venerdì 27 marzo 2015
martedì 3 marzo 2015
Risoluzioni concrete per ascoltare - San Benedetto per tutti / 2
A come... ausculta (ascolta) - Risoluzioni concrete per ascoltare
Tre chiavi per ascoltare meglio...
1 - Un principio d'oro. "Se infatti parlare e insegnare è compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare" (Regola 6,6). Difficile essere più chiari! Il Maestro per eccellenza è Nostro Signore (cf. Mt 23,8). A lui è dato di parlare e d'insegnare. I discepoli, siamo noi. A noi occorre ascoltare. Per riuscire a comprenderlo, una sola soluzione: tacere e fare tacere tutto ciò che impedisce quest'ascolto. In queste condizioni, s'impone una prima risoluzione: dedicargli ogni giorno un tempo nel quale potrà farsi ascoltare da noi. Questo tempo non dev'essere necessariamente lungo (10-15 minuti possono bastare), ma dev'essere consacrato esclusivamente a lui. Il che comporta di tralasciare tutto il resto, compreso il cellulare...
2 - Un esercizio adatto. "Ascoltare volentieri le sante letture" (Regola 4,55). San Benedetto accorda in effetti una grande importanza alla lettura, mezzo eccellente per lasciare che Dio ci parli. Le "sante letture" sono anzitutto la Sacra Scrittura, poi - per estensione - tutti gli scritti della grande tradizione spirituale. Quando queste letture sono fatte in spirito di preghiera, Dio ci parla e nutre la nostra anima. Quindi, seconda risoluzione: farsi consigliare da un sacerdote una buona lettura spirituale. Quest'opera faciliterà la nostra unione a Dio durante il tempo quotidiano consacrato a lui.
3 - Un consiglio salutare. Non ascoltare troppo sé stessi, perché più ci si ascolta meno si capisce Lui! Occorre in effetti "rinunciare a sé stesso per seguire Cristo" (Regola 4,10). Questa rinuncia è una condizione dell'ascolto e lo favorisce grandemente. Praticate per esempio il "nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri" (Regola 72,7). Vedrete allora immediatamente se non si comprende assai meglio Nostro Signore!
La prossima volta, A come abate.
[Fr. Ambroise O.S.B., "Saint-Benoît pour tous...", La lettre aux amis, del Monastero Sainte-Marie de la Garde, n. 19, febbraio 2015, p. 3, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
Risoluzioni concrete per ascoltare - San Benedetto per tutti / 2
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sabato 28 febbraio 2015
Dom Gérard, un uomo di luce
| Fr. Étienne O.S.B. |
[Oggi 28
febbraio 2015 ricorre il settimo anniversario della morte di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008),
fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux. Lo
ricordiamo nelle preghiere e lo raccomandiamo a quelle dei lettori. Offriamo di
seguito la testimonianza letta da fr. Étienne O.S.B. – uno dei primi monaci a seguire il fondatore nell’avventura
monastica di Bédoin
e poi di Le Barroux – il 3 marzo 2008, in
occasione delle esequie di Dom Gérard. Testo comparso in Reconquête. Revue du Centre Charlier et de Chrétienté-Solidarité,
n. 247-248, aprile-maggio 2008, pp. 9-10, trad. it di fr. Romualdo Obl.S.B.]
Tutti quelli che hanno avuto l’occasione
d’incontrare Dom Gérard sono rimasti sedotti dalla sua personalità luminosa, in
cui dominava la benevolenza e la gioia. Una grande benevolenza verso le persone
e una gioia sovrana, che non può venire che da Dio. Aggiungiamo, una
meravigliosa libertà d’animo, come un dono del Cielo.
È d’altro canto ciò che mi aveva colpito sin dal
mio arrivo a Bédoin, nell’estate 1977. Superando il portone d’ingresso del
piccolo priorato, lo rivedo ancora con le braccia aperte ad accogliermi. Ebbi
il vivissimo presentimento di essere in presenza di un uomo eccezionale, senza
artifici, senza vanità, un uomo di luce e di libertà interiore.
Sì, Dom Gérard sapeva di essere l’erede di una
grande tradizione monastica, fonte di civiltà. I punti d’appoggio del suo
universo sono delle colonne incrollabili, e attraverso la Regola di san
Benedetto e il suo amore per la santa liturgia, si comprendeva che abitavano
quest’intelligenza una sapienza antica, una grande filosofia e lo splendore
della verità. La fede era per lui una certezza così assoluta come la visione.
