domenica 24 maggio 2015

Dal Pellegrinaggio Parigi-Chartres

Con una Messa solenne nella cattedrale Notre-Dame di Parigi celebrata da Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., Padre Abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, sabato 23 maggio è iniziato il 33mo Pellegrinaggio di Pentecoste, durante il quale migliaia di pellegrini – dei quali moltissimi i giovani – raggiungono a piedi il lunedì di Pentecoste la cattedrale Notre-Dame di Chartres. Qui di seguito alcune immagini della Messa d'apertura di Dom Louis-Marie, e in chiusura un'istantanea dei partecipanti alla Messa di Pentecoste, celebrata durante il tragitto del pellegrinaggio, domenica 24 maggio, presso l'ippodromo di Rambouillet, da S.E. mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Astana, nel Kazakhstan.









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giovedì 21 maggio 2015

L’arte è voler dire l’anima delle cose, la vita interiore, il mistero dell’essere

«Non c’è gioia più grande che creare dei sentieri di luce per aiutare gli uomini a scalare il Cielo», diceva l’artista francese Clotilde Devillers (1956-2008), di cui le edizioni Ama (Ateliers Monastique de l’Annonciation) hanno pubblicato un libro recante decine di riproduzioni di opere d’arte e arricchito da una prefazione delle benedettine del monastero, che è stato recensito favorevolmente da L’Osservatore Romano (cfr. Giulia Galeotti, L’arte sacra di Clotilde Devillers. Artigiana dei dettagli, 23 agosto 2014).
Parlando della via pulchritudinis nel corso dell’Udienza generale del 31 agosto 2011, Papa Benedetto XVI (2005-2013) diceva: «[...] ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede». Nel libro appena pubblicato si può vedere chiaramente come Devillers durante la sua vita artistica abbia cercato di creare strade verso Dio, ma se ne può cogliere anche il tentativo, compiuto in relazione e in collaborazione con altre personalità artistiche, di proporre un’arte autenticamente cristiana, legata alla tradizione ma capace anche di rinnovamento.
Devillers nasce a Boulogne-Billancourt, nella regione dell’Île-de-France, il 5 settem­bre 1956, quinta degli undici figli di Pierre Devillers e della moglie Line, entrambi ingegneri. In famiglia si prega, si gioca, si suona il piano e si disegna. Clotilde, in particolare, si appassiona al disegno. Entra a 17 anni all’Accademia di Belle Arti di Lille, poi al Ly­cée Technique d’État et Arts Appliqués di Roubaix, dove consegue il diploma in arti grafiche. A Natale del 1973 incontra il Mouvement de la Jeunesse Catholique de France, i cui quattro pilastri sono: preghiera, amicizia, formazione e azione. In questo ambiente sviluppa la propria spiritualità e stringe nuove amicizie. Nel 1977 è coinvolta nell’illu­strazione del periodico cattolico per ragazzi Patapon. Nel 1980 incontra il disegnatore e pittore Albert Gérard (1920-2011), che diventa il suo maestro. Gérard è un ex allievo del pittore e scultore Henri Charlier (1883-1975) (sul quale cfr. Dom Henri Lapèze-Charlier O.S.B., Henri Charlier. Peintre et sculpteur. 1883-1975, Éditions TerraMare, Parigi 2011), che aveva fatto parte de L’Arche, un gruppo di artisti cristiani riuniti attorno all’archi­tet­to Maurice Augustine Storez (1875-1959), ed era stato intimo amico dello scrittore e poeta Charles Peguy (1873-1914). Dal 1956 al 1976 Henri Charlier, con lo pseudonimo di Minimus, aveva inoltre tenuto una rubrica di liturgia sulla rivista Itinéraires, fondata nel 1956 dal giornalista e scrittore Jean Madiran, pseudonimo di Jean Arfel (1920-2013).
André Charlier (1895-1971), fratello di Henri, è per anni il direttore di una scuola cattolica — prima École de Roches a Verneuil-sur-Avre, poi trasferita a Maslacq — che nasce fondata su princìpi pedagogici innovativi, in parte mutuati dal sistema scolastico inglese, in parte dallo scoutismo, e trae ispirazione dal cattolicesimo e da un forte patriottismo. Le lettere che André indirizza ai prefetti della scuola sono riunite in Lettres aux capitaines (Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 1980), che mostrano chiaramente gl’ideali elevati di spiritualità, bellezza e servizio, che egli vuol trasmettere ai suoi allievi; fra di essi Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), a Le Barroux fondatore e primo abate dell’abbazia benedettina di Sainte-Madeleine — nota per la sua adesione alle usanze monastiche tradizionali e per l’irradiamento della forma straordinaria del rito romano — e dell’abbazia femminile Notre-Dame de L’Annonciation, di cui dal 2001 è abbadessa la sorella di Clotilde, Madre Placide O.S.B. Proprio Dom Gérard avrà un ruolo importante nella vita di Clotilde.
