mercoledì 18 maggio 2016

Creati per la bellezza

È sufficiente che la bellezza sfiori
appena il nostro tedio,
perché il cuore ci si laceri come seta
tra le mani della vita.
Nicolás Gómez Dávila (1913-1994)

Esce domani in libreria il libro di Stefano Chiappalone, Alle origini della bellezza, Cantagalli, Siena 2016, 104 pp., euro 8, dal quale riproduciamo qui di seguito un brano (pp. 20-22), con il cortese permesso dell’autore. Come Chiappalone ricorda nell’introduzione, si tratta di «“appunti di pellegrinaggio” [che] scaturiscono da riflessioni nate nell’ambito dell’apostolato culturale di Alleanza Cattolica, grazie alle sollecitazioni di amici, maestri e compagni di viaggio, a cominciare da Giovanni Cantoni, fondatore [...] dell’associazione. L’idea di raccoglierli in questo breve libro è invece del tutto personale ma sempre nell’intento di portare un piccolo contributo a quella grande avventura della Nuova Evangelizzazione, richiamata con crescente insistenza dagli ultimi pontefici e che, nel nostro caso, si traduce nello sforzo di edificare “una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio”, secondo una nota espressione di San Giovanni Paolo II (1978-2005)» (p. 7). Di Stefano Chiappalone, su Romualdica abbiamo pubblicato nel 2010 La bellezza della liturgia Due passi nelleternità, e nel 2011 Benedetto e la bellezza.


L’arte cristiana è densa di simboli, “inventati” da Dio stesso nella creazione e nella rivelazione: il pesce non è più solo un animale vertebrato che vive in acqua, ma diventa il simbolo di Cristo (con allusione anche al miracolo dei pani e dei pesci): Ιχθυς [pesce, in greco] è l’acrostico di ‘Ιησοũς Χριστός Θεoũ Υιός Σωτήρ [Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore]. Il pellicano diviene simbolo di Cristo che si sacrifica per nutrirci. Il corallo e il pettirosso rinviano alla Passione. Per non parlare dell’Agnello, figura centrale nel Libro dell’Apocalisse. L’albero non è più un albero e basta, ma l’albero della vita che stava nell’Eden (Gn 2,9) e anche l’Albero della nuova vita, cioè il legno della croce; ma anche l’albero il cui frutto è promesso come premio per la vita eterna (Ap 2,7). A tale proposito è significativo l’accostamento dell’Albero della Croce con l’Ultima cena, nell’opera di Taddeo Gaddi (1300-1366) nel Cenacolo di Santa Croce a Firenze. Le ali degli uccelli, cosa sono se non un simbolo della natura spirituale degli angeli, onnipresenti nelle decorazioni delle nostre chiese? Le chiavi, simbolo del potere di Pietro. In un mondo sacramentale ogni aspetto della realtà è un “link” (in effetti, symbolon significa proprio “collegamento”) dalle cose visibili a quelle invisibili: dal trifoglio, di cui – stando alla leggenda – S. Patrizio si servì per far capire la Trinità, fino all’oro delle icone, che si riferisce a una luce divina che neanche il celeste riesce più ad esprimere.
«Non a caso – scriveva lo studioso e sacerdote russo Pavel Aleksandrovič Florenskij (1882-1937) – le antiche testimonianze chiamano i sommi maestri della pittura d’icone filosofi, benché nel senso della teoria astratta essi non abbiano scritto una sola parola. Ma con le luminose visioni celesti, questi pittori d’icone testimoniarono del Verbo incarnato con le dita delle mani e veracemente filosofarono coi colori» [1].
Nella liturgia (e non dimentichiamo che tanta arte cristiana è nata per la liturgia e in funzione di essa), dove si inaugura «una vera e propria ecologia escatologica» [2] (l’efficace definizione è del benedettino francese François Cassingena-Trévedy) si raggiunge il culmine di questa sacralizzazione del mondo: dagli alberi e al bestiame, che i salmi cosmici chiamano alla lode universale, al fuoco, l’acqua, l’olio, fino al pane e al vino che diventano realmente ciò che significano, Corpo e Sangue di Cristo: tutto acquista un nuovo senso, inaugurando la nuova Creazione.

[1] Pavel Aleksandrovič Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona, trad. it., Adelphi, Milano 2007, pp. 174-175.
[2] François Cassingena-Trévedy, La bellezza della liturgia, trad. it., Qiqajon, Magnano 2003, p. 90.


