venerdì 26 febbraio 2010

Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008) - In memoriam

Ricordatevi nelle vostre preghiere di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate dell’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux.
Biografia:
18 novembre 1927: nasce a Bordeaux.
1940: entra nell’École des Roches (Maslacq), diretta da André Charlier (1895-1971).
1949: servizio militare negli Spahis in Marocco.
2 febbraio 1950: presa d’abito nell’abbazia di Madiran.
4 febbraio 1951: professione semplice.
1952: trasferimento della comunità a Tournay.
18 febbraio 1954: professione solenne.
13 maggio 1956: ordinazione sacerdotale.
1963: raggiunge la fondazione di Tournay in Brasile, sorta nel 1961.
1968: ritorno in Francia, non ritrovandosi nelle innovazioni introdotte un poco alla volta. Riscontrando la medesima situazione a Tournay, domanda di distaccarsi per qualche tempo dalla comunità. Accolto per sei mesi all’abbazia di Fontgombault, quindi per tre mesi alla Certosa di Montrieux.
Primavera 1969: con dom Emmanuel de Floris, monaco di En-Calcat, s’installa nell’eremitaggio di Montmorin, nelle Alpi.
24 agosto 1970: s’installa nel priorato di Bédoin. Anziché i monaci anziani che si attendeva, sono dei ragazzi a raggiungerlo per postulare. Il nuovo monastero non è una fondazione dell’abbazia di Tournay, ma vi si opera con il permesso del suo abate, il quale riceve i voti del primo novizio, nel 1972, e incoraggia i contatti con la Santa Sede per trovare uno statuto canonico.
1974: invita mons. Marcel Lefebvre (1905-1981), conosciuto qualche mese prima, a conferire gli ordini minori. Posto davanti al fatto compiuto, l’abate di Tournay si desolidarizza dalla piccola fondazione.
Maggio 1975: malgrado nuovi tentativi a Roma, dom Gérard è escluso dalla Congregazione Sublacense.
1977: decisione di costruire un monastero capace di accogliere la comunità, che raggiunge la trentina di monaci.
20 settembre 1978: acquisto di trenta ettari di terreno a Le Barroux.
21 marzo 1980: posa della prima pietra, sulla quale è incisa la divisa del monastero, Pax in lumine.
Natale 1981: trasferimento della comunità a Le Barroux.
1986: invio dei fondatori in Brasile, mentre a 2 km dal monastero Sainte-Madeleine s’inizia a costruire un monastero per monache, la futura abbazia Notre-Dame de l’Annonciation.
Novembre 1987: visita apostolica del card. Edouard Gagnon (1918-2007) nelle case religiose tradizionaliste.
20-21 giugno 1988: visita del card. Paul Augustin Mayer, portatore di proposte concrete di regolarizzazione.
8 luglio 1988: lettera al Santo Padre, in seguito alle ordinazioni episcopali di Écône del 30 giugno precedente e alle aperture fatte dalla Santa Sede, per chiedere al Papa la regolarizzazione della comunità. Separazione di fatto da mons. Lefebvre, che aveva ordinato tutti i sacerdoti della comunità dal 1976 al 1987.
25 luglio 1988: risposta del Vaticano, firmata dai cardinali Ratzinger e Mayer, accordante lo statuto canonico. Rifiuto da parte della piccola fondazione brasiliana, che si separa dal monastero di Le Barroux.
2 giugno 1989: decreto d’erezione del monastero Sainte-Madeleine in abbazia e nomina di dom Gérard come primo abate.
2 luglio 1989: benedizione abbaziale dalle mani del card. Mayer.
2 ottobre 1989: dedicazione della chiesa da parte del card. Gagnon.
28 settembre 1990: udienza privata con una parte della comunità da Papa Giovanni Paolo II (1978-2005): “Io affido alla vostra preghiera la grande intenzione della riconciliazione di tutti i figli e le figlie della Chiesa nella stessa comunione”.
24 settembre 1995: il card. Joseph Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, rende visita alla comunità e celebra la Messa domenicale nella chiesa abbaziale.
21 novembre 2002: fondazione del priorato Sainte-Marie de la Garde a Saint-Pierre-de-Clairac.
Novembre 2003: rassegnazione dalla carica abbaziale ed elezione del suo successore, dom Louis-Marie.
20 novembre 2007: ottantesimo compleanno, festeggiato nell’intimità della comunità.
28 febbraio 2008: decesso in seguito a una complicazione vascolare sopraggiunta il giorno precedente.

Pax in lumine

Lo spirito d’infanzia raggiunge il suo vertice
sulla Croce.
Esso consiste nello svolgere il ruolo dell’Amato,
a consentire di non rispondere nulla,
di non dire nulla,
di non potere nulla,
ma di volere con tutte le proprie forze ciò che Dio vuole, fosse pure il nostro nulla, e consentirvi con gioia.