Albert Gérard, insieme a Dom Calvet e a Madiran — quest’ultimo anche ex insegnante a Maslacq e in seguito oblato dell’abbazia Sainte-Madeleine —, è padrino del Centre Henri et André Charlier, associazione culturale fondata nel 1980 dal giornalista e uomo politico Bernard Antony, intimo del «filosofo contadino» Gustave Thibon (1903-2001). Il Centre è all’origine, fra le altre cose, nel 1983, del pellegrinaggio di Pentecoste da Parigi a Chartres — sulle orme di Peguy — che riunisce larga parte del mondo francofono spiritualmente e culturalmente legato all’eredità e alla trasmissione della liturgia latino-grego­riana. Negli stessi anni Gérard fonda a Parigi l’Atelier de la Sainte Espérance, una fucina di artisti che si propone di fare un’arte di autentica ispirazione cristiana, il cui motto è Per visibilia ad invisibilia. Clotilde Devillers ne diviene la prima allieva, non limitandosi al disegno e alla pittura, ma dedicandosi anche alla scultura in pietra e in legno, al mosaico, al ricamo, alla miniatura, alla terracotta e alle vetrate. Nel 1986 l’Atelier si trasferisce a Le Barroux, nell’Alta Provenza, attratto dall’avventura monastica iniziata da Dom Calvet, e Clotilde vi si trasferisce a sua volta. La sua fede e il suo stile hanno un nuovo impulso proprio nel rapporto con Dom Gérard, che le suggerisce: «L’arte è voler dire l’anima delle cose, la vita interiore, il mistero dell’essere» (p. 6). Una nuova ispirazione le viene anche dalla luce e dai paesaggi provenzali, che Clotilde rappresenta in primo piano o sullo sfondo di molte sue opere. In questi anni realizza numerosi lavori, sia per la decorazione dei due monasteri benedettini di Le Barroux, sia per altri committenti, religiosi e laici. Dal 1991 al 2007 collabora come illustratrice al bollettino Apprenez-nous a prier e poi al sito Internet Prier en famille, dove si possono ancora oggi reperire numerose illustrazioni realizzate per la catechesi dei più piccoli. Nel novembre del 1999 sposa Olivier Dupont, anch’egli impegnato nell’Atelier de la Sainte Espérance. Nel giugno del 2008 comunica agli amici di essere alle porte del Cielo, vittima di un tumore che ha invaso il suo sistema linfatico. Muore nel dicembre dello stesso anno.
Nelle note di lettura di Clotilde ricorrono con frequenza citazioni del pittore polacco sant’Alberto Chmielowski (nato Adam Hilary Bernard, 1845-1916), il fondatore delle congregazioni dei Fratelli del Terz’Ordine di San Francesco Servi dei Poveri e delle Suore Albertine, canonizzato nel 1989, che nel 1876 scriveva: «L’essenza dell’arte è l’a­nima che si esprime in uno stile» (cit. a p. 5). In effetti, in tutta l’opera della Devillers — davvero poliedrica — troviamo il tratto comune di uno stile.
Che si tratti della grande tela dipinta intitolata La vocazione della Francia e conservata in una sala per gli ospiti dell’abbazia Sainte-Madeleine, dei ceri pasquali con le scene del Battesimo di Clodoveo, delle numerosissime icone realizzate su legno, delle vetrate raffiguranti la Beata Isabella di Francia e San Luigi, presso la chiesa Notre-Dame du Cap Fleuri, a Cap-d’Ail, o ancora della scultura in pietra raffigurante la Vergine del­l’Annun­ciazione, presso l’abbazia Notre-Dame de l’Annonciation, il tratto comune di Clotilde è una forza luminosa e composta, una delicatezza di tratto, di lineamenti, di paesaggi, che riesce a raccogliere in sé in modo personale e originale secoli di tradizione d’ar­te cristiana, e in particolare il romanico, le icone orientali e la tradizione popolare provenzale, componendoli in una sintesi del tutto personale e fuori dal tempo, senza cadere nella pedante riproduzione di modelli del passato. Fra le sue opere più belle vanno ricordati i quaranta capitelli del chiostro dell’abbazia Notre-Dame de l’Annonciation, scolpiti in pietra lavica e raffiguranti le Litanie della santa Vergine: una stupefacente sintesi di storia del­l’i­conografia cristiana e di profonda spiritualità, purtroppo non accessibili al pubblico, ma che trovano ampia rappresentanza iconografica nell’opera appena pubblicata.

