martedì 2 settembre 2014

L'abito dei monaci



 
Lottiamo, perché in verità l'abito dei monaci è degno di essere detestato dai demoni; in effetti, una volta, ho voluto metterli alla prova su questo argomento. Presi la tunica senza maniche, lo scapolare, la cocolla e li gettai su di un manichino; lo vestii, lo misi dinanzi e vidi i demoni che si tenevano lontano e gli lanciavano delle frecce. Io dissi loro: "O spiriti malvagi, che cosa fate? Questo non è un uomo ma un manichino". Mi dissero: "Lo sappiamo anche noi; ma non è lui che colpiamo, colpiamo gli abiti e i vestiti che indossa". Dissi loro: "Che male vi fanno?". Mi dissero: "Queste sono le armi da guerra di coloro che ci fanno soffrire e ci colpiscono ad ogni ora; ecco perché perfino il loro abito ci fa soffrire" (Abba Antonio).
 
[Pierre Miquel, Cercare Dio, Edizioni Scritti Monastici, Bresseo di Teolo (Padova) 2012, p. 58]
 
 
 
 
 
 
 


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martedì 22 luglio 2014

Die 22 iulii - S. Mariæ Magdalenæ Pænitentis

Oggi festa della patrona dell’abbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux, per la quale la Santa Sede ha concesso un Ufficio proprio, in occasione del quale i monaci cantano con felicità e gratitudine la loro santa patrona, in onore della quale hanno messo a punto i testi della celebrazione liturgica. Al seguito di santa Maddalena, prima testimone della Resurrezione, i monaci hanno scelto la parte migliore, come testimonia l’Introito Gaudeamus qui di seguito riprodotto, tratto da un CD realizzato dall’abbazia, edito dalla casa discografica Jade.





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sabato 12 luglio 2014

Desiderio di solitudine

Chi mi darà ali come di colomba, e io volerò in qualche luogo lontano dal mondo, così separato da non aver più rapporto con il mondo né comunicazione con le creature. Io cerco qualche cosa che non è di questo mondo e che non si trova fra le cose create. Io ne ho concepito un'idea che me la fa amare e l'amore me ne suscita il desiderio; ma questo desiderio produce solo sospiri e mi sembra che più il mio cuore si eleva verso questo oggetto, più quest'oggetto si allontana dal mio cuore. Non è lo stesso con le creature, esse mi importunano, mi seguono ovunque, si presentano continuamente ai miei occhi e attraverso i miei occhi entrano nel mio spirito, lo dividono e vi portano l'inquietudine e la dissipazione. Chiudiamo gli occhi, anima mia, a tutte queste cose e teniamoci così lontani da esse da non vederle e non esserne visti... Signore, senza il tuo aiuto i nostri propositi sono deboli e inutili. Conferma in me ciò che compio oggi. Conducimi, Signore, nella solitudine sacra in cui Tu parli al cuore di coloro che ti amano, insegna al mio la scienza di piacerti; fai che trovi, in questo luogo recondito in cui mi sono nascosto, come uccello selvatico nelle spaccature delle rocce inaccessibili, il riposo profondo e la sicurezza perfetta che Tu non rifiuti a coloro che hanno lasciato tutto per seguirTi nel deserto...

[Dom Armand-Jean Le Bouthillier de Rancé (1626-1700), preghiera nota come "Desiderio di solitudine", in Anna Maria Caneva O.C.S.O., Il riformatore della Trappa. Vita di Armand-Jean de Rancé, Città Nuova, Roma 1996, pp. 242-243]

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venerdì 11 luglio 2014

Die 11 iulii - In solemnitate S. P. N. Benedicti

 
Deus, qui beatissimum Confessorem tuum Benedictum omnium iustorum spiritu replere dignatus es: concede nobis famulis tuis, eius Solemnitate celebrantibus; ut, eiusdem spiritu repleti, quod te donante promisimus, fideliter adimpleamus. Per Dominum...