(Lettera di dom Gérard a fr. Marie-Albert)

giovedì 25 febbraio 2010

La questione liturgica

Segnaliamo con vero piacere l’uscita, a lungo auspicata in lingua italiana, di un testo che reputiamo fondamentale per quanti hanno a cuore un “nuovo movimento liturgico”: La Questione Liturgica. Atti delle “Giornate Liturgiche di Fontgombault”. 22-24 luglio-2001, Nova Millennium Romae, Roma 2010, 240 pp., euro 15,00. Comparso in francese nel 2001 (Autour de la question liturgique. Avec le Cardinal Ratzinger, Association Petrus a Stella, Abbaye Notre-Dame de Fontgombault 2001), il testo raccoglie le comunicazioni svolte durante le Journées Liturgiques de Fontgombault, dell’estate 2001. Il volume è tanto più importante per la presenza – fra i molti interventi degni di studio, approfondimento e meditazione – di due autorevoli relazioni svolte nel corso del convegno dall’allora card. Joseph Ratzinger, nella sua veste di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: uno di essi, Teologia della liturgia, è stato da noi già proposto su Romualdica, e costituisce una nitida esposizione del pensiero liturgico di Papa Benedetto XVI, che anticipa le scelte del motu proprio Summorum pontificum, del 7 luglio 2007. Fra gli autori del volume – curato nell’edizione italiana da don Roberto De Odorico, cui va rivolto un sincero plauso – molte le personalità degne di nota: gli abati benedettini dom Hervé Coureau e dom Antoine Forgeot, il prof. Robert Spaemann, dom Cassian Folsom O.S.B. del Monastero San Benedetto di Norcia, il prof. Stratford Caldecott, dom Charbel Pazat de Lys O.S.B. dell’abbazia Sainte-Madeleine di Le Barroux, e altri ancora. Copie del libro possono essere richieste all’editore tramite la e-mail milleromae@virgilio.it.

giovedì 18 febbraio 2010

Un'attesa nella gioia del più intenso desiderio spirituale

[…] insistiamo particolarmente perché almeno durante la Quaresima ognuno vigili con gran fervore sulla purezza della propria vita, profittando di quei santi giorni per cancellare tutte le negligenze degli altri periodi dell'anno. E questo si realizza degnamente, astenendosi da ogni peccato e dedicandosi con impegno alla preghiera accompagnata da lacrime di pentimento, allo studio della parola di Dio, alla compunzione del cuore e al digiuno. Perciò durante la Quaresima aggiungiamo un supplemento al dovere ordinario del nostro servizio, come, per esempio, preghiere particolari, astinenza nel mangiare o nel bere, in modo che ognuno di noi possa di propria iniziativa offrire a Dio "con la gioia dello Spirito Santo" qualche cosa di più di quanto deve già […]; si privi cioè di un po' di cibo, di vino o di sonno, mortifichi la propria inclinazione alle chiacchiere e allo scherzo, e così attenda la santa Pasqua nella gioia del più intenso desiderio spirituale.

[Regula Sancti Benedicti, XLIX]

martedì 16 febbraio 2010

Our Lady of the Annunciation of Clear Creek Abbey

I religiosi benedettini del Monastero Our Lady of the Annunciation of Clear Creek, fondazione nata nel 1999 nella diocesi di Tulsa (Oklahoma, USA) dell’Abbazia di Fontgombault (Francia, Congregazione di Solesmes), hanno l’onore e la gioia di annunciare la loro recente erezione canonica in Abbazia sui juris, avvenuta il 10 febbraio 2010, nella festa di santa Scolastica, e la nomina e installazione del loro primo abate, Dom Philip Anderson O.S.B., avvenuta l’11 febbraio 2010, nella festa della Beata Vergine Maria di Lourdes, per le mani di Dom Antoine Forgeot O.S.B., abate di Fontgombault. Nella gioia, i monaci chiedono preghiere per il nuovo abate e la comunità.