[Daniela Bovolenta, recensione al libro Clotilde Devillers (Ama, Le Barroux 2014, pp. 84), comparsa in Cristianità. Organo ufficiale di Alleanza Cattolica, n. 376, aprile-giugno 2015, pp. 63-64]

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martedì 19 maggio 2015

A come… abate - San Benedetto per tutti / 3

Per san Benedetto tutta la fisionomia dell’abate è legata alla persona di Cristo, di cui l’abate è il rappresentante. “Si sa infatti per fede che egli nel monastero fa le veci di Cristo” (Regola 2,2), ed egli porta il suo nome, quello di Abba, cioè Padre. L’abate deve continuamente ricordarsi di questo nome, che da solo riassume l’intera carica abbaziale. Ma cos’è un padre secondo san Benedetto?
È anzitutto insegnare, più con i fatti che con le parole, la buona dottrina, conforme ai precetti del Signore, e che consente di avanzare verso la vita eterna. Perché l’abate non deve mai dimenticare che sono delle anime che egli ha ricevuto per condurle, e di cui dovrà rendere conto.
È inoltre, certamente, amare tutti i propri figli. “Si guardi dal fare preferenze nella comunità: non ami l’uno più dell’altro, a eccezione di quello che avrà trovato migliore nella condotta e nell’obbedienza” (Regola 2,16-17). “Quindi l’abate ami tutti allo stesso modo” (Regola 2,22).
È infine incoraggiare i propri figli, adattandosi al carattere di ciascuno, in vista del loro vero bene soprannaturale: “alternando i rimproveri agli incoraggiamenti, a seconda dei tempi e delle circostanze, sappia dimostrare la severità del maestro insieme con la tenerezza del padre” (Regola 2,24).
Per aiutarlo in un compito così arduo, san Benedetto dà all’abate alcuni consigli aurei: “sia consapevole che il suo dovere è di aiutare, piuttosto che di comandare” (Regola 64,8); “faccia ‘trionfare la misericordia sulla giustizia’” (Regola 64,10); “detesti i vizi, ma ami i suoi monaci” (Regola 64,11); “e cerchi di essere più amato che temuto” (Regola 64,15).
Come dubitare che anche oggi un tale ritratto del padre di famiglia vi possa aiutare? Felici le famiglie, le scuole, le imprese, le società che sapranno ispirarsi a questa visione dell’autorità!
La prossima volta, B come biblioteca.

[Fr. Ambroise O.S.B., "Saint-Benoît pour tous...", La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 20, maggio 2015, p. 4, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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mercoledì 13 maggio 2015

Messa Abbaziale a Genova (lunedì 18 maggio)

In occasione di una visita a Genova dei monaci benedettini dell’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux, lunedì 18 maggio 2015, presso la storica chiesa di Nostra Signora del Carmine e di Sant'Agnese (situata nel quartiere detto del Carmine, in via Brignole De Ferrari 3, a poca distanza dalla centrale via Balbi), alle ore 18:30, sarà celebrata una Messa Abbaziale nella forma extraordinaria del Rito romano, in canto gregoriano e con polifonie offerte dal Movimento Liturgico Giovanile (MLG) di Genova.
Celebrerà solennemente il M.R.P. Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., Abate di Le Barroux, accompagnato da una nutrita schiera di monaci dell'abbazia, che canteranno il proprio della Messa votiva del Cuore Immacolato.
Precederà la celebrazione eucaristica l'Ufficio dei Vespri, alle ore 17:45.
La partecipazione dei fedeli è gradita, come pure la diffusione della notizia.




