sabato 26 dicembre 2015

Piccola meditazione per il Tempo di Natale

Guardate gli angeli. Totalmente liberi, essi adorano, lodano, cantano l'infinita bontà di Dio, formano la sua corte celeste; mostrano che non c'è null'altro da fare se non diventare delle lodi di gloria; mostrano che la suprema umiltà è dimenticarsi di sé nell'ammirazione e nascondersi nella luce.
Tale è la vocazione di ogni cristiano: vi esorto quindi ad attingere intensamente nel tesoro delle grazie del Natale; vi troverete in tutta la sua profondità la verità dello spirito filiale, la povertà dei pastori, il silenzio di Maria, l'esultazione degli angeli. E, come loro, annuncerete con dolcezza che la Pace di Dio discende sugli uomini di buona volontà.


[Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), meditazione, in Missel quotidien complet pour la forme extraordinaire du rite romain, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2013, p. 68, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]



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venerdì 25 dicembre 2015

Madre Élisabeth de La Londe O.S.B. (1922-2015) - R.I.P.

La Madre Abbadessa e le monache dell’abbazia Notre-Dame de l’Annonciation di Le Barroux annunciano con dolore la morte della Reverendissima Madre Élisabeth de La Londe O.S.B. (1922-2015), fondatrice e prima Abbadessa del monastero, addormentatasi nella santa Speranza il 23 dicembre 2015, munita dei sacramenti della Chiesa e circondata da tutte le sue figlie.
Nata a Tarascon il 1° gennaio 1922, Madre Élisabeth è entrata il 16 novembre 1945 nel monastero delle benedettine del Santissimo Sacramento di Vaux-sur-Aure, dove ha fatto la sua professione il 29 maggio 1947.
Su richiesta di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), nell’ottobre 1979 Madre Élisabeth ha fondato il monastero Notre-Dame de l’Annonciation, riconosciuto canonicamente nell’ottobre 1989. Nominata prima Abbadessa dalla Santa Sede, ha ricevuto la benedizione abbaziale il 21 novembre 1992, portando il fardello della costruzione del monastero fino al 1998, quando ha rinunciato alla sua carica.
I funerali saranno celebrati a Le Barroux martedì 29 dicembre 2015, alle ore 10, dal Padre Abate dell’abbazia Sainte-Madeleine, Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., presso l’abbazia Notre-Dame de l’Annonciation.

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mercoledì 23 dicembre 2015

Un dono natalizio: l'Ora Terza del Breviarium monasticum

In occasione del Natale 2014 abbiamo messo a disposizione dei lettori di Romualdica il testo della Compieta del Breviarium monasticum del 1963 (secondo il codice delle rubriche del 1960), in latino con traduzione italiana a fronte.
Alcuni mesi dopo - non da ultimo considerata la favorevole accoglienza dell'iniziativa -, in concomitanza con la solennità di san Benedetto dell'estate 2015, grazie al prezioso contributo di affezionati amici di Romualdica, abbiamo proseguito pubblicando il fascicolo con i Vespri domenicali dell'Ufficio benedettino.
Ancora una volta con l'intento di favorire la scoperta della straordinaria ricchezza dell'Ufficio Divino, desideriamo ora mettere a disposizione l'Ora Terza settimanale, sempre secondo le rubriche del Breviarium monasticum del 1963, in latino con traduzione italiana a fronte. Il fascicolo è disponibile in formato pdf al seguente link, oppure tramite la finestra qui in basso.
Ricordiamo che è possibile seguire in diretta gli uffici liturgici diurni dell'abbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux (Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta) attraverso un apposito link interno al sito Internet del monastero, cantati integralmente in gregoriano nella forma extraordinaria del Rito romano (Breviario monastico del 1963).




