mercoledì 1 aprile 2020

Omelia per la festa di san Benedetto

26 ottobre 2019, il Padre Abate di Le Barroux celebra il 25mo di professione monastica.
Cari Padri,
Cari Fratelli,
Cari Fedeli, che assistete a questa Messa di san Benedetto rispettando le consegne di sanità pubblica, ma che ci potete ascoltare grazie alla messa in onda (sembra che attraverso le onde il coronavirus non si trasmetta…).
Il coronavirus ci ha allontanato gli uni dagli altri. Le misure di confinamento impediscono ai cristiani di assistere fisicamente alla Messa. Tali misure hanno fatto, e fanno ancora, digrignare i denti di molti. Ma il buon zelo al quale san Benedetto invita i monaci e i cristiani, non potrebbe aprirci gli occhi su un’altra misura che Dio ha preso per curare e salvare l’unità del genere umano?
Sì, Dio – e san Benedetto – con una saggezza che vede più lontano, più in alto, hanno preso delle misure di spaziamento, che sant’Agostino chiama la distanza della carità.
Vi propongo due esempi delle misure prese da Dio, misure di spaziamento per salvaguardare l’unità.
La prima misura è l’abito dato da Dio dopo il peccato originale. Adamo ed Eva erano all’origine nudi e non ne provavano vergogna. Erano nudi, ovvero erano vicinissimi, di una prossimità perfetta, di un’unità impeccabile. Non provavano vergogna perché si rispettavano mutualmente senza mai abbassare l’altro allo stato di strumento. Il peccato originale ha fatto entrare la lussuria nel cuore dell’uomo, e Adamo ed Eva hanno sperimentato questa lussuria, dunque questo disprezzo, nei loro cuori e nello sguardo dell’altro. E Dio ha dato loro un abito, una maschera per la loro nudità, per guarire lo sguardo e il cuore. La distanza che Yahweh ha posto fra Adamo ed Eva mediante gli abiti è uno dei primi sacramentali della storia della salvezza, e di salvaguardia dell’unità del genere umano. Poiché in tal modo Adamo ed Eva hanno potuto rimanere uniti. Meno di prima, ma comunque uniti, di un’unità reale.
Secondo esempio: la torre di Babele. Conoscete bene l’episodio. Malgrado le messe in guardia di Dio, le minacce, malgrado la grazia che non manca mai, gli uomini si sono spinti sempre più nel male. Sono stati pertinaci nel loro orgoglio di volere raggiungere il cielo con le proprie industrie. Hanno iniziato a costruire qualcosa di enorme, una torre altissima. Un mostro di mattoni e di bitume che non sarebbe stato in grado – lo sospetto – di non precipitare un giorno o l’altro sotto il proprio peso, e di schiacciare i poveri operai. Dio ha quindi separato gli uomini mescolando le lingue. Dio ha posto della distanza fra gli uomini mediante la distinzione delle lingue, al fine di lottare contro l’orgoglio umano, che trasforma i deboli in schiavi. Così sono nate le nazioni. È creando le nazioni che Dio ha potuto mantenere gli uomini nell’umiltà, ma anche in una certa unità, un’unità fatta di più unità più piccole.
Per la sua conoscenza delle Sacre Scritture, della parola di Dio, per la sua esperienza monastica – l’eredità monastica e la sua propria esperienza –, san Benedetto ha seguito lo stesso percorso di Dio. San Benedetto pone della distanza fra i monaci, con il fine preciso di unirli.
Dunque, come fa?
Per il grado in comunità. Mai due fratelli sono al medesimo rango. Basta che uno sia entrato tre secondi prima di un altro, ed egli ha un grado superiore. Questo grado di comunità riguarda tutto il rispetto che si deve avere gli uni per gli altri: il rispetto per gli anziani e l’affetto per i più giovani. L’esperienza mostra che quando la familiarità conquista una comunità, l’unità ne esce indebolita. Il rispetto gli uni degli altri pone una certa distanza fra noi, ma unisce profondamente i cuori nella dignità di figli di Dio.
Ancor più, san Benedetto pone della distanza per mezzo dell’obbedienza. Ciascuno al suo posto. Come sarebbe piacevole che ogni decisione fosse presa in un consenso dialogico! Ma lo tsunami di opinioni e reazioni folli sul coronavirus, che vediamo sui social network, mostra che è il contrario ad accadere. L’obbedienza pone della distanza fra coloro che obbediscono e quanti comandano. Ma molto profondamente, l’obbedienza è un grande, uno dei maggiori fattori d’unità, con la ragione, dopo la ragione.
E per finire, il silenzio. Sì, il silenzio – non il mutismo – è un grande fattore d’unità. Anzitutto perché, nel silenzio, la coscienza si può elevare verso le verità più elevate e universali, e così verso Dio il Padre, il Creatore, il Figlio Salvatore, e verso lo Spirito Santo, unione del Padre e del Figlio. E perché dal silenzio può anche sgorgare una parola profonda, una parola di carità e quindi d’unità.
Miei cari Fratelli, cari Fedeli, consentiamo a questo distanziamento provvisorio come a un tempo di purificazione. Questo tempo di distanziamento ha certamente come fine diretto di lottare contro la propagazione del virus. Ma con il buon zelo, noi possiamo vedere questo distanziamento come un segno, come un sacramentale di purificazione.
E pensiamo agli altri, pensiamo, preghiamo soprattutto per tutti quello che sono sul fronte e che sono in prima linea per curare le povere persone ammalate. Preghiamo per quelli che soffrono, per quanti sono in ospedale – penso ai famigliari dei monaci all’ospedale, perché vicino a noi ci sono persone gravemente colpite dal coronavirus –, e preghiamo soprattutto per coloro che muoiono.
Senza rumore, nell’obbedienza e nel rispetto. Amen.

[Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, omelia nella festa di san Benedetto, 21 marzo 2020, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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sabato 28 marzo 2020

Il significato della Quaresima

Secondo un’antica tradizione monastica, il Mercoledì delle Ceneri, dopo l’ufficio di Nona, i monaci si recano nella sala capitolare per ascoltare ancora una volta il capitolo 49 della Regola di san Benedetto, intitolato “La Quaresima dei monaci”. Tale capitolo inizia in maniera alquanto sorprendente: “Anche se è vero che la vita del monaco deve avere sempre un carattere quaresimale, visto che questa virtù è soltanto di pochi, insistiamo particolarmente perché almeno durante la Quaresima ognuno vigili con gran fervore sulla purezza della propria vita, profittando di quei santi giorni per cancellare tutte le negligenze degli altri periodi dell’anno”.
Mentre per la grande maggioranza dei cristiani la Quaresima è sinonimo di penitenza, per san Benedetto è un tempo da vivere in piena purezza, conformemente alla vocazione di ciascuno. È dunque un periodo durante il quale ci sforziamo di vivere quali degni figli e figlie di Dio, e che ci conduce, in occasione della veglia pasquale, a rinnovare le nostre promesse battesimali.
La breve esortazione del Nostro Santo Padre Benedetto descrive la Quaresima come un allenamento alla santità, non come una parentesi nella nostra vita abituale. Perché la santa Quaresima rimane un tempo di conversione in profondità, un tempo per cambiare i nostri cuori, per perdere le cattive abitudini e acquisirne delle buone. È una battaglia della virtù, qualità dell’anima acquisita mediante atti concreti e volontari. Nelle sue Confessioni, sant’Agostino confessa che la sua battaglia più rude, nella scelta decisiva di Dio, fu quella relativa alle cattive abitudini. In effetti, una catena, una corda, un luogo fosse pure il più debole, lo tratteneva nelle braccia paludose delle cose terrestri. Ma la grazia era là, e al momento opportuno egli fece la scelta che decise della sua eternità nonché, in una certa misura, dell’avvenire della cristianità. Non lo rimpianse mai.
Nel suo libro Désir et unité – un’opera che vi raccomando vivamente – il Padre Abate di Lagrasse cita sant’Agostino:
“Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure, amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, dov'è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio”.
Non abbiamo nulla di enorme da perdere convertendoci a Dio; al contrario, in Lui riceviamo tutto al centuplo. La Quaresima è veramente un tempo di grazia, un tempo da vivere quali figli e figlie di Dio, un cammino di luce che ci dirige verso la gioia senza fine.
La Quaresima, dice san Benedetto, è anche un tempo di riparazione delle negligenze. Egli pensa anzitutto alle nostre negligenze personali, alle nostre colpe, che dobbiamo espiare e riparare in ragione della maestà di Dio. Ma in san Benedetto la vita cristiana è maggiormente una partecipazione alle sofferenze di Cristo, del Cristo che ha sofferto e che è morto a causa dei nostri peccati. Nostro Signore è l’autentico Agnello di Dio, che toglie i peccati e che continua a espiare per le sue membra, che noi siamo. E Dio sa che il peccato abbonda! “Penitenza!”, ha detto la Vergine Maria a Lourdes e a Fatima. “Penitenza!”, ripete san Benedetto. Perché Dio è gravemente offeso.

[Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, editoriale di Les amis du monastère, n. 173, 19 marzo 2020, pp. 1-2, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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mercoledì 18 marzo 2020

Rendimento di grazie per i quarant’anni di un monastero benedettino

Estate 2017: S.Em. card. Robert Sarah in visita alle monache del Barroux.
Cari amici,
Lo scorso 30 ottobre, in occasione della Messa solenne d’azione di grazie che celebrava per i quarant’anni della nostra comunità, il nostro Padre Abate Dom Louis-Marie ha pronunciato una memorabile omelia, evocando meravigliosamente i doni ricevuti nella nostra culla, nel 1979. Mi pare che il richiamo di tali misericordie divine possa costituire per ciascuno una rassicurazione, quasi una risposta all’angoscia attuale della Chiesa.
“Quarant’anni fa, proprio in questo giorno, la vostra comunità era in una piccola culla. Una piccolissima comunità appena nata: una monaca e quattro postulanti. Una comunità fragile, fragile come un bambino che non saprebbe vivere senza le cure paterne e materne. Fragile, certo, ma già forte, perché la forza di una comunità cristiana non viene anzitutto da ciò che può fare, ma da ciò che il Signore fa e dona”.
A fianco della nostra fondatrice, Madre Élisabeth, Dio ci ha dato un fondatore, Dom Gérard. “È cosa buona ricordare oggi i tre pilastri che Dom Gérard ci ha voluto trasmettere in un contesto ecclesiale rivoluzionario. Questi tre pilastri sono: una filosofia realista, tomista; le osservanze monastiche fedeli ai ‘nostri fondatori’, il Padre Muard, Dom Romain Banquet e Madre Marie Cronier; e la santa liturgia tradizionale. Mediante questa eredità, Dom Gérard cantava la gloria di Dio, che si manifesta nel mistero della realtà dell’essere, nella santità della virtù e nel carattere eminentemente sacro del rito antico”.
Questi pilastri non sono dei reperti di museo. Verità, osservanze monastiche e santa liturgia abbeverano le nostre anime come una fonte d’acqua viva. Esservi fedeli non esclude gli adattamenti, necessari per salvaguardare lo spirito di san Benedetto in un mondo che cambia. “Ma Dom Gérard usava con parsimonia questi adattamenti, per una ragione che l’ideologia libertaria ha dimenticato o rigetta con orgoglio: vero è che la natura umana non cambia, non cambierà mai. Si sente dire spesso, come un ritornello: ‘Ah, la gioventù è così, oppure è così, e non può obbedire come prima; occorre adattarsi alla gioventù’. È vero che se la barbarie ha fatto – e fa ancora – delle devastazioni nelle anime, se il peccato le ferisce, ciò non costituisce una novità. I salmi lo gridano. Ma nella loro natura, le anime non cambiano. E gli strumenti sacri per andare a Dio, per seguire Cristo nella gloria di Dio, non cambiano”.
Dom Gérard ci ha trasmesso la sua forte devozione per gli angeli custodi. Così ha proseguito Dom Louis-Marie: “Gli angeli erano là. È una Messa dei santi angeli custodi che fu celebrata quarant’anni fa, esattamente la medesima di oggi. Oggi forse con un po’ più di dispiegamento del sacro… Gli angeli erano là, inclinati sulla culla della vostra comunità e – come a Natale – cantavano la gloria di Dio e la salvezza delle anime”. Gli angeli non soltanto cantano, essi custodiscono e proteggono! “Proteggono, sì. Questa piccola comunità aveva bisogno di essere protetta, e adesso che è diventata più grande – a 40 anni si può dire di essere grandi! –, ebbene, questa comunità ne ha sempre bisogno. Nel 1986 Dom Gérard aveva pronunciato solennemente un atto di consacrazione alla Vergine, vostra santa patrona, supplicandola di proteggere i nostri monasteri: che l’eresia e lo spirito scismatico si frantumassero contro le mura della clausura. È una preghiera sempre attuale, oh quanto attuale, e noi supplichiamo gli angeli di custodirci, di proteggerci”.
Dom Louis-Marie ha evocato soprattutto la presenza di Nostro Signore Gesù Cristo nella culla della fondazione. “Lui che è così lontano, il più lontano mai raggiunto da qualsiasi essere creato. Lui che con il Padre e lo Spirito Santo è un solo Dio infinitamente felice, lui che non ha bisogno di nulla. Eppure, lui che è così vicino: Interior intimo meo (‘più dentro in me della mia parte più interna’: sant’Agostino, Confessioni, III, VI, 11). Lui che si è fatto uomo e che dona la sua carne e il suo sangue in cibo perché viviamo di lui. […] Egli è la testa del corpo della vostra comunità, l’autentico Sposo, più vero di qualunque altro sposo sulla terra. È l’autentico Sposo di ciascuna fra di voi e della vostra comunità nella sua bella unità. E dona la vita. Dona la vita come nessun altro la può donare”.
Così concludeva il nostro Padre Abate: “Che la Vergine Maria, che è la santa patrona di questa comunità, che è regina di questa comunità, che è madre – ancor più madre che regina –, possa accompagnarvi affinché siate veramente fedeli alla vocazione che avete ricevuto… nella vostra culla”.
Dopo le celebrazioni festive, cari amici, ecco giunto il tempo favorevole della Quaresima. Stringiamo forti le armi della preghiera e della penitenza, operiamo con gioia per la nostra Madre la santa Chiesa, cui dobbiamo tanto. Santa Quaresima!