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sabato 2 maggio 2015

Madonna dell'Equilibrio - (mese di maggio con Maria)

Nell’estate del 1967 un monaco cistercense, intento alla meditazione mattutina, subisce maggiori distrazioni del solito per il continuo ritornargli alla fantasia della parola “equilibrio”. Lo stesso giorno, mentre riordina in soffitta cose fuori uso, ecco capitargli tra le mani una lastra di bronzo con il rilievo di una orante: è l’Alma Æquilibrii Mater, Santa Maria dell’Equilibrio. Riprodotta a colori su tela da fr. Armando Panniello, la venerata effige viene oggi conservata nell’Abbazia trappista Nostra Signora del Santissimo Sacramento di Frattocchie (Roma), sede centrale della sua diffusione.

Preghiera alla Madonna dell’Equilibrio

Nel tempestoso mare della vita — al fin che dritta solchi la sua prora — chi non invoca Te, chi non t’addita amica Stella, e Madre, e gran Signora, Santa Maria?

Noi ti chiediamo il dono dell’equilibrio cristiano, tanto necessario alla Chiesa e al mondo di oggi.

Liberaci dal male e dalle nostre meschinità: salvaci dai compromessi e dai conformismi; tienici lontano dai miti e dalle illusioni, dallo scoraggiamento e dall’orgoglio, dalla timidezza e dalla sufficienza, dall’ignoranza e dalla presunzione, dall’errore, dalla durezza del cuore. Donaci la tenacia nello sforzo, la calma nella sconfitta, il coraggio per ricominciare, l’umiltà nel successo.

Apri i nostri cuori alla santità.

Donaci una perfetta semplicità, un cuore puro, l’amore alla verità, all’essenziale, la forza d’impegnarci senza calcolo alcuno, la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli. Accordaci la grazia di sapere accogliere e vivere la Parola di Dio. Accordaci il dono della preghiera.

Apri i nostri cuori a Dio.

Noi ti chiediamo l’amore alla Chiesa, così come tuo Figlio l’ha voluta, per partecipare in essa e con essa, in fraterna comunione con tutti i membri del Popolo di Dio — gerarchia e fedeli — alla salvezza degli uomini nostri fratelli. Infondici per gli uomini comprensione e rispetto, misericordia e amore.

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martedì 28 aprile 2015

Pellegrinaggio di Pentecoste 2015 Parigi-Chartres

Dal 23 al 25 maggio 2015 si svolgerà la 33ma edizione del Pellegrinaggio di Pentecoste, che come vuole la tradizione ripresa da Charles Péguy (1873-1914) – riattivata, nel 1983, nello spirito dei fratelli Henri (1883-1975) e André Charlier (1895-1971) –, accompagna i pellegrini a piedi, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, per un totale di circa cento chilometri. A organizzare questo imponente pellegrinaggio, al quale è attesa la partecipazione di varie migliaia di persone (perlopiù giovani), è l’associazione Notre-Dame de Chrétienté, secondo una carta fondativa che vuole questa iniziativa – d'impronta mariana e liturgicamente vincolata alla forma extraordinaria del Rito romano – posta sotto legida del motto Tradizione - Cristianità - Missione.
Questanno il tema del pellegrinaggio Parigi-Chartres è Gesù Cristo salvatore del mondo. Le tre giornate del pellegrinaggio sono poste rispettivamente sotto il patrocinio di sant’Ilario (23 maggio: L’Incarnazione), di san Luigi (24 maggio: La Redenzione) e di santa Maria Maddalena (25 maggio: Il Risorto, nostra speranza).
Gli organizzatori hanno già reso noto i nomi dei celebranti dei momenti liturgici salienti del pellegrinaggio:
– Alla partenza del pellegrinaggio, sabato 23 maggio, Messa solenne alle ore 7 nella cattedrale Notre-Dame di Parigi, celebrata da Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., Padre Abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux.
– Nella solennità di Pentecoste, domenica 24 maggio, Messa pontificale alle ore 12 presso l’ippodromo di Rambouillet, celebrata da Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakhstan).
– La sera di domenica 24 maggio, adorazione eucaristica presso il bivacco di Gas, presieduta da Mons. Michel Pansard, vescovo di Chartres.
– Al termine del pellegrinaggio, lunedì 25 maggio, Messa pontificale alle ore 15 nella cattedrale Notre-Dame di Chartres, celebrata da Padre Emmanuel-Marie de Saint Jean, Abate dei Canonici regolari della Madre di Dio dell’abbazia Sainte-Marie de Lagrasse.
Mentre invitiamo i lettori di Romualdica a unirsi in preghiera ai pellegrini che si accingono a compiere quest’avventura spirituale e umana – anche quest’anno è possibile diventare pellegrini “angeli custodi” –, rimandiamo alla lettura e meditazione dell’omelia Chartres,1985: “è un monaco che vi parla”, pronunciata a Chartres nel 1985, in conclusione di quell’edizione del pellegrinaggio, da Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux; e a quella pronunciata nel 2005 da Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B.