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martedì 1 dicembre 2015

L'abbazia del Barroux e l'Anno della Vita Consacrata

Nel corso degli anni ci siamo occupati a più riprese della bella iniziativa del Pellegrinaggio di Pentecoste, durante il quale migliaia di persone, soprattutto giovani, si recano a piedi dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, per un totale di circa cento chilometri: segnatamente, nel 2009 ce ne siamo occupati qui, nel 2010 qui, nel 2011 qui, nel 2012 qui, nel 2015 quiqui e quiCom'è noto, a organizzare questo imponente pellegrinaggio è l’associazione Notre-Dame de Chrétienté, secondo una carta fondativa che vuole questa iniziativa – d'impronta mariana e liturgicamente vincolata alla forma extraordinaria del Rito romano – posta sotto l'egida del motto Tradizione Cristianità - Missione.
In occasione dell'Anno della Vita Consacrata, indetto dal Santo Padre Francesco con Lettera Apostolica del 21 novembre 2014, e che ha avuto inizio il 30 novembre 2014 e terminerà il 2 febbraio 2016, l’associazione Notre-Dame de Chrétienté ha prodotto una serie di video di approfondimento, intervistando in video alcuni superiori di istituti di vita consacrata legati alla forma extraordinaria del Rito romano: fra questi, Padre Alain Hocquemiller, dell'Institut de la Sainte Croix de Riaumont, Padre Emmanuel-Marie, dell'Abbazia Notre-Dame de Lagrasse, e Padre Dominique-Marie de Saint Laumer, della Fraternité Saint Vincent Ferrier.
Da ultimo, è stata appena pubblicata l'intervista in video a Dom Louis-Marie Geyer d'Orth O.S.B., Padre Abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, che riproduciamo qui di seguito e invitiamo a guardare e ascoltare. 


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sabato 28 novembre 2015

Meditazione per il tempo di Avvento

Eccoci dunque entrati nel tempo santo dell’Avvento, che è per eccellenza un tempo monastico, giacché i monaci sono dei guardiani, uomini dell’attesa e del desiderio, non del possesso o della soddisfazione. Prova ne sia che ogni volta in cui per il mondo ci sono «riusciti», ogni volta che si sono installati, pensando ingenuamente che il benessere temporale avrebbe loro permesso una più ampia facilità per il servizio delle anime, sono rimasti preda dei beni terrestri. I beni che possediamo finiscono a loro volta per possederci. È la storia di tutte le riforme monastiche, altrettanto numerose quanto le decadenze: un gruppo di monaci si distacca e riannoda i legami con le origini, alla ricerca di Dio, ma in una più grande solitudine e in una maggiore povertà.
La nostra vera ricchezza è la nostra attesa dei beni futuri. Non siamo veramente ricchi che di ciò che ci manca. Quella che potremmo chiamare l’età d’oro del popolo eletto, la fase della sua vita in cui si è costituito, non furono certamente gli anni prestigiosi della costruzione del Tempio di Salomone, quando gli sguardi ammirati erano fissi su Gerusalemme, ma i quarant’anni nel deserto in cui Dio attirava a sé Israele e gli parlava al cuore.
Sicché il tempo d’Avvento mi sembra il più propizio di tutti per risvegliare in noi questa spiritualità dell’attesa in cui, malgrado il rumore tutto attorno, nulla dovrebbe distrarre la nostra anima dal suo faccia a faccia con Dio.
Non è forse Giovanni Battista, l’uomo del deserto, il personaggio principale di questo dramma liturgico di cui la Chiesa vuole che siamo, oggi stesso, con lei, gli attori viventi? A partire dalla seconda domenica d’Avvento il Messia interroga i suoi apostoli: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?» (Mt 11,7). A sua volta è Giovanni Battista che per mezzo dei suoi discepoli manda a dire a Gesù: «Tu es qui venturus es, an alium expectamus?», «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Vi è in questa frase, indirizzata a Gesù dai discepoli di Giovanni, tutta l’attesa dell’Antico Testamento, tutta l’attesa dei patriarchi e dei profeti; più ancora, la domanda fondamentale che tormenterà l’umanità fino alla fine dei tempi. Nella terza e quarta domenica d’Avvento è ancora questione di Giovanni nel deserto. Perché? Perché il deserto non è solo la mortificazione e la penitenza, ma è ancor più il desiderio del riposo e della pace, l’ascesa verso le fonti, la visione lontana delle oasi. Il deserto è il silenzio che dà alla voce lo spazio per il suo grido; «Vox clamantis in deserto» (Mc 1,3), così si definisce il profeta: «Voce di uno che grida nel deserto». Questo clamore che si eleva da un mondo in angoscia assumerà nei giorni che precedono la Natività la forma di un richiamo impressionante: sono le Grandi Oantifone O dell’Avvento»), le antifone che la Chiesa lancia sette volte verso il Cielo come una solenne esortazione. Non potrete prepararvi meglio al grande mistero della venuta di Dio fatto uomo che rileggendo con frutto questi appelli strazianti. Leggete lentamente e tenete nella memoria queste parole gravide della meditazione dei secoli, che ci rivelano a noi stessi e ci rivelano il mistero di Dio.
Cari amici, alla ricezione di questa lettera v’immagino un po’ inquieti, oppure impreparati, all’idea del poco tempo che avete a disposizione per immergervi in questi testi; se lo faceste, mancherebbe ancora qualcosa a quel che stiamo dicendo, perché ancor più degli avvertimenti di Giovanni Battista e le profezie di Isaia, vi è proprio al cuore di questo tempo santo dell’Avvento una figura silenziosa che – anch’essa – guarda il Cielo e attende. Lei ha 14 o 15 anni, che era l’età della prima maternità in Palestina e nei Paesi del Vicino Oriente. Lei ha ricevuto lo Spirito Santo, lei è tutta pura, tutta ricolma di Dio, lei attende la promessa. Lei è proprio l’immagine della Santa Speranza, lei tiene fra le sue mani la chiave d’oro della nostra felicità, che è in noi e davanti a noi, ma che lei ci darà solo se noi le presenteremo la nostra anima da aprire. Le anime aperte alla grazia sono rare. Siamolo. È sufficiente fare un po’ di silenzio e rimanere piccini. Allora forse nascerà in noi questa qualità del desiderio che è la misura della nostra vera grandezza.

[Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), Le mystère de  l’Avent, 2 dicembre 1990, in Benedictus. Tome III. Lettres aux oblats, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2011, pp. 67-69, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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sabato 21 novembre 2015

Ordo Divini Officii 2016

Domenica 29 novembre 2015 inizia il Tempo dell’Avvento ed entra così in vigore il nuovo calendario liturgico. Per quanti desiderano recitare l’Ufficio monastico – che, lo ricordiamo, può essere ascoltato in diretta  e seguire il calendario liturgico nella forma extraordinaria del Rito romano in uso nell’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux, è ora disponibile online in formato pdf lOrdo 2016 (il cui link permanente rimane durante l'anno anche nel menu "Liturgica" del blog Romualdica).



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domenica 25 ottobre 2015

La nostra fede è straordinaria quanto il rito che celebriamo?

Pubblichiamo qui di seguito l'omelia del Padre Abate dell’abbazia Notre-Dame di Fontgombault, Dom Jean Pateau O.S.B., pronunciata a Roma il 25 ottobre 2015 (Festa di Cristo Re), presso la chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini, in chiusura della quarta edizione del Pellegrinaggio Summorum Pontificum. 

Cari fratelli e sorelle,
“Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera”. Le acclamazioni carolingie non mettono forse a dura prova la nostra fede?
Nel 1935 Stalin rispondeva così a Pierre Laval, che gli chiedeva di rispettare le libertà religiose: “Quante divisioni ha il Papa?”. Oggi molti uomini di Stato fanno implicitamente, e qualche volta esplicitamente, la stessa riflessione. Nel presente frangente, in cui la libertà religiosa, la famiglia, la vita nascente o giunta al termine, sono sotto attacco nella maggior parte dei Paesi del mondo, e anche all’interno stesso della Chiesa, la festa di Cristo Re viene a sollecitare un atto di fede da parte di coloro che sarebbero tentati dalla disperazione.
Il Vangelo ha ricordato il faccia a faccia di Gesù e Pilato, il dialogo di uno che ritiene di detenere ogni potere con un uomo schernito, deriso, sconfitto: “Tu sei il Re dei Giudei?... Dunque, tu sei Re?”. La risposta di Gesù svela una regalità ignorata dagli uomini, un Re testimone della verità: “Tu lo dici, io sono Re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18,37).
Sono 2000 anni che, in gran numero, stupefatti, beffardi, provocatori… uomini di compromesso, di calcolo, o semplicemente nel dubbio hanno posto questa domanda a Gesù. La risposta di Cristo rimane sempre la stessa: “Io sono Re”.
Con san Paolo, siamo nell’azione di grazie poiché:
“Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa” (Col 1,16-18).
Durante il rito del battesimo il sacerdote interroga il catecumeno: “Che cosa chiedi alla Chiesa?”. Quegli risponderà: “La fede”. Una risposta che deve essere il fermo proposito di una vita. Il fallimento della speranza e della carità dipende spesso da una mancanza di fede, da una visione troppo umana delle circostanze che dimentica l’abbandono al piano di Dio.