Nessuna mediocrità, né verso sé stesso, né verso
gli altri: non la sopportava. Esigenze di rigore, di perfezione, di assoluto.
Ugualmente, esigenze d’artista. Poiché tutti coloro i quali l’hanno conosciuto
sanno che egli era per temperamento un artista, un artista di gran classe, un
autentico creatore di eventi, che gioca con il mondo, l’universo, gli uomini e
la materia, secondo i doni di Dio, la sua provvidenza e la sua grazia. Come
André Charlier, il suo maestro, egli voleva “creare
delle condizioni tali per cui l’anima possa fiorire”.
La sua opera, come un monumento sotto i nostri
occhi, attesta la forza delle sue intuizioni e del suo genio creatore. Il
nostro monastero si eleva nel cielo di Provenza con la sua chiesa abbaziale di
grande nobiltà architettonica, la cui purezza e semplicità delle linee la rende
degna delle chiese cistercensi. Ogni mattino, attraverso la luce delle
finestre, i riflessi del sole vengono come a illuminare questo monumento di
preghiere e a dargli tutto il suo significato. Questa sinfonia di luce sui
marmi del santuario attorno all’altare, questo arcobaleno all’ora del santo
sacrificio della messa, è stato Dom Gérard – artista – a volerlo.
Quest’uomo di desiderio (desiderio desideravi) energico, assoluto, si scontrava talora con
le lentezze di questo mondo, con la pesantezza o la pigrizia degli uomini.
Volentieri, allora, forzava i tempi e le situazioni, e soprattutto superava gli
ostacoli con coraggio, spingendo gli avvenimenti, creando il miracolo al fine
di agevolare, se possibile, il trionfo del Regno dei cieli nelle anime.
Gli sono state rimproverate alcune parole, taluni
gesti profetici, ma ciò voleva dire dimenticare “che eravamo in tempo di guerra e di legittima difesa”; voleva dire
dimenticare che ci sono delle verità essenziali che ogni battezzato ha il
dovere di difendere; soprattutto voleva dire dimenticare che ci sono delle
situazioni in cui “il credente si deve
fare guerriero, obbligatoriamente, e che questa è la prima carità”.
Dom Gérard amava Cristo e la Chiesa; insensati
tutti coloro che lo dubitano. Amava le anime e la Francia; tutta la sua vita lo
prova. Ha fatto di tutto per ricostruire la cristianità e riconciliare, se
possibile, gli uomini fra loro. Ahimè, nel 1988 ha fatto l’esperienza dello
scacco e della sofferenza. Nella tempesta che agitava la Chiesa, avrebbe voluto
evitare il naufragio di tanti fratelli e amici. Ma “quando vi è un’eclissi, tutto il mondo è nell’ombra”. Anche le
vette delle montagne sono nell’ombra. Malgrado ciò, Dom Gérard non sopportava
di essere nell’ombra. Se talora si nascondeva, era nella luce. “Pax in lumine” fu la sua scelta e il
suo programma per i suoi figli nel chiostro. Li voleva erigere stabili,
incrollabili al servizio della santa Chiesa, nella pace e nella luce, al di
sopra, al di là degli avvenimenti e delle controversie in cui si affannavano le
genti del secolo. “La luce è
misericordiosa, la luce non condanna, essa chiarisce, trasforma…”; “tutta la vita cristiana consiste nel
trasformare la luce in amore”.
Personalmente, dopo più di trent’anni, rimango
abbagliato dal canto virginale che si elevava
da quest’anima. Testimone dell’avventura di Bédoin e della fondazione di
Le Barroux, conservo nel mio cuore come la purezza d’un canto mistico che è
assai raro ascoltare. In questo, collego volentieri Padre Gérard alla grande
scuola mistica degli antichi monaci, con san Gregorio di Nissa, sant’Agostino
che egli amava tanto, san Bernardo e la sua teologia dell’immagine.
Dom Gérard era un contemplativo super attivo.
Apparteneva assai più a quelli che aderiscono, piuttosto che a quelli che
analizzano. Come san Bernardo, voleva entrare nella carità di Cristo
crocifisso, risuscitato, glorificato. Per lui, “la vita interiore, è Cristo, l’uomo Dio, ed è tutto. Non occorre
cercare null’altro: Cristo è Dio manifestato”.
Se Dom Gérard era come il cantore della
cristianità, il poeta della grazia e della liturgia, il teologo della luce, egli
rimarrà, per ciascuno dei suoi figli nel chiostro, un padre pieno di tenerezza
e benevolenza, un padre affettuoso che c’insegnava in parole e in atti lo
spirito d’infanzia, il Vangelo, l’abbandono, la confidenza in Dio.