[Madre Placide Devillers O.S.B., Abbadessa di Notre-Dame de l’Annonciation, Le Barroux, La Font de Pertus. Lettre des moniales, n. 114, 26 febbraio 2020, pp. 1-3, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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martedì 17 marzo 2020

Messa conventuale in diretta dall’abbazia del Barroux

Nel presente periodo di emergenza sanitaria, i monaci dell’abbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux hanno assunto l’iniziativa di mettere a disposizione dei fedeli impossibilitati a recarsi alla Messa, la diretta audio quotidiana della Messa conventuale, che si svolge alle ore 9:30 nei giorni feriali e alle ore 10 nei giorni festivi. La diretta audio della Messa è accessibile tramite questa pagina, e ha inizio al termine dell’Ora Terza.

Ricordiamo inoltre che è possibile seguire in diretta gli uffici liturgici diurni dell’abbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux (Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta) attraverso un apposito link interno al sito Internet del monastero, cantati integralmente in gregoriano nella forma extraordinaria del Rito romano (Breviario monastico del 1963).

A tale proposito ricordiamo altresì che per quanti desiderano seguire gli uffici monastici, nel corso degli anni abbiamo messo progressivamente a disposizione dei lettori di Romualdica i testi del Breviarium monasticum del 1963 (secondo il codice delle rubriche del 1960), in latino con traduzione italiana a fronte. Sin qui è possibile accedere al fascicolo con il testo della Compieta monastica, dei Vespri domenicali, dell’Ora Terza settimanale, dell’Ora Sesta settimanale, dell’Ora Nona settimanale, delle Lodi domenicali (fuori del tempo pasquale) e delle Lodi domenicali (nel tempo pasquale).