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giovedì 10 luglio 2014

Domani, solennità di san Benedetto

L’11 luglio si avvicina: la solennità di san Benedetto ci porterà senza dubbio tutte le grazie che il nostro Santo Padre Benedetto ci vuole ottenere, se almeno sappiamo disporci a riceverle.
In una civiltà cristiana degna di questo nome, tutto, assolutamente tutto, deve salire verso Dio; occorre sottomettere alla regalità di Gesù Cristo le anime, le istituzioni e i costumi. L’Europa è stata fatta per questo, affinché le nazioni, che sono delle grandi famiglie, possano camminare verso Dio nella santità: "di servirlo senza timore in santità e giustizia, al suo cospetto per tutti i nostri giorni" (cantico del Benedictus).
È questo il progetto benedettino; ciò che cerchiamo modestamente di fare sulla collina del Barroux, nella grigia uniformità dei lavori e dei giorni, che la preghiera liturgica annoda come una collana d’oro per l’onore di Dio.
Siate davvero persuasi che conduciamo, voi e noi, veramente in maniera molto simile, la medesima vita della grazia, che è una preparazione del Cielo, e che il più piccolo dei nostri doveri di stato è come una santa liturgia!
 
[Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), [sans numéro], 2 luglio 1984, in Benedictus. Tome III. Lettres aux oblats, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2011, p. 15, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
 
 
 
 
 
 

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lunedì 23 giugno 2014

Azione di grazie a Le Barroux

Venerdì 27 giugno 2014, alle ore 10, nella solennità del Sacro Cuore, Sua Eminenza il cardinale Marc Ouellet P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi, celebrerà presso la chiesa abbaziale dell’Abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux una Messsa pontificale in azione di grazie per il 25mo anniversario del riconoscimento canonico della comunità, l’erezione del monastero in abbazia, la benedizione abbaziale di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008) e la dedicazione della chiesa. Tutti sono calorosamente invitati a partecipare o a unirsi in preghiera a questa celebrazione e a rendere grazie con i monaci al Signore per tutti i suoi doni.
 