Il riconoscimento da parte degli Stati, delle nazioni, della regalità di Cristo, comincia con l’accettazione di questa regalità su ciascuno di noi. Il motu proprio Summorum Pontificum di Sua Santità il Papa Benedetto XVI ci permette di attingere nella pace alle ricchezze liturgiche della forma extraordinaria. Alla nostra gratitudine si aggiunge un dovere che oso riassumere in una domanda: la nostra fede è altrettanto extraordinaria quanto il rito che celebriamo? Ricentrare la liturgia su Cristo non ha che uno scopo: diventare noi stessi dei veri testimoni della regalità di Cristo, vivere di Cristo e per Cristo, a tal punto che tutti dovrebbero poter dire: “è Cristo che vive in loro”.
Questo pellegrinaggio di azione di grazie ci conduce a Roma mentre si conclude la XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.
Re di ogni uomo, Cristo è anche Re delle famiglie.
In più occasioni, per esempio nel corso delle udienze del mercoledì, Sua Santità il Papa Francesco ha proposto una ricca e profonda riflessione sulla famiglia. Durante il suo recente viaggio in Ecuador, il Vangelo delle nozze di Cana gli ha dato occasione di affrontare il tema:
“Le nozze di Cana, diceva il Papa, si rinnovano in ogni generazione, in ogni famiglia, in ognuno di noi e nei nostri sforzi perché il nostro cuore riesca a trovare stabilità in amori duraturi, in amori fecondi, in amori gioiosi. Facciamo spazio a Maria, ‘la madre’, come afferma l’evangelista. E facciamo ora insieme a lei l’itinerario di Cana. Maria è attenta… Maria è Madre… Maria prega… Ella ci insegna a porre le nostre famiglie nelle mani di Dio: ci insegna a pregare, alimentando la speranza che ci indica che le nostre preoccupazioni sono anche preoccupazioni di Dio. E, alla fine, Maria agisce. Le parole ‘fate quello che vi dirà’, rivolte a quelli che servivano, sono un invito rivolto anche a noi, a metterci a disposizione di Gesù, che è venuto per servire e non per essere servito. Il servizio è il criterio del vero amore. Chi ama serve, si mette a servizio degli altri. Questo si impara specialmente nella famiglia… (Santa Messa per le famiglie, Parque de los Samanes, Guayaquil, lunedì 6 luglio 2015)”.
Essere attenti, pregare e servire, sono le indicazioni dateci da Maria.
San Luca ricorda l’atteggiamento di Maria: Ella “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). La parola latina per “meditandole” è “conferens”, letteralmente “portandole tutte insieme nel suo cuore”. Il cuore di Maria è il luogo di una alchimia d’amore. È là che Ella rende grazie, là che prega, ed è ancora là che ella soffre e che si offre.
Mentre si avvicina l’anno giubilare della Misericordia, i nostri cuori sono il luogo di un dialogo con Cristo Re? Portiamo in essi gli avvenimenti gioiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi delle nostre vite, meditandoli in segreto per derivarne una regola per il nostro agire?
“Quante divisioni ha il Papa?”. Stalin avrebbe potuto dire: “Quanti cuori?”. Perché un cuore donato a Cristo è molto più temibile di una divisione?
In questi giorni in cui i genitori di santa Teresa del Bambin Gesù sono appena stati canonizzati, mi sovvengono alcune parole di loro figlia, e ve le lascio come viatico in questa santa città di Roma, cuore della cristianità:
“Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti… La Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l’organo più necessario, più nobile di tutti, non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d’amore. Capii che l’amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l’amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi… In una parola che è eterno! Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’amore!” (Manoscritto B, folio 3, verso).
Amen.

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