martedì 19 maggio 2015

A come… abate - San Benedetto per tutti / 3

Per san Benedetto tutta la fisionomia dell’abate è legata alla persona di Cristo, di cui l’abate è il rappresentante. “Si sa infatti per fede che egli nel monastero fa le veci di Cristo” (Regola 2,2), ed egli porta il suo nome, quello di Abba, cioè Padre. L’abate deve continuamente ricordarsi di questo nome, che da solo riassume l’intera carica abbaziale. Ma cos’è un padre secondo san Benedetto?
È anzitutto insegnare, più con i fatti che con le parole, la buona dottrina, conforme ai precetti del Signore, e che consente di avanzare verso la vita eterna. Perché l’abate non deve mai dimenticare che sono delle anime che egli ha ricevuto per condurle, e di cui dovrà rendere conto.
È inoltre, certamente, amare tutti i propri figli. “Si guardi dal fare preferenze nella comunità: non ami l’uno più dell’altro, a eccezione di quello che avrà trovato migliore nella condotta e nell’obbedienza” (Regola 2,16-17). “Quindi l’abate ami tutti allo stesso modo” (Regola 2,22).
È infine incoraggiare i propri figli, adattandosi al carattere di ciascuno, in vista del loro vero bene soprannaturale: “alternando i rimproveri agli incoraggiamenti, a seconda dei tempi e delle circostanze, sappia dimostrare la severità del maestro insieme con la tenerezza del padre” (Regola 2,24).
Per aiutarlo in un compito così arduo, san Benedetto dà all’abate alcuni consigli aurei: “sia consapevole che il suo dovere è di aiutare, piuttosto che di comandare” (Regola 64,8); “faccia ‘trionfare la misericordia sulla giustizia’” (Regola 64,10); “detesti i vizi, ma ami i suoi monaci” (Regola 64,11); “e cerchi di essere più amato che temuto” (Regola 64,15).
Come dubitare che anche oggi un tale ritratto del padre di famiglia vi possa aiutare? Felici le famiglie, le scuole, le imprese, le società che sapranno ispirarsi a questa visione dell’autorità!
La prossima volta, B come biblioteca.

[Fr. Ambroise O.S.B., "Saint-Benoît pour tous...", La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 20, maggio 2015, p. 4, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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mercoledì 13 maggio 2015

Messa Abbaziale a Genova (lunedì 18 maggio)

In occasione di una visita a Genova dei monaci benedettini dell’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux, lunedì 18 maggio 2015, presso la storica chiesa di Nostra Signora del Carmine e di Sant'Agnese (situata nel quartiere detto del Carmine, in via Brignole De Ferrari 3, a poca distanza dalla centrale via Balbi), alle ore 18:30, sarà celebrata una Messa Abbaziale nella forma extraordinaria del Rito romano, in canto gregoriano e con polifonie offerte dal Movimento Liturgico Giovanile (MLG) di Genova.
Celebrerà solennemente il M.R.P. Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., Abate di Le Barroux, accompagnato da una nutrita schiera di monaci dell'abbazia, che canteranno il proprio della Messa votiva del Cuore Immacolato.
Precederà la celebrazione eucaristica l'Ufficio dei Vespri, alle ore 17:45.
La partecipazione dei fedeli è gradita, come pure la diffusione della notizia.




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sabato 2 maggio 2015

Madonna dell'Equilibrio - (mese di maggio con Maria)

Nell’estate del 1967 un monaco cistercense, intento alla meditazione mattutina, subisce maggiori distrazioni del solito per il continuo ritornargli alla fantasia della parola “equilibrio”. Lo stesso giorno, mentre riordina in soffitta cose fuori uso, ecco capitargli tra le mani una lastra di bronzo con il rilievo di una orante: è l’Alma Æquilibrii Mater, Santa Maria dell’Equilibrio. Riprodotta a colori su tela da fr. Armando Panniello, la venerata effige viene oggi conservata nell’Abbazia trappista Nostra Signora del Santissimo Sacramento di Frattocchie (Roma), sede centrale della sua diffusione.

Preghiera alla Madonna dell’Equilibrio

Nel tempestoso mare della vita — al fin che dritta solchi la sua prora — chi non invoca Te, chi non t’addita amica Stella, e Madre, e gran Signora, Santa Maria?

Noi ti chiediamo il dono dell’equilibrio cristiano, tanto necessario alla Chiesa e al mondo di oggi.

Liberaci dal male e dalle nostre meschinità: salvaci dai compromessi e dai conformismi; tienici lontano dai miti e dalle illusioni, dallo scoraggiamento e dall’orgoglio, dalla timidezza e dalla sufficienza, dall’ignoranza e dalla presunzione, dall’errore, dalla durezza del cuore. Donaci la tenacia nello sforzo, la calma nella sconfitta, il coraggio per ricominciare, l’umiltà nel successo.

Apri i nostri cuori alla santità.