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mercoledì 18 giugno 2014

La Liturgia, scuola di preghiera: il Signore stesso ci insegna a pregare

[…] C’è ancora un altro prezioso «spazio», un’altra preziosa «fonte» per crescere nella preghiera, una sorgente di acqua viva in strettissima relazione con la precedente [la Parola di Dio, la Sacra Scrittura]. Mi riferisco alla liturgia, che è un ambito privilegiato nel quale Dio parla a ciascuno di noi, qui ed ora, e attende la nostra risposta.
Che cos’è la liturgia? Se apriamo il Catechismo della Chiesa Cattolica – sussidio sempre prezioso, direi indispensabile – possiamo leggere che originariamente la parola «liturgia» significa «servizio da parte del popolo e in favore del popolo» (n. 1069). Se la teologia cristiana prese questo vocabolo del mondo greco, lo fece ovviamente pensando al nuovo Popolo di Dio nato da Cristo che ha aperto le sue braccia sulla Croce per unire gli uomini nella pace dell’unico Dio. «Servizio in favore del popolo», un popolo che non esiste da sé, ma che si è formato grazie al Mistero Pasquale di Gesù Cristo. Di fatto, il Popolo di Dio non esiste per legami di sangue, di territorio, di nazione, ma nasce sempre dall’opera del Figlio di Dio e dalla comunione con il Padre che Egli ci ottiene.
Il Catechismo indica inoltre che «nella tradizione cristiana (la parola “liturgia”) vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all’opera di Dio» (n. 1069), perché il popolo di Dio come tale esiste solo per opera di Dio. […]
Però possiamo chiederci: qual è questa opera di Dio alla quale siamo chiamati a partecipare? La risposta che ci offre la Costituzione conciliare sulla sacra liturgia è apparentemente doppia. Al numero 5 ci indica, infatti, che l’opera di Dio sono le sue azioni storiche che ci portano la salvezza, culminate nella Morte e Risurrezione di Gesù Cristo; ma al numero 7 la stessa Costituzione definisce proprio la celebrazione della liturgia come «opera di Cristo». In realtà questi due significati sono inseparabilmente legati. Se ci chiediamo chi salva il mondo e l’uomo, l’unica risposta è: Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, crocifisso e risorto. E dove si rende attuale per noi, per me oggi il Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo, che porta la salvezza? La risposta è: nell’azione di Cristo attraverso la Chiesa, nella liturgia, in particolare nel Sacramento dell’Eucaristia, che rende presente l’offerta sacrificale del Figlio di Dio, che ci ha redenti; nel Sacramento della Riconciliazione, in cui si passa dalla morte del peccato alla vita nuova; e negli altri atti sacramentali che ci santificano (cfr Presbyterorum ordinis, 5). Così, il Mistero Pasquale della Morte e Risurrezione di Cristo è il centro della teologia liturgica del Concilio.
Facciamo un altro passo in avanti e chiediamoci: in che modo si rende possibile questa attualizzazione del Mistero Pasquale di Cristo? Il beato Papa Giovanni Paolo II, a 25 anni dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, scrisse: «Per attualizzare il suo Mistero Pasquale, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nelle azioni liturgiche. La liturgia è, di conseguenza, il luogo privilegiato dell’incontro dei cristiani con Dio e con colui che Egli inviò, Gesù Cristo (cfr Gv 17,3)» (Vicesimus quintus annus, n. 7). Sulla stessa linea, leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica così: «Ogni celebrazione sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre, in Cristo e nello Spirito Santo, e tale incontro si esprime come un dialogo, attraverso azioni e parole» (n. 1153). Pertanto la prima esigenza per una buona celebrazione liturgica è che sia preghiera, colloquio con Dio, anzitutto ascolto e quindi risposta. San Benedetto, nella sua Regola, parlando della preghiera dei Salmi, indica ai monaci: mens concordet voci, «la mente concordi con la voce». Il Santo insegna che nella preghiera dei Salmi le parole devono precedere la nostra mente. Abitualmente non avviene così, prima dobbiamo pensare e poi quanto abbiamo pensato si converte in parola. Qui invece, nella liturgia, è l’inverso, la parola precede. Dio ci ha dato la parola e la sacra liturgia ci offre le parole; noi dobbiamo entrare all’interno delle parole, nel loro significato, accoglierle in noi, metterci noi in sintonia con queste parole; così diventiamo figli di Dio, simili a Dio. Come ricorda la Sacrosanctum Concilium, per assicurare la piena efficacia della celebrazione «è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione di animo, pongano la propria anima in consonanza con la propria voce e collaborino con la divina grazia per non riceverla invano» (n. 11). Elemento fondamentale, primario, del dialogo con Dio nella liturgia, è la concordanza tra ciò che diciamo con le labbra e ciò che portiamo nel cuore. Entrando nelle parole della grande storia della preghiera noi stessi siamo conformati allo spirito di queste parole e diventiamo capaci di parlare con Dio.
In questa linea, vorrei solo accennare ad uno dei momenti che, durante la stessa liturgia, ci chiama e ci aiuta a trovare tale concordanza, questo conformarci a ciò che ascoltiamo, diciamo e facciamo nella celebrazione della liturgia. Mi riferisco all’invito che formula il Celebrante prima della Preghiera Eucaristica: «Sursum corda», innalziamo i nostri cuori al di fuori del groviglio delle nostre preoccupazioni, dei nostri desideri, delle nostre angustie, della nostra distrazione. Il nostro cuore, l’intimo di noi stessi, deve aprirsi docilmente alla Parola di Dio e raccogliersi nella preghiera della Chiesa, per ricevere il suo orientamento verso Dio dalle parole stesse che ascolta e dice. Lo sguardo del cuore deve dirigersi al Signore, che sta in mezzo a noi: è una disposizione fondamentale.
Quando viviamo la liturgia con questo atteggiamento di fondo, il nostro cuore è come sottratto alla forza di gravità, che lo attrae verso il basso, e si leva interiormente verso l’alto, verso la verità, verso l’amore, verso Dio. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «La missione di Cristo e dello Spirito Santo che, nella Liturgia sacramentale della Chiesa, annunzia, attualizza e comunica il Mistero della salvezza, prosegue nel cuore che prega. I Padri della vita spirituale talvolta paragonano il cuore a un altare» (n. 2655): altare Dei est cor nostrum.
Cari amici, celebriamo e viviamo bene la liturgia solo se rimaniamo in atteggiamento orante, non se vogliamo “fare qualcosa”, farci vedere o agire, ma se orientiamo il nostro cuore a Dio e stiamo in atteggiamento di preghiera unendoci al Mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio con il Padre. Dio stesso ci insegna a pregare, afferma san Paolo (cfr Rm 8,26). Egli stesso ci ha dato le parole adeguate per dirigerci a Lui, parole che incontriamo nel Salterio, nelle grandi orazioni della sacra liturgia e nella stessa Celebrazione eucaristica. Preghiamo il Signore di essere ogni giorno più consapevoli del fatto che la Liturgia è azione di Dio e dell’uomo; preghiera che sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con il Figlio di Dio fatto uomo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2564). Grazie.
[Benedetto XVI, Udienza Generale, 26 settembre 2012]

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