La sua grazia particolare fu probabilmente questa
gioia sovrana, questa trasparenza, questa capacità di meravigliarsi davanti al
reale, alle opere di Dio e della creazione. Sapersi dimenticare
nell’ammirazione è un dono di Dio assai raro. “Se volete essere felici – ci diceva –, occorre interiorizzare la vostra gioia, ed è il segreto di tutta una
vita”.
Interiorizzare la propria gioia… ecco non soltanto
un consiglio di vita spirituale che egli dava volentieri, ma una vera
confidenza, e una confidenza essenziale per tutti quelli che desiderano
conoscerlo. Senza volerlo, egli si dona a noi… “interiorizzare la propria gioia”. Tuttavia vi chiedo, cosa rimane
in effetti della primavera della sua gioventù se non questa gioia così pura,
così limpida, come un dono di Dio nella sua anima? Un dono di Dio e della
Vergine Immacolata. “Per te Virgo”.
No, non credo di sbagliarmi dicendo che la Vergine
Maria era la fonte profonda della gioia del suo cuore, e forse il segreto di
questa vita così feconda. “Per te Virgo”,
la sua divisa abbaziale, illumina l’intera sua vita come la stella del mattino
in un cielo soleggiato d’oro. Sì, ci confidava, “il Cuore immacolato di Maria è un grande santuario”.
Dio viene a chiamare a sé l’anima di Dom Gérard.
Voi, nostri amici e amici di Dom Gérard, ascoltate bene. Dio creatore del
mondo ci ama oggi come il primo giorno della creazione. Dio ha creato i corpi e
le anime per la sua gloria eterna. L’anima umana, quando abbandona il corpo,
come un sole abbagliante, illumina con la sua partenza i giardini degli uomini.
L’anima di Dom Gérard non cessa di abbagliarci.
Sì, nell’ora in cui Dio viene a chiamare a sé l’anima
di Dom Gérard, preghiamo per lui, e ugualmente preghiamo con lui per tutte le
grazie ricevute e per le grazie ancora da ricevere, se davvero come lui vogliamo
stabilire il regno di Cristo Dio su questa terra.
Dom Gérard, un uomo di luce
sabato 21 febbraio 2015
Alcuni spunti per la Quaresima
Ai lettori che ci riservano la cortesia della loro attenzione, desideriamo fornire alcuni richiami che abbiamo pubblicato nel corso di questi sette anni, volti a permettere di trarre qualche spunto utile per la vita interiore durante il presente tempo quaresimale.
L’orientamento generale ci è dato dal capitolo XLIX della Regola di san Benedetto, "De Quadragesimae observatione", cui anzitutto rimandiamo.
Traendo spunto dalle preghiere della Messa nella prima domenica di Quaresima, Dom Gérard Calvet O.S.B., fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, nello scritto "Salmo 90. Il combattimento spirituale" ci offre una meditazione alla sequela di san Bernardo.
Riprendendo l’insegnamento di san Benedetto e della sua Regola, lo stesso Dom Gérard, in "Nella gioia del più intenso desiderio spirituale", desidera farci conoscere l’essenza della spiritualità quaresimale cui deve tendere il desiderio dell’anima: l’attesa della Pasqua.
Sempre alla scuola di san Benedetto, prezioso è l’intervento di Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux, che ci esorta a "Un buon proposito per la Quaresima".
L’insegnamento dei Padri della Chiesa emerge dalla "Catechesi pacomiana sulla Settimana Santa" di san Pacomio, come pure da alcune istruzioni tratte dalle Istituzioni cenobitiche di san Giovanni Cassiano, contenute nella pagina "Per la Quaresima: il digiuno".
L’abbadessa Anna Maria Cànopi O.S.B. prosegue con una meditazione sul capitolo XLIX della Regola di san Benedetto, offrendoci un commento sul tema "Per la Quaresima: la lectio divina".
Altrettanto profonde, e pienamente radicate nella spiritualità benedettina, sono le esortazioni del beato Alfredo Ildefonso Schuster O.S.B., che in "La Pasqua nostra" ci mostra come l’intera vita ascetica è una preparazione alla Pasqua dell’anima, ossia alla sua resurrezione in Cristo.
Potremo poi rileggere la meditazione di Benedetto XVI "Grande silenzio perché il Re dorme", offerta alle monache e ai fedeli in venerazione davanti alla Santa Sindone, il 2 maggio 2010.