mercoledì 10 febbraio 2010

S. Scholasticae V., Sororis S.P.N. Benedicti

33. Il miracolo di sua sorella Scolastica
Gregorio: Credi, Pietro, che al mondo ci sia stato uno più degno di Paolo? Eppure egli supplicò tre volte il Signore per essere liberato dallo stimolo della carne, e non riuscì ad ottenere quanto voleva.
Perciò è necessario che io ti racconti come ci fu una cosa che il venerabile Benedetto, desiderò, ma non gli fu concesso di ottenerla.
Egli aveva una sorella di nome Scolastica, che fin dall'infanzia si era anche lei consacrata al Signore. Essa aveva l'abitudine di venirgli a fare visita, una volta all'anno, e l'uomo di Dio le scendeva incontro, non molto fuori della porta, in un possedimento del Monastero.
Un giorno, dunque, venne e il suo venerando fratello le scese incontro con alcuni discepoli. Trascorsero la giornata intera nelle lodi di Dio ed in santi colloqui, e quando cominciava a calare la sera, presero insieme un po' di cibo. Si trattennero ancora a tavola e col prolungarsi dei santi colloqui, l'ora si era protratta più del consueto.
Ad un certo punto la pia sorella gli rivolse questa preghiera: "Ti chiedo proprio per favore: non lasciarmi per questa notte, ma fermiamoci fino al mattino, a pregustare, con le nostre conversazioni, le gioie del cielo... ". Ma egli le rispose: "Ma cosa dici mai, sorella? Non posso assolutamente pernottare fuori del monastero".
La serenità del cielo era totale: non si vedeva all'orizzonte neanche una nube.
Alla risposta negativa del fratello, la religiosa poggiò sul tavolo le mani a dita conserte, vi poggiò sopra il capo, e si immerse in profonda orazione. Quando sollevò il capo dalla tavola si scatenò una tempesta di lampi e tuoni insieme con un diluvio d'acqua, in tale quantità che né il venerabile Benedetto, né i monaci ch'eran con lui, poterono metter piedi fuori dell'abitazione.
La santa donna, reclinando il capo tra le mani, aveva sparso sul tavolo un fiume di lagrime, per le quali l'azzurro del cielo si era trasformato in pioggia. Neppure ad intervallo di un istante il temporale seguì alla preghiera: ma fu tanta la simultaneità tra la preghiera e la pioggia, che ella sollevò il capo dalla mensa insieme ai primi tuoni: fu un solo e identico momento sollevare il capo e precipitare la pioggia.
L'uomo di Dio capì subito che in mezzo a quei lampi, tuoni, e spaventoso nubifragio era impossibile far ritorno al monastero e allora, un po' rattristato, cominciò a lamentarsi con la sorella: "Che Dio onnipotente ti perdoni, sorella benedetta; ma che hai fatto?". Rispose lei: "Vedi, ho pregato te e non mi hai voluto dare retta; ho pregato il mio Signore e lui mi ha ascoltato. Adesso esci pure, se gliela fai: e me lasciami qui e torna al tuo monastero".
Ormai era impossibile proprio uscire all'aperto e lui che di sua iniziativa non l'avrebbe voluto, fu costretto a rimaner lì contro la sua volontà. E così trascorsero tutti la notte vegliando e si riempirono l'anima di sacri discorsi, scambiandosi a vicenda esperienze di vita spirituale.
Con questo racconto ho voluto dimostrare che egli ha desiderato qualcosa, ma non riuscì ad ottenerla. Certo, se consideriamo le disposizioni del venerabile Padre, egli avrebbe voluto che il cielo rimanesse sereno come quando era disceso; ma contrariamente a quanto voleva, si trova di fronte ad un miracolo, strappato all'onnipotenza divina dal cuore di una donna.
E non c'è per niente da meravigliarsi che una donna, desiderosa di trattenersi più a lungo col fratello, in quella occasione abbia avuto più potere di lui perché, secondo la dottrina di Giovanni: "Dio è amore"; fu quindi giustissimo che potesse di più colei che amava di più!
Pietro: confesso che mi piacciono moltissimo questi racconti.
34. L'anima di sua sorella vola al cielo
Gregorio: il giorno seguente tutti e due, fratello e sorella, fecero ritorno al proprio monastero.
Tre giorni dopo Benedetto era in camera a pregare. Alzando gli occhi al cielo, vide l'anima di sua sorella che, uscita dal corpo, si dirigeva in figura di colomba, verso le misteriose profondità dei cieli.
Ripieno di gioia, per averla vista così gloriosa, rese grazie a Dio onnipotente con inni e canti di lode, poi andò a partecipare ai fratelli la sua dipartita. Ne mandò poi subito alcuni, perché trasportassero il suo corpo nel monastero e lo seppellissero nel sepolcro che egli aveva già preparato per sé.
Avvenne così che neppure la tomba poté separare quelle due anime, la cui mente era stata un'anima sola in Dio.
[San Gregorio Magno (540 ca.-604), Libro II dei Dialoghi, 33-34]

sabato 6 febbraio 2010

Piccola regola di Romualdo

De S. Romualdo Abb. (O.N.) hoc anno nihil fit.


"Siedi nella tua cella come in paradiso; scaccia dalla memoria il mondo intero e gettalo dietro le spalle, vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci. Unica via, il salterio: non distaccartene mai. Se non puoi giungere a tutto, dato che sei venuto qui pieno di fervore novizio, cerca di cantare nello spirito e di comprendere nell'intelligenza ora un punto ora un altro; e quando leggendo comincerai a distrarti, non smettere, ma correggiti subito cercando di comprendere. Poniti innanzitutto alla presenza di Dio in timore e tremore, come chi sta al cospetto dell'imperatore; annullati totalmente e siedi come un bambino contento solo della grazia di Dio e incapace, se non è la madre stessa a donargli il nutrimento, di sentire il sapore del cibo e anche di procurarsene".


[San Bruno di Querfurt (974 ca.-1009), Vita dei cinque fratelli (n. 32), in Monumenta Poloniae historica, n.s. IV,3, Warszawa 1973, pp. 27-84, trad. it. in I Padri camaldolesi, Privilegio d'amore. Fonti camaldolesi. Testi normativi, testimonianze documentarie e letterarie, Edizioni Qiqajon, Magnano (Biella) 2007, pp. 161-234 (p. 233)]