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sabato 4 aprile 2015

L'arte di esprimersi

Un Padre Abate benedettino un giorno mi disse che non si era mai dispiaciuto di un solo capitolo conventuale. Il solo rammarico che poteva avere a questo proposito era quello di non avere consultato la sua comunità su una questione importante. Il capitolo conventuale occupa un posto importante nella Regola benedettina, il secondo dopo l’Abate. Il terzo capitolo ne definisce lo svolgimento: dopo avere convocato tutti i fratelli, anche i più giovani, l’Abate espone la questione e ascolta il parere di tutti. Poi egli delibera e sceglie ciò che reputa più opportuno. Per san Benedetto è evidente che i fratelli devono potere godere di una grande libertà d’espressione, libertà di cui si è parlato a torto e a ragione dopo gli attentati islamisti dello scorso gennaio. Se per san Benedetto la libertà d’espressione di tutti è importante, vi è che spesso Dio rivela ciò che è migliore ai più giovani. La libertà d’espressione non è dunque una libertà assoluta di dire non importa cosa. Essa è determinata dalla nobile capacità umana di essere la voce di Dio e non deve mai diventare un’occasione offerta al diavolo di seminare la stupidità e l’odio.
La libertà d’espressione benedettina è paragonabile a un seme che san Benedetto semina in una buona terra, ricca di elementi capaci di fare fruttificare in maniera divina.
Il primo di questi elementi è l’ascolto. Prima di parlare, il monaco deve imparare ad ascoltare. D’altro canto, è il primo monito della Regola: “Ausculta, o fili”. Ascolta, figlio mio, i precetti del Maestro e non le tue passioni, le tue opinioni, i tuoi sentimenti passeggeri. Ascolta la Sapienza con l’orecchio del tuo cuore e della tua coscienza. Impara a tacere, apprendi a fare silenzio prima di parlare, perché la parola è preziosa, essa ha per vocazione di essere un’eco del Verbo che è presso Dio, che è orientato a Dio. La lectio divina, la meditazione con il cuore della Scrittura, dei salmi, della preghiera della Chiesa e della Regola – in una parola la verità insegnata – è la scuola migliore al servizio della libertà d’espressione. Perché l’uomo non è una divinità, non è che l’immagine di Dio.
Il secondo elemento è il modo d’esprimersi. I fratelli sono chiamati a dare il loro parere con totale umiltà e sottomissione, senza presunzione né sfrontatezza. Ciò che viene da Dio non tollera infatti la buffoneria, le parole oziose o beffarde e la sistematica contraddizione. A tal proposito, Dom Gérard diceva in maniera elegante: “Per lottare contro lo spirito di contraddizione, entrare nel pensiero degli altri per riconciliarlo con il proprio”. San Benedetto è molto severo con il cattivo spirito: “Chi si permette un simile contegno, sia sottoposto alle punizioni previste dalla Regola”. Punizioni esercitate però dall’autorità competente, e non da chiunque, e senza kalashnikov. In maniera più positiva, i monaci hanno la grazia immensa di essere alla scuola del canto gregoriano, che esprime delle verità autentiche, belle e talora terribili, ma con una dolcezza che dà alle passioni la loro giusta misura. Sembra addirittura che il canto gregoriano, più ancora della musica classica, renda intelligenti. Anche educati, mentre il cinismo, per quanto brillante, rende stupidi e malvagi.
Il terzo elemento è il giudizio finale. San Benedetto ricorda spesso nella Regola che il Padre Abate dovrà rendere conto di tutte le sue decisioni. Ciò è vero inoltre per ciascuno dei fratelli per ogni parola. Come il segretario del capitolo annota tutti gli interventi nel corso dei capitoli, così gli angeli trascrivono ogni parola nel grande libro del giudizio finale, con tutte le conseguenze prevedibili. Perché le parole sono come dei fiammiferi, che mediante una piccola fiamma, possono fare esplodere un incendio d’amore o di scandalo.
Che le nostre comunità e le nostre famiglie cristiane possano diventare, per la grazia dello Spirito Santo, delle oasi di vera libertà d’espressione!

[Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, editoriale di Les amis du monastère, n. 153, 21 marzo 2015, pp. 1-2, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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