Infine, quando sarà il momento del Sacro Triduo, potremo dedicarci a una meditazione per immagine, che ci è offerta dal quadro Agnus Dei del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán.
Alcuni spunti per la Quaresima
mercoledì 18 febbraio 2015
De Quadragesimae observatione
Anche se è vero che la vita del monaco deve avere
sempre un carattere quaresimale, visto che questa virtù è soltanto di pochi,
insistiamo particolarmente perché almeno durante la Quaresima ognuno vigili con
gran fervore sulla purezza della propria vita, profittando di quei santi giorni
per cancellare tutte le negligenze degli altri periodi dell’anno. E questo si
realizza degnamente, astenendosi da ogni peccato e dedicandosi con impegno alla
preghiera accompagnata da lacrime di pentimento, allo studio della parola di
Dio, alla compunzione del cuore e al digiuno. Perciò durante la Quaresima
aggiungiamo un supplemento al dovere ordinario del nostro servizio, come, per
esempio, preghiere particolari, astinenza nel mangiare o nel bere, in modo che
ognuno di noi possa di propria iniziativa offrire a Dio “con la gioia dello
Spirito Santo” qualche cosa di più di quanto deve già per la sua professione
monastica; si privi cioè di un po’ di cibo, di vino o di sonno, mortifichi la
propria inclinazione alle chiacchiere e allo scherzo, e così attenda la santa
Pasqua nella gioia del più intenso desiderio spirituale. Ma anche ciò che
ciascuno vuole offrire personalmente a Dio dev’essere prima sottoposto
umilmente all’abate e poi compiuto con la sua benedizione e approvazione,
perché tutto quello che si fa senza il permesso dell’abate sarà considerato
come presunzione e vanità, anziché come merito. Perciò si deve far tutto con
l’autorizzazione dell’abate.
[Regula Sancti Benedicti, XLIX]
De Quadragesimae observatione
lunedì 16 febbraio 2015
Un bianco mantello
«Quando si scoprono nella storia le migliaia di monasteri che ricoprivano il mondo cristiano come di un “bianco mantello”, non ci si può trattenere dal porsi una domanda: cos’è che ha potuto motivare milioni di giovani, spesso brillanti e pieni di avvenire, a lasciare il mondo per rinchiudersi in una vita da monaci, povera e nascosta? San Benedetto ci dà la risposta nella sua Regola: è la sete. La sete di non essere nulla affinché Dio sia tutto. In effetti, la Regola non domanda che una sola cosa al giovane che vuole essere monaco: se egli “cerca veramente Dio” (RB 58,7). I monaci hanno fatto l’Europa, ma non l’hanno fatta consapevolmente. La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente, un’avventura interiore, il cui unico movente è la sete. La sete d’assoluto. La sete di un altro mondo, di verità e di bellezza, che la liturgia alimenta, al punto da orientare lo sguardo verso le cose eterne; al punto da fare del monaco un uomo teso con tutto il suo essere verso la realtà che non passa. Prima di essere delle accademie di scienza e dei crocevia della civiltà, i monasteri sono delle dita silenziose puntate verso il cielo, il richiamo ostinato, non negoziabile, che esiste un altro mondo, di cui questo non è che l’immagine, che lo annuncia e lo prefigura».
Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008)
Un bianco mantello
martedì 10 febbraio 2015
Preghiera a santa Scolastica
Santa Scolastica,
ricordati dell’albero sotto i cui rami si rifugiò la tua vita. Il chiostro benedettino t’invoca non solo come la sorella, ma anche come la figlia del suo augusto Patriarca. Dall’alto dei cieli contempla i resti dell’albero, un tempo così vigoroso e fecondo, all’ombra dei quale le nazioni dell’Occidente si riposarono per lunghi secoli. In ogni parte la scure distruggitrice dell’empietà si divertì a colpire: rami e le radici. Ovunque sono rovine, che coprono il suolo dell’Europa intera.
Ciò nonostante, sappiamo ch’esso dovrà rivivere e che germoglierà di nuovi rami, perché il Signore ha voluto legare la sorte di questo antico albero agli stessi destini della Chiesa. Prega, affinché riviva in esso la prima linfa, proteggi con materne cure le tenere gemme che produce; difendile dalle tempeste, benedicile e rendile degne della fiducia che in esse ripone la Chiesa.
Amen.
[Preghiera a santa Scolastica per l'ordine benedettino e per l'Europa di Dom Prosper Guéranger O.S.B. (1805-1875)]
Preghiera a santa Scolastica
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