Donaci una perfetta semplicità, un cuore puro, l’amore alla verità, all’essenziale, la forza d’impegnarci senza calcolo alcuno, la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli. Accordaci la grazia di sapere accogliere e vivere la Parola di Dio. Accordaci il dono della preghiera.

Apri i nostri cuori a Dio.

Noi ti chiediamo l’amore alla Chiesa, così come tuo Figlio l’ha voluta, per partecipare in essa e con essa, in fraterna comunione con tutti i membri del Popolo di Dio — gerarchia e fedeli — alla salvezza degli uomini nostri fratelli. Infondici per gli uomini comprensione e rispetto, misericordia e amore.

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martedì 28 aprile 2015

Pellegrinaggio di Pentecoste 2015 Parigi-Chartres

Dal 23 al 25 maggio 2015 si svolgerà la 33ma edizione del Pellegrinaggio di Pentecoste, che come vuole la tradizione ripresa da Charles Péguy (1873-1914) – riattivata, nel 1983, nello spirito dei fratelli Henri (1883-1975) e André Charlier (1895-1971) –, accompagna i pellegrini a piedi, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, per un totale di circa cento chilometri. A organizzare questo imponente pellegrinaggio, al quale è attesa la partecipazione di varie migliaia di persone (perlopiù giovani), è l’associazione Notre-Dame de Chrétienté, secondo una carta fondativa che vuole questa iniziativa – d'impronta mariana e liturgicamente vincolata alla forma extraordinaria del Rito romano – posta sotto legida del motto Tradizione - Cristianità - Missione.
Questanno il tema del pellegrinaggio Parigi-Chartres è Gesù Cristo salvatore del mondo. Le tre giornate del pellegrinaggio sono poste rispettivamente sotto il patrocinio di sant’Ilario (23 maggio: L’Incarnazione), di san Luigi (24 maggio: La Redenzione) e di santa Maria Maddalena (25 maggio: Il Risorto, nostra speranza).
Gli organizzatori hanno già reso noto i nomi dei celebranti dei momenti liturgici salienti del pellegrinaggio:
– Alla partenza del pellegrinaggio, sabato 23 maggio, Messa solenne alle ore 7 nella cattedrale Notre-Dame di Parigi, celebrata da Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., Padre Abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux.
– Nella solennità di Pentecoste, domenica 24 maggio, Messa pontificale alle ore 12 presso l’ippodromo di Rambouillet, celebrata da Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakhstan).
– La sera di domenica 24 maggio, adorazione eucaristica presso il bivacco di Gas, presieduta da Mons. Michel Pansard, vescovo di Chartres.
– Al termine del pellegrinaggio, lunedì 25 maggio, Messa pontificale alle ore 15 nella cattedrale Notre-Dame di Chartres, celebrata da Padre Emmanuel-Marie de Saint Jean, Abate dei Canonici regolari della Madre di Dio dell’abbazia Sainte-Marie de Lagrasse.
Mentre invitiamo i lettori di Romualdica a unirsi in preghiera ai pellegrini che si accingono a compiere quest’avventura spirituale e umana – anche quest’anno è possibile diventare pellegrini “angeli custodi” –, rimandiamo alla lettura e meditazione dell’omelia Chartres,1985: “è un monaco che vi parla”, pronunciata a Chartres nel 1985, in conclusione di quell’edizione del pellegrinaggio, da Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux; e a quella pronunciata nel 2005 da Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B.