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giovedì 28 aprile 2016

Una giornata monastica all'Abbazia del Barroux



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lunedì 18 aprile 2016

Il segreto di fr. Vincent (omelia del card. Sarah)

[Domenica 10 aprile 2016 si è addormentato nella pace del Signore – all’età di 39 anni, di cui 12 nella vita religiosa – fr. Vincent-Marie de la Résurrection (Benoît Carbonell), canonico regolare della Madre di Dio presso l’abbazia Sainte-Marie de Lagrasse, una comunità legata alla forma extraordinaria del Rito romano. Da qualche anno fr. Vincent era affetto da sclerosi multipla, che un poco alla volta lo ha completamente immobilizzato. Invitiamo a leggere la bella e toccante testimonianza sulla sua vita resa dai suoi fratelli canonici. La Messa di esequie, celebrata in rito romano antico, è stata celebrata sabato 16 aprile dal R.P. Emmanuel-Marie, Abate di Lagrasse, alla presenza di Sua Eminenza il cardinale Robert Sarah, che ha svolto l’omelia e in seguito benedetto la salma. Da qualche anno si era stretto un forte legame di amicizia e intimità spirituale fra il card. Sarah e fr. Vincent, che portava dentro di sé con un senso di missione di preghiera e di silenzio le intenzioni per la Chiesa che il porporato veniva ad affidargli regolarmente; ha scritto di lui il cardinale africano: “Ho dedicato a fr. Vincent il mio libro Dio o niente perché ho compreso dal nostro primo incontro che Cristo aveva poggiato il suo cuore contro il suo”. Trascriviamo qui di seguito una nostra traduzione dell’omelia del card. Sarah pronunciata nel corso delle esequie, delle quali due reportage fotografici sono visionabili a partire da questa pagina.]


Carissimi Fratelli e Sorelle,
Sono emozionato e alquanto felice di essere con voi in questo momento per accompagnare con l’affetto e le preghiere alla sua ultima dimora il nostro fratello Vincent-Marie de la Résurrection. Egli sul suo letto di malato, come Gesù, nei giorni della sua vita carnale, ha trascorso giorni e notti a offrire preghiere e suppliche, con un potente grido di fede, per ottenerci da Dio l’aiuto e le grazie di cui abbiamo bisogno. Oggi siamo noi che preghiamo per lui, onde attirare su di lui la misericordia e il perdono di Dio. Poiché siamo tutti peccatori. Il bambino è simbolo di una purezza che non dobbiamo mai smettere di volere, ma che sappiamo, anche nell’agonia, che non raggiungeremo mai.
Mio carissimo Vincent, ringrazio Dio e la comunità dei Canonici Regolari di sant’Agostino, che ci hanno permesso di conoscerci e di camminare assieme durante un piccolo tratto della nostra esistenza. Ti eri impegnato, e avevi preso la decisione di sostenermi e accompagnare il mio ministero con le tue preghiere e i tuoi sacrifici. Tutti i nostri incontri si sono svolti nel silenzio e nella preghiera. Ogni volta che Dio mi ha permesso di venirti a trovare, abbiamo pregato intensamente il Rosario, sotto lo sguardo della Vergine Maria. E siamo rimasti durante lunghi momenti in silenzio. Tu perché Dio ti chiedeva di essere un’offerta silenziosa per la salvezza del mondo. Io perché diventassi tuo allievo, per apprendere il mistero della sofferenza.
Osservandoti in silenzio, ho sempre considerato che il tuo volto splendeva. Il tuo corpo portava la sofferenza e il dolore. Ma sul tuo viso si poteva vedere una grande gioia, un’immensa pace e un abbandono totale a Dio. Pregando con te e ascoltando il mistero della vita, mi hai insegnato che le sofferenze e le gioie esistono insieme. Mi hai insegnato che la preghiera non asciuga le lacrime. E il silenzio ha insegnato a entrambi che l’unità della sofferenza e della beatitudine, è il segreto di Dio che dobbiamo accogliere nella fede e con una grande serenità. Quando, qualche volta, ti ho telefonato da Roma, la sola parola che tu volevi scolpire nel mio cuore, era: Sì, sì, sì! Eri diventato un Fiat continuo. Eri diventato interamente olocausto per un amore per Dio. Qualche volta non eri più capace di dire Sì, ma sentivo un respiro forte e doloroso. E mi hai rivelato così che l’espressione la più sublime dell’amore, è la sofferenza.
Ciò che Dio mi dava da percepire intuitivamente, tu stesso me ne dai conferma nel momento in cui ci lasci. In effetti, questa notte ho letto nel tuo diario personale questi pensieri di una densità spirituale eccezionale che hanno nutrito la tua vita interiore. Ti cito: “Credo che la sofferenza è stata accordata da Dio all’uomo in un grande pensiero di amore e di misericordia. Credo che la sofferenza è per l’anima la grande operaia della redenzione e della santificazione”.
Sì, la sofferenza è uno stato di felicità e di santificazione delle anime. Ad ascoltarti, sembra di sentire santa Teresa del Bambino Gesù, che scriveva: “Ho trovato la felicità e la gioia sulla terra, ma unicamente nella sofferenza, perché quaggiù ho molto sofferto”.
Ma per arrivare ad assumere in tal modo la sofferenza e per trovare la gioia nella sofferenza, oggi tu ci consegni il tuo segreto. Questo segreto io l’ho trovato nel tuo quaderno:
“Ogni giorno, mi rinchiudo in un triplice castello:
Il primo è il Cuore purissimo di Maria, contro tutti gli attacchi dello spirito maligno.
Il secondo è il Cuore di Gesù, contro tutti gli attacchi della carne.
Il terzo è il Santo Sepolcro, dove mi nascondo vicino a Gesù contro il mondo”.
Questa mattina, la tua camera è vuota come il sepolcro, perché tu sei vivente.
Ti dico nuovamente il mio immenso grazie, Vincent, per ciò che sei stato per me e per noi.
Continua a pregare per i tuoi fratelli, i Canonici Regolari di sant’Agostino, per la Chiesa, per la tua famiglia e per noi. Anche noi preghiamo per te. Dio ci ha separati per un momento, ma restiamo uniti.
Tu sei di più in più profondamente nel cuore di Dio, ma rimani nel più profondo del nostro cuore. Ora che contempli il volto di Dio, prega per noi, per i tuoi fratelli i Canonici Regolari di sant’Agostino. Tu ci hai preceduto presso il Padre per essere nostro protettore. E imploriamo la misericordia di Dio su di te. Ti affido alla Vergine nostra Madre. Lei che invocheremo nell’ora della nostra morte.
Amen!







