venerdì 25 ottobre 2013

Architettura e Arte al Monastero San Benedetto di Bergamo

[Domani, sabato 26 ottobre 2013, alle ore 16:30, presso la chiesa del Monastero San Benedetto di Bergamo - di cui ci siamo già occupati in altre occasioni (cfr. per esempio qui) -, sarà presentato il volume Architettura e Arte (Edizioni del Soncino, 2013, 436 pp.), volto a presentare il ricco tesoro artistico del monastero. Siamo lieti di offrire ai lettori in anteprima la pregevole Presentazione al volume del Vescovo di Bergamo, S.E. Mons. Francesco Beschi. Si tratta di un’opera meritoria che costituisce un contributo culturale di primissimo piano, di cui caldeggiamo l’attenta lettura e una capillare diffusione. Chi ne fosse interessato si potrà rivolgere al seguente indirizzo: Monastero San Benedetto, Via Sant’Alessandro 51, 24122 Bergamo (e-mail: monsanben.bg@tiscali.it)]
 
Lo confesso: lo sguardo che ho potuto dare al bel volume Architettura e Arte presentatomi in bozza, mi ha riempito di nostalgia verso la bellezza e di ammirazione per “questa” bellezza. Si vorrebbe avere più tempo per la bellezza, e sfogliare con calma maggiore, quasi a tempo pieno “questa bellezza”, raccolta con cura amorevole dalle monache di San Benedetto, custodi non di un edificio, ma di una casa che vive da secoli, la loro casa, la casa delle loro sorelle che da più di cinquecento anni, di generazione in generazione, qui hanno dimorato.
E ci si vorrebbe fermare con tutta la cura possibile sulle descrizioni dei diversi studiosi che hanno steso i contributi con la competenza profonda e propria di ciascuno. Anche una rapida scorsa del “farsi” man mano delle costruzioni, regala al lettore gli elementi fondamentali della vita monastica: anzitutto la “chiesa in quadratura”, che dal secolo XVI al XVIII obbedisce prima al cammino liturgico dettato dalla riforma di Trento e poi al gusto estetico che muta, per essere il luogo fondamentale dell’opus divinum, cioè la preghiera, fulcro costitutivo della vita monastica. E poi il chiostro. L’eleganza del chiostro isabelliano nel monastero di S. Benedetto è di una bellezza limpida, essenziale, purissima. Il chiostro è spazio architettonico che caratterizza ogni monastero ed ha una ragione funzionale, raccordando i diversi momenti della vita monastica quotidiana. L’accurato racconto delle fasi di progettazione e di costruzione del chiostro del monastero di San Benedetto e le belle immagini che ne presentano il risultato a chi non potrà mai ammirarlo de visu, offrono allo spirito il grande significato simbolico del chiostro stesso, che lo fa assurgere a emblema della vita monastica: camminare sulla terra nella consapevolezza che la nostra esistenza è spalancata sul cielo, che il Cielo stesso anzi si affaccia alla nostra vita; lavorare, pregare, vivere fraternamente, vivere nella solitudine della cella sotto lo sguardo del Signore, così ben simboleggiato dal cielo azzurro che tutto con delicatezza sovrasta, avvolge, accarezza.E accanto alla chiesa e al chiostro sembra di veder crescere piano piano l’insieme degli altri edifici necessari alla vita monastica, attraverso la minuziosa descrizione delle diverse fasi dei lavori. Colpiscono in particolare le celle monastiche cinquecentesche, sobrie ed eleganti: fatte per il riposo notturno e per la preghiera personale, per il necessario raccoglimento e per il silenzio riempito del desiderio del Signore, esse sono davvero quella “anticamera del Paradiso” che prepara qui sulla terra la visione del Signore e Maestro Gesù, che sarà concessa in Cielo.
Il refettorio, le scale, i corridoi, i disimpegni, le cantine, i diversi luoghi necessari alla vita comunitaria e quotidiana delle monache vengono narrati nel loro costituirsi, non come parti di un monumento, ma come possibilità concreta per una vita dedicata al Signore, impegnata nella ricerca di una perfezione non fine a se stessa, non compiaciuta nella contemplazione di sé, ma purificata dall’Amore, resa autentica dal soffio dello Spirito. Mi accorgo di sprecare forse, ripetendoli, i vocaboli: “sobrietà” e “bellezza”: ma la sintesi della vicenda costruttiva del monastero di S. Benedetto sta proprio nel coniugarsi continuo, nel momento della edificazione della parte più cospicua e costitutiva di esso, ed anche negli elementi aggiuntisi nel tempo, di questi due elementi. Una dimora di bellezza e di sobrietà: questo è il monastero di S. Benedetto. “Architettura ed Arte” si sono plasmati e tradotti in un edificio affascinante per la sua sobria bellezza. L’arredo liturgico e pittorico, la suppellettile di mobili e di sculture di cui è dotato il monastero, analizzati con l’accuratezza che è oggi tanto preziosa perché supportata da ricerche d’archivio e da comparazioni opportune, sono presentati in modo da offrirci veramente l’idea che nulla sia stato trascurato, nulla sia stato lasciato al caso, e contemporaneamente nulla sia stato posto in dovizioso e ridondante eccesso o in vuoto affastellarsi di vistose quanto inutili decorazioni: tutto è nella misura giusta perché la vita monastica giunga al buon fine di dar gloria al Signore attraverso la vita di donne consacrate proprio per questo servizio in ogni gesto di preghiera e di lavoro a Lui.