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mercoledì 11 marzo 2020

P come perdono - San Benedetto per tutti / 13

Ecco una scena alla quale si può assistere di tanto in tanto nella penombra di un corridoio del monastero: nel più grande silenzio, due monaci s’inginocchiano l’uno di fronte all’altro sulla soglia dell’ingresso di una cella, si scambiano un caloroso abbraccio fraterno, poi ripartono ciascuno dalla propria parte, con il sorriso sulle labbra e il cuore leggero. Cosa significa questa scena insolita?
Molto semplicemente, i due fratelli hanno messo in pratica questa massima della Regola: “nell’eventualità di un contrasto con un fratello, stabilire la pace prima del tramonto del sole (RB IV,73). San Benedetto è lucido: ogni vita di famiglia comporta il suo carico di tensioni, di dispute o di discordie. È inevitabile. Ma, in fondo, non è veramente questo il punto. Tutto il problema è di sapere cosa ne facciamo di tali accadimenti. Siamo capaci di scorgervi altrettante occasioni di perdono da chiedere o da offrire? In caso affermativo, allora la carità è salva e può addirittura uscirne fortificata. Immaginate quale clima regnerebbe nella vostra coppia, nella vostra famiglia, se decideste tutti di praticare questa massima della Regola!
Tuttavia, come pervenirvi? Per san Benedetto, il mezzo è evidente: la recita in comune e in verità della preghiera del Padre Nostro. Perché così, “per le offese alla carità fraterna che avvengono di solito nella vita comune, i presenti possano purificarsi da queste colpe, grazie all’impegno preso con la stessa preghiera nella quale dicono: ‘Rimetti a noi, come anche noi rimettiamo’” (RB XIII,12-13). Immaginate una famiglia nella quale ogni sera si reciti un Padre Nostro, al termine del quale ciascuno si perdoni gli eventuali litigi della giornata! “Un sogno”, dite? Ebbene, mi sembra che la Quaresima sia il momento idoneo per trasformare questo sogno in realtà! Siatene certi, come per molte circostanze, sono solo i primi passi che costano, e vi assicuro che troverete così più gioia e pace che in ogni altra penitenza!
La prossima volta, P come pazienza.

[Fr. Ambroise O.S.B., “Saint-Benoît pour tous...”, La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 34, 9 marzo 2020, p. 4, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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mercoledì 4 marzo 2020

Pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres 2020


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domenica 1 marzo 2020

Note per la Quaresima

Ai lettori che ci riservano la cortesia della loro attenzione, desideriamo fornire alcuni richiami che abbiamo pubblicato nel corso di questi dodici anni, volti a permettere di trarre qualche spunto utile per la vita interiore durante il presente tempo quaresimale.

Lorientamento generale ci è dato dal capitolo XLIX della Regola di san Benedetto, "De Quadragesimae observatione", cui anzitutto rimandiamo.

Traendo spunto dalle preghiere della Messa nella prima domenica di Quaresima, Dom Gérard Calvet O.S.B., fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, nello scritto "Salmo 90. Il combattimento spirituale" ci offre una meditazione alla sequela di san Bernardo.

Riprendendo linsegnamento di san Benedetto e della sua Regola, lo stesso Dom Gérard, in "Nella gioia del più intenso desiderio spirituale", desidera farci conoscere lessenza della spiritualità quaresimale cui deve tendere il desiderio dell’anima: lattesa della Pasqua.

Sempre alla scuola di san Benedetto, prezioso è lintervento di Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, che ci esorta a "Un buon proposito per la Quaresima".

Linsegnamento dei Padri della Chiesa emerge dalla "Catechesi pacomiana sulla Settimana Santa" di san Pacomio, come pure da alcune istruzioni tratte dalle Istituzioni cenobitiche di san Giovanni Cassiano, contenute nella pagina "Per la Quaresima: il digiuno".

Un breve testo di fr. Ambroise O.S.B. del Monastero Sainte-Marie de la Garde, Q come Quaresima”, è concepito anch'esso come commento al capitolo XLIX della Regola di san Benedetto.

Parimenti si dica del commento "L’osservanza della Quaresima" del canonico Georges-Abel Simon, particolarmente rivolto agli oblati e amici dei monasteri.

Labbadessa Anna Maria Cànopi O.S.B. prosegue con una meditazione sul capitolo XLIX della Regola di san Benedetto, offrendoci un commento sul tema "Per la Quaresima: la lectio divina".

Altrettanto profonde, e pienamente radicate nella spiritualità benedettina, sono le esortazioni del beato Alfredo Ildefonso Schuster O.S.B., che in "La Pasqua nostra" ci mostra come lintera vita ascetica è una preparazione alla Pasqua dellanima, ossia alla sua resurrezione in Cristo.

Potremo poi rileggere la meditazione di Benedetto XVI "Grande silenzio perché il Re dorme", offerta alle monache e ai fedeli in venerazione davanti alla Santa Sindone, il 2 maggio 2010.

Infine, quando sarà il momento del Sacro Triduo, potremo dedicarci a una meditazione per immagine, che ci è offerta dal quadro Agnus Dei del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán.

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