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martedì 12 aprile 2016

La vita interiore alla scuola di André Charlier

Il Venerdì Santo, alle ore 15 in punto, il celebrante, rivestito di una semplice alba, con la stola nera a sottolineare la sua dignità sacerdotale, entra nella chiesa abbaziale riempita di una folla silenziosa. Giunto ai piedi dell’altare, egli si prostra interamente a terra con un magnifico gesto di umile adorazione. La liturgia ci fa entrare nella vita interiore dell’unico sommo sacerdote, Gesù Cristo, il Signore.
Nel Getsemani Gesù ha pregato il Padre nel più misterioso combattimento spirituale. Più di Giacobbe contro l’angelo di Yahweh, più che Mosè sul Sinai, più di Giobbe. Gesù ha affrontato la volontà del Padre per noi. Egli ci ha mostrato percorrendola la strada stretta della vita interiore, che André Charlier definiva «il rapporto intimo della nostra anima con Dio». Nella «lettera ai capitani» dell’11 marzo 1943, durante l’occupazione, André Charlier tratteggiava un percorso chiaro e molto pratico di vita interiore.
La prima tappa consiste nel riconoscere umilmente e virilmente la grande debolezza delle anime a entrare nell’interiorità da sé stesse nella vita quotidiana. «Ora, io che vi vedo vivere, e che vi osservo, spesso senza che ve ne rendiate conto, trovo in voi una scarsa capacità di rientrare in voi stessi, il vostro spirito è sempre orientato all’esterno». E da pastore avvertito che conosce bene le sue pecore perché le ama, egli vede bene che il poco d’interiorità di cui i suoi allievi davano prova era contaminato dall’esterno: «Quando pensate a voi stessi, siete soprattutto preoccupati dell’impressione che potete dare agli altri». Ma certo, André Charlier, in maniera molto umana, molto incarnata, riconosce bene le circostanze attenuanti: la giovane età, il lavoro scolastico che richiede attenzione, la vita domestica con tutti i suoi obblighi e gli avvenimenti dell’epoca che attraversavano la Francia, così ossessivi. Come si dice, non ce la si fa più!
André Charlier spinge allora i suoi capitani a immergersi un po’ di più nella vita interiore, mettendo in luce un’inquietudine spesso muta, ma presente in tutte le anime. Lo fa dando l’esempio notevolmente adattato da Lyautey: «Soffro di avere l’anima così elevata da potere comprendere ciò che dovrei essere e di non avere il carattere così fermo e indurito per realizzare la concezione della vita che devo condurre». Questa constatazione, Lyautey la faceva su un segno molto chiaro, visibile, oggettivo: il pettegolezzo, che riconduce tutto a sé.
Ed ecco la tappa decisiva, quella che permette d’entrare veramente nella vita interiore, in questo rapporto intimo dell’anima con Dio, la tappa della grande verità: «Voi siete delle creature di Dio, il quale creando ciascuno di voi ha avuto un pensiero particolare: è tempo che impariate a conoscere questo pensiero divino su di voi, senza il quale la vita andrà presto a rapirvi e a impedirvi di gustare questo rapporto unico con l’Eterno. Tutto potrebbe diventare per voi così chiaro da subito, se lo volete, e la vostra vita si troverebbe per sempre trasformata».
André Charlier sa bene che questa tappa ha essa stessa il suo rischio, cioè di essere senza domani. Per evitare ciò, occorre oltrepassare un’altra tappa, quella d’entrare abitualmente, ogni giorno, nel silenzio; silenzio materiale indispensabile, certo, ma più ancora nel silenzio interiore. «Occorre fare tacere anche il tumulto dei pensieri, e che tutta l’agitazione della giornata venga a morire al fondo di questo raccoglimento».
In maniera ammirevole André Charlier dà allora il cuore della vita interiore, la sua natura profonda: «Là, mantenete la vostra anima un momento sotto lo sguardo di Dio, e con uno slancio molto semplice, fate offerta di voi stessi a quel Dio che attende da voi qualcosa di preciso». Chi non vedrà qui, dipinta, la preghiera di Gesù nel Getsemani?: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E sulla croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». E alla risurrezione: «Io sono risorto, e sono nuovamente con te. Tu hai posto la tua mano su di me».
Non mi rimane che invitarvi a profittare della biografia di André Charlier recentemente pubblicata, e soprattutto a celebrare le sante feste pasquali con un’anima interiore.

[Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, editoriale di Les amis du monastère, n. 157, 19 marzo 2016, pp. 1-2, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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mercoledì 6 aprile 2016

Padre Abate di Wisques: Dom Philippe de Montauzan O.S.B.

Il sito francese Le petit Placide ha reso noto la notizia dellelezione del nuovo Padre Abate dell'abbazia Saint-Paul de Wisques, Dom Philippe de Montauzan O.S.B., sin qui Priore della comunità fondata nel 1889 nel dipartimento francese di Pas-de-Calais e in precedenza maestro dei novizi dellabbazia Notre-Dame di Fontgombault, dalla quale lo scorso 13 ottobre 2013 - come avevamo riportato in un servizio dedicato allirradiamento dell'abbazia di Fontgombault - erano giunti tredici monaci, onde potere così ristabilire un’integrale osservanza delle usanze monastiche tradizionali e liturgiche, con particolare riferimento alla celebrazione secondo la forma extraordinaria del Rito romano e il Breviario monastico tradizionale. La benedizione abbaziale si terrà il prossimo 4 giugno, festa del Cuore Immacolato di Maria, per le mani di S.E. mons. Jean-Paul Jaeger, vescovo di Arras, presso la cattedrale Notre-Dame di Saint-Omer. Invitiamo i lettori di Romualdica a elevare un rendimento di grazie al Signore per questa notizia, e a unirsi in preghiera per il novello Padre Abate, Dom de Montauzan, cui auguriamo un fecondo abbaziato.

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mercoledì 30 marzo 2016

14-15-16 maggio 2016: Pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres



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lunedì 28 marzo 2016

Un dono per il Tempo di Pasqua: l'Ora Nona dell'Ufficio monastico

A partire dal Natale 2014, con il prezioso aiuto di valenti amici cui rinnoviamo tutta la nostra gratitudine, abbiamo messo progressivamente a disposizione dei lettori di Romualdica i testi del Breviarium monasticum del 1963 (secondo il codice delle rubriche del 1960), in latino con traduzione italiana a fronte. 
Abbiamo iniziato pubblicando il testo della Compieta monastica, cui ha fatto seguito, in concomitanza con la solennità di san Benedetto dellestate 2015, il fascicolo con i Vespri domenicali dellUfficio benedettino. A Natale del 2015 è stata la volta dellOra Terza settimanale in latino-italiano del Breviarium monasticum tradizionale, e infine in occasione della Quaresima 2016 è stata la volta dellOra Sesta settimanale.
Ancora una volta con lintento di favorire la scoperta della straordinaria ricchezza dellUfficio Divino, desideriamo ora mettere a disposizione lOra Nona settimanale, sempre secondo le rubriche del Breviarium monasticum del 1963, in latino con traduzione italiana a fronte. Il fascicolo è disponibile in formato pdf al seguente link, oppure tramite la finestra qui in basso.
Ricordiamo che è possibile seguire in diretta gli uffici liturgici diurni dellabbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux (Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta) attraverso un apposito link interno al sito Internet del monastero, cantati integralmente in gregoriano nella forma extraordinaria del Rito romano (Breviario monastico del 1963).



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