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sabato 4 aprile 2015

L'arte di esprimersi

Un Padre Abate benedettino un giorno mi disse che non si era mai dispiaciuto di un solo capitolo conventuale. Il solo rammarico che poteva avere a questo proposito era quello di non avere consultato la sua comunità su una questione importante. Il capitolo conventuale occupa un posto importante nella Regola benedettina, il secondo dopo l’Abate. Il terzo capitolo ne definisce lo svolgimento: dopo avere convocato tutti i fratelli, anche i più giovani, l’Abate espone la questione e ascolta il parere di tutti. Poi egli delibera e sceglie ciò che reputa più opportuno. Per san Benedetto è evidente che i fratelli devono potere godere di una grande libertà d’espressione, libertà di cui si è parlato a torto e a ragione dopo gli attentati islamisti dello scorso gennaio. Se per san Benedetto la libertà d’espressione di tutti è importante, vi è che spesso Dio rivela ciò che è migliore ai più giovani. La libertà d’espressione non è dunque una libertà assoluta di dire non importa cosa. Essa è determinata dalla nobile capacità umana di essere la voce di Dio e non deve mai diventare un’occasione offerta al diavolo di seminare la stupidità e l’odio.
La libertà d’espressione benedettina è paragonabile a un seme che san Benedetto semina in una buona terra, ricca di elementi capaci di fare fruttificare in maniera divina.
Il primo di questi elementi è l’ascolto. Prima di parlare, il monaco deve imparare ad ascoltare. D’altro canto, è il primo monito della Regola: “Ausculta, o fili”. Ascolta, figlio mio, i precetti del Maestro e non le tue passioni, le tue opinioni, i tuoi sentimenti passeggeri. Ascolta la Sapienza con l’orecchio del tuo cuore e della tua coscienza. Impara a tacere, apprendi a fare silenzio prima di parlare, perché la parola è preziosa, essa ha per vocazione di essere un’eco del Verbo che è presso Dio, che è orientato a Dio. La lectio divina, la meditazione con il cuore della Scrittura, dei salmi, della preghiera della Chiesa e della Regola – in una parola la verità insegnata – è la scuola migliore al servizio della libertà d’espressione. Perché l’uomo non è una divinità, non è che l’immagine di Dio.
Il secondo elemento è il modo d’esprimersi. I fratelli sono chiamati a dare il loro parere con totale umiltà e sottomissione, senza presunzione né sfrontatezza. Ciò che viene da Dio non tollera infatti la buffoneria, le parole oziose o beffarde e la sistematica contraddizione. A tal proposito, Dom Gérard diceva in maniera elegante: “Per lottare contro lo spirito di contraddizione, entrare nel pensiero degli altri per riconciliarlo con il proprio”. San Benedetto è molto severo con il cattivo spirito: “Chi si permette un simile contegno, sia sottoposto alle punizioni previste dalla Regola”. Punizioni esercitate però dall’autorità competente, e non da chiunque, e senza kalashnikov. In maniera più positiva, i monaci hanno la grazia immensa di essere alla scuola del canto gregoriano, che esprime delle verità autentiche, belle e talora terribili, ma con una dolcezza che dà alle passioni la loro giusta misura. Sembra addirittura che il canto gregoriano, più ancora della musica classica, renda intelligenti. Anche educati, mentre il cinismo, per quanto brillante, rende stupidi e malvagi.
Il terzo elemento è il giudizio finale. San Benedetto ricorda spesso nella Regola che il Padre Abate dovrà rendere conto di tutte le sue decisioni. Ciò è vero inoltre per ciascuno dei fratelli per ogni parola. Come il segretario del capitolo annota tutti gli interventi nel corso dei capitoli, così gli angeli trascrivono ogni parola nel grande libro del giudizio finale, con tutte le conseguenze prevedibili. Perché le parole sono come dei fiammiferi, che mediante una piccola fiamma, possono fare esplodere un incendio d’amore o di scandalo.
Che le nostre comunità e le nostre famiglie cristiane possano diventare, per la grazia dello Spirito Santo, delle oasi di vera libertà d’espressione!

[Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, editoriale di Les amis du monastère, n. 153, 21 marzo 2015, pp. 1-2, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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venerdì 27 marzo 2015

Tempus Passionis







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martedì 3 marzo 2015

Risoluzioni concrete per ascoltare - San Benedetto per tutti / 2

A come... ausculta (ascolta) - Risoluzioni concrete per ascoltare

Tre chiavi per ascoltare meglio...
1 - Un principio d'oro. "Se infatti parlare e insegnare è compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare" (Regola 6,6). Difficile essere più chiari! Il Maestro per eccellenza è Nostro Signore (cf. Mt 23,8). A lui è dato di parlare e d'insegnare. I discepoli, siamo noi. A noi occorre ascoltare. Per riuscire a comprenderlo, una sola soluzione: tacere e fare tacere tutto ciò che impedisce quest'ascolto. In queste condizioni, s'impone una prima risoluzione: dedicargli ogni giorno un tempo nel quale potrà farsi ascoltare da noi. Questo tempo non dev'essere necessariamente lungo (10-15 minuti possono bastare), ma dev'essere consacrato esclusivamente a lui. Il che comporta di tralasciare tutto il resto, compreso il cellulare...
2 - Un esercizio adatto. "Ascoltare volentieri le sante letture" (Regola 4,55). San Benedetto accorda in effetti una grande importanza alla lettura, mezzo eccellente per lasciare che Dio ci parli. Le "sante letture" sono anzitutto la Sacra Scrittura, poi - per estensione - tutti gli scritti della grande tradizione spirituale. Quando queste letture sono fatte in spirito di preghiera, Dio ci parla e nutre la nostra anima. Quindi, seconda risoluzione: farsi consigliare da un sacerdote una buona lettura spirituale. Quest'opera faciliterà la nostra unione a Dio durante il tempo quotidiano consacrato a lui.
3 - Un consiglio salutare. Non ascoltare troppo sé stessi, perché più ci si ascolta meno si capisce Lui! Occorre in effetti "rinunciare a sé stesso per seguire Cristo" (Regola 4,10). Questa rinuncia è una condizione dell'ascolto e lo favorisce grandemente. Praticate per esempio il "nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri" (Regola 72,7). Vedrete allora immediatamente se non si comprende assai meglio Nostro Signore!
La prossima volta, A come abate.

[Fr. Ambroise O.S.B., "Saint-Benoît pour tous...", La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 19, febbraio 2015, p. 3, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

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