Ho chiuso la bozza del volume che mi aveva comunicato contemporaneamente nostalgia e ammirazione per la bellezza, proponendomi di sfogliarlo con accuratezza al momento della sua imminente pubblicazione. Quali altri pensieri si affacciavano al mio spirito? Ho sentito la profonda gioia di sapere che quell’edificio fatto di bellezza e di sobrietà è ancora vivo: non è un museo, una dimora storica, un luogo da visitare per una ricerca culturale, per un compiacimento meramente estetizzante. Ho gustato la gioia del pastore che sa di avere nella sua diocesi una comunità monastica vivente, che abita uno spazio reso prezioso dall’intelligenza degli uomini che seppero costruire con ardimento e grazia; uno spazio prezioso perché “scuola del Vangelo”. Non ho potuto trattenermi dall’impiegare ancora un po’ di tempo a scorrere le poche, densissime pagine della Regola di san Benedetto. Sapevo bene che nella Regola Benedetto non si sofferma per nulla sul monastero come edificio, ma desideravo trovare qualche accenno a quell’“edificio spirituale” che è il vero monastero, fatto di persone, di anime, di cuori raccolti dal desiderio della sequela al Signore Gesù. M’è sembrato d’averlo incontrato in alcune espressioni del Prologo, che mi piace condividere con voi: interroghiamo il Signore, dicendogli con le parole del profeta: “Signore, chi abiterà nella tua tenda e chi dimorerà sul tuo monte santo?”. E dopo questa domanda, fratelli, ascoltiamo la risposta con cui il Signore ci indica la via che porta a quella tenda: “Chi cammina senza macchia e opera la giustizia; chi pronuncia la verità in cuor suo e non ha tramato inganni con la sua lingua; chi non ha recato danni al prossimo, né ha accolto l’ingiuria lanciata contro di lui”; chi ha sgominato il diavolo, che malignamente cercava di sedurlo con le sue suggestioni, respingendolo dall’intimo del proprio cuore e ha impugnato coraggiosamente le sue insinuazioni per spezzarle su Cristo al loro primo sorgere; gli uomini timorati di Dio, che non si insuperbiscono per la propria buona condotta e, pensando invece che quanto di bene c’è in essi non è opera loro, ma di Dio, lo esaltano proclamando col profeta: “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria!”. Come fece l’apostolo Paolo, che non si attribuì alcun merito della sua predicazione, ma disse: “Per grazia di Dio sono quel che sono” e ancora: “chi vuole gloriarsi, si glori nel Signore”. Perciò il Signore stesso dichiara nel Vangelo: “Chi ascolta da me queste parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio il quale edificò la sua casa sulla roccia. E vennero le inondazioni e soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia”. Dunque, fratelli miei, avendo chiesto al Signore a chi toccherà la grazia di dimorare nella sua tenda, abbiamo appreso quali sono le condizioni per rimanervi, purché sappiamo comportarci nel modo dovuto. Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore nella quale ci auguriamo di non prescrivere nulla di duro o di gravoso (nella certezza che) ... man mano si avanza nella vita monastica e nella fede, si corre per la via dei precetti divini col cuore dilatato dall’indicibile soavità dell’amore.
A chiunque sfoglierà le pagine di questo volume cariche di bellezza auguro quanto è capitato a me: possa essere rimandato al desiderio di ciò che quella bellezza racchiude e significa. Possa passare al desiderio di abitare nella tenda che il Signore prepara per chi lo cerca con purezza di cuore; possa abitare nella casa solida costruita sulla roccia della sua Parola; possa cercare di vivere nella Scuola del Vangelo. Il Monastero è questo anzitutto e soprattutto. Architettura ed Arte sono un segno e uno spiraglio attraverso i quali gustare qualcosa dell’essere figli amati dal Padre in Gesù, invitati ad abitare già da adesso e per sempre nella casa che è Lui. Le monache ce lo insegnano con la loro testimonianza quotidiana. Anch’io, come tutti coloro che visitano la chiesa del Monastero di S. Benedetto, sono stato colpito dal bastone dipinto da Giuseppe Porri accanto all’acquasantiera, nel lussureggiante parato di affresco che contorna la porta prospiciente la via S. Alessandro. L’ho sentito come un invito ad appoggiare di tanto in tanto il mio bastone di pastore e di pellegrino, per sostare un poco a condividere con le monache la bellezza e la fatica della lode divina, della vita fraterna e laboriosa: nella “scuola del servizio del Signore” e “sotto la sua tenda” c’è posto per quanti, affascinati dalla bellezza dell’Arte e dell’Architettura, sentono la nostalgia della Bellezza unica ed autentica, il Signore Gesù.