prendere conoscenza delle Cronache delle loro abbazie – che sono come un libro di famiglia, giorno per giorno – e mi hanno lasciato interrogare liberamente i monaci e le monache che hanno conosciuto Dom Gérard.
Tale lavoro d’investigazione e interrogazione al Barroux e a La Font de Pertus è stato completato da una ricerca analoga condotta presso altri archivi e con altri testimoni, in primo luogo la famiglia di Dom Gérard Calvet. Come guida, la raccomandazione di Leone XIII agli storici:
“La prima regola della storia è non osare affermare nulla di falso, né tacere qualcosa di vero; perché nello scrivere non ci siano sospetti di partigianeria o di avversione” [6].
Alle fonti d’archivio e alle testimonianze si sono aggiunte delle visite ai luoghi: Bordeaux, Tauzia, Maslacq, Madiran, Tournay, Montmorin, Bédoin, Montfavet, Le Barroux e Saint-Pierre de Clairac.

[1] Dom Denis Martin, La Doctrine monastique de Dom Romain Banquet, Editions de l’abbaye Saint-Benoît d’En-Calcat, 1943, p. 34.
[2] Postfazione a Marc Dem, Dom Gérard et l’aventure monastique, 1988, pp. 193-194.
[3] Benedetto XVI, motu proprio Summorum pontificum, del 7 luglio 2007.
[4] Testimonianza all’autore di don Louis Picard d’Estelan (Padre Gabriel), del 21 novembre 2012.
[5] Dom Antoine Forgeot, Prefazione a Benedictus. Lettres aux oblats, Editions Sainte-Madeleine, 2011, p. 7.
[6] Leone XIII, Lettera Saepenumero considerantes sugli studi storici, del 18 agosto 1883.

[Yves Chiron, Introduzione, Dom Gérard Calvet. 1927-2008. Tourné vers le Seigneur, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2018, pp. 13-16, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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venerdì 30 marzo 2018

Un dono per la Pasqua: le Lodi domenicali dell’Ufficio monastico

A partire dal Natale 2014, con il prezioso aiuto di valenti amici cui rinnoviamo tutta la nostra gratitudine, abbiamo messo progressivamente a disposizione dei lettori di Romualdica i testi del Breviarium monasticum del 1963 (secondo il codice delle rubriche del 1960), in latino con traduzione italiana a fronte. 
Abbiamo iniziato pubblicando il testo della Compieta monastica, cui ha fatto seguito, in concomitanza con la solennità di san Benedetto dellestate 2015, il fascicolo con i Vespri domenicali dellUfficio benedettino. A Natale del 2015 è stata la volta dellOra Terza settimanale in latino-italiano del Breviarium monasticum tradizionale; poi, in occasione della Quaresima 2016, è stata la volta dellOra Sesta settimanale; in seguito, durante il tempo pasquale del 2016, abbiamo pubblicato lOra Nona settimanale; e infine, in concomitanza con la festa di san Benedetto dellestate 2017, è stata la volta delle Lodi domenicali (fuori del tempo pasquale).
Ancora una volta con lintento di favorire la scoperta della straordinaria ricchezza dellUfficio Divino, desideriamo ora mettere a disposizione il fascicolo delle Lodi domenicali (nel tempo pasquale), sempre secondo le rubriche del Breviarium monasticum del 1963, in latino con traduzione italiana a fronte. Il fascicolo è disponibile in formato pdf al seguente link, oppure tramite la finestra qui in basso.
Ricordiamo che è possibile seguire in diretta gli uffici liturgici diurni dellabbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux (Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta) attraverso un apposito link interno al sito Internet del monastero, cantati integralmente in gregoriano nella forma extraordinaria del Rito romano (Breviario monastico del 1963).


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lunedì 12 marzo 2018

Pubblicata la biografia di Dom Gérard

Entrato nell’ordine benedettino nel 1950 e ordinato al sacerdozio nel 1956, Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008) è stato un monaco costruttore e un monaco “resistente”. Nel 1970, durante la tormenta post-conciliare, per conservare la liturgia tradizionale e la tradizione monastica, fonda – con l’accordo dei suoi superiori – il monastero Sainte-Madeleine, installato prima a Bédoin e poi a Le Barroux. Dom Gérard fonderà inoltre con Madre Élisabeth de La Londe O.S.B. (1922-2015) il monastero femminile Notre-Dame de l’Annonciation e, più tardi, il monastero Sainte-Marie de La Garde.
Le relazioni con le autorità del suo ordine e con la Santa Sede diventeranno complicate a partire dal 1974, e giungeranno fino alla sua espulsione dall’ordine benedettino. Tuttavia, senza mai perdere la speranza nella Chiesa, Dom Gérard ha perseguito – dalla fine degli anni 1970 – una riconciliazione con Roma, che interverrà nel 1988.
Fondandosi su numerosi archivi inediti, sulla vasta corrispondenza intercorsa di Dom Gérard e sulle testimonianze dei monaci e delle monache di Le Barroux, Yves Chiron – storico, direttore del Dictionnaire de biographie française e specialista rinomato di storia religiosa contemporanea, autore di numerose opere tradotte in varie lingue – restituisce il suo percorso in un periodo segnato dalla crisi nella Chiesa. L’autore ha inoltre cercato di abbozzare il ritratto spirituale di un monaco, fedele alle tradizioni della sua famiglia monastica – Padre Jean-Baptiste Muard (1809-1854), Dom Romain Banquet O.S.B. (1840-1929), Madre Marie Cronier O.S.B. (1857-1937) , amico di grandi figure come Gustave Thibon (1903-2001) o Jean Madiran (1920-2013), attento ai bisogni e ai richiami dei fedeli che venivano a cercare in monastero luce e conforto.
L’opera di Yves Chiron – Dom Gérard Calvet. 1927-2008. Tourné vers le Seigneur, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2018, 688 pagine, con prefazione del Padre Abate Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B. – contiene un cd audio che riproduce quattro conferenze e omelie di Dom Gérard nel corso del suo abbaziato.

Sommario

Prefazione
1. Infanzia a Bordeaux
2. Maslacq, il crogiolo
3. Notre-Dame de Madiran
4. Notre-Dame de Tournay
5. Gli anni in Brasile: 1963-1968
6. Tournay-Montrieux-Fontgombault-Montmorin
7. Bédoin, l’avventura
8. Roma o Écône?
9. Costruire un monastero
10. Un lungo cammino verso Roma: 1979-1988
11. 1988: rifiuto dello scisma
12. Al servizio della Chiesa e della Francia
13. In soccorso delle anime
Postfazione
Ringraziamenti
Fonti e bibliografia
Altre opere di Yves Chiron
Bibliografia di Dom Gérard
Indice dei